Vai ai contenuti.
Strumenti personali

Calendario eventi
« febbraio 2012 »
do lu ma me gi ve sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29      


Video Salviamo la Costituzione

Un riconoscimento a Dario Fo
Vignette di Mauro Biani

Appello per Gaza Fine embargo genocida contro Gaza

Attacchi alla Costituzione
 

"EX VOTO"
di: Andrea Bagni

Diciamo sempre che c'è un'Italia che non conosciamo, ma poi in realtà si rimane sempre sorpresi davanti al disastro che questi ultimi anni hanno prodotto. E' un disastro di fondo della politica, che mette in evidenza tutti i limiti della democrazia rappresentativa oggi. Ormai quando è alta la percentuale dei votanti, si comincia quasi a preoccuparsi... Il voto di tutti i cittadini diventa il voto di un non-cittadino di massa, costruzione di media, paura e egoismo. Se nel voto non si esprime l'interesse condiviso per un bene comune ma l'interesse proprio per beni privati, il terreno stesso della democrazia rischia di andare a farsi benedire: è troppo vasto, astratto, ostile, non più res pubblica. Diventa Stato, comunismo, qualcuno o qualcosa che "ti mette le mani in tasca"... Allora anche se il prodotto Berlusconi si è rivelato scadente, l'importante è che si confermi il meccanismo dell'acquistare, con il portafogli pieno e vicino al cuore.
Che poi questa potente ideologia proprietaria (figlia di quella che è stata chiamata ultima rivoluzione capitalistica: solitudini competizione precarietà guerra) mentre distrugge i fondamenti si rivolga ai fondamentalismi non è per niente contraddittorio: nessun messaggio forse è più anticristiano del "votate secondo i vostri interessi", per questo cresce l'appello alla chiesa e a Ruini; nello spazio ravvicinato della nostra vita non si vuole tra i piedi un povero cristo con cui misurarsi, confrontarsi intimamente - per questo dev'essere ben esposto in alto (lontano), crocefisso nelle scuole accanto ai poster di Costantino e agli sponsor, celebrato nelle sedi ufficiali. Che fare in questo disastro?

Primo, il centrosinistra dovrebbe resistere a se stesso.
Ho visto D'Alema in tivù con Tremonti e ho avuto l'impressione che lo schema mentale sia sempre: c'è una mezza Italia che ha avuto paura di noi, delle nostre tasse; non dobbiamo confermare le sue paure, occorrono moderazione e mediazione con chi quell'Italia rappresenta; la sinistra radicale sappia che questa è la situazione, che è minoranza, che se non ci sta si assumerà tutta la responsabilità di riconsegnare il paese a Berlusconi. E' lo schema del 1996-98 più o meno. Non ha funzionato allora, temo non funzionerebbe nemmeno a questo giro di giostra. Anche in Toscana sento dire che il conflitto con rifondazione non è politico ma sui programmi... è una strana idea della politica e dei programmi. Il centrosinistra non è unito e probabilmente non lo sarà mai; sarebbe già molto se ogni tanto imparasse a trovare l'unità: parziale ma vera, attraverso uno stile civile di confronto, mediazioni sui contenuti decenti, rispetto reciproco. (Per me un altro aspetto paradossale è che mi trovo a riversare molte speranze su Prodi, un buon vecchio democristiano uso alle mediazioni: in uno che venisse dalla tradizione di D'Alema o Cofferati non avrei quasi nessuna speranza...).

E noi? noi dei movimenti?
A me pare che l'Italia che parcheggia in seconda fila, che non paga le tasse ecc. non sia più di tanto rieducabile dall'alto, attraverso l'opera di governo, lo stato ecc. E' come consigliare a un amico depresso, dai tirati su, non vedere tutto nero, guarda che bella giornata... c'è una comunicazione che si è interrotta, valori di solidarietà e messaggi di civiltà che non trovano nulla di civile e di solidale là dove cadono. Allora finiscono per essere prediche sterili. Va proprio ricostruito un tessuto comune che dia un altro senso alle parole. E' la grammatica profonda del discorso che è saltata e quasi bisogna ricominciare dai corpi e dai nomi, dal riconoscersi... Individualismo precarietà paura, sono figlie di una crisi. Forse in questa crisi nasce anche qualcosa di nuovo: altri desideri, relazioni, pratiche, altri soggetti e soggettività (e magari sogni: possibile che solo quelli di plastica di Berlusconi circolino? quello dei nostri famosi padri e madri costituenti non era già un grande sogno di vita comune, felicità politica, società da inventare...).

Si potrebbe cominciare dal domandarsi se e cosa di quel novecento frammentato o semidistrutto (classi, partiti, rappresentanza) si può ricostruire: composizione di classe? lavoro precario da riportare alle garanzie del lavoro dipendente tutelato dalla rappresentanza sindacale? i partiti al centro della mediazione fra istituzioni e società, ricondotti alla democrazia? E quanto invece quella scomposizione crea nuove soggettività - se non un mitico "nuovo soggetto antagonista", tipo la moltitudine di Negri -, nuove forme del lavoro e di cittadinanza intrecciate di sapere e soggettività, che chiedono nuove forme della politica e della partecipazione (non solo la delega alle rappresentanze).
Io mi appassiono molto di più a questa secondo direzione di pensiero, non ho moltissima nostalgia del novecento, ma la presenza della FIOM a Genova e poi nei movimenti segnala anche che si può lavorare secondo più prospettive - che sarebbero allora il terreno di una nostra ricerca unitaria, pur fra diversi. Berlusconi ha venduto se stesso al pubblico elettorale in questi anni: la sua storia, la sua esistenza fuori della politica di palazzo, perfino il suo corpo. Ha proposto una specie di sua autonomia sociale (della ricchezza) dallo Stato: basta leggi, basta regole, il Leviatano di Hobbes vale solo per i poveri gli stranieri e gli esclusi, tutto il potere alla non-società degli individui - e per l'ingiustizia che cresce fuori dal proprio giardino c'è la legittima difesa dei proprietari armati. Peraltro a governare le istituzioni ha portato tutta la sua "società civile": avvocati, banchieri, commercialisti, stallieri vari. Non credo l'abbia creata dall'alto quell'Italia incivile che ci fa disperare - l'ha riconosciuta ed espressa. E per quanto orribile ho paura che la sua proposta sia all'altezza del disastro della polis disintegrata di oggi. Coerente con quella rivoluzione capitalistica.

Ma anche a Genova c'era un bel pezzo di società civile autonoma a fare politica, proprio a partire dal proprio lavoro di avvocati, infermieri, medici, giornalisti, reporter, videomaker. Con un certo orgoglio anche. La propria identità dentro un fiume collettivo. C'era anche qualche prete. Un mare di associazionismo e volontariato. L'Italia "buona" non è solo quella condannata alla solitudine disincantata di Moretti, credo. Qualche altro incanto l'abbiamo vissuto in questi anni. Il punto è fare società, fare polis, creare repubbliche, dove la sicurezza e la felicità sono nello stare in uno spazio esistenziale e insieme politico: uno spazio aperto in cui portare le propria vita e il bisogno degli altri/e, l'ascolto della vita altrui. Anche noi possiamo fare a meno di Hobbes - e dare un altro senso allo stato. In fondo alla Camera il voto dei giovani sembra andato meglio per la sinistra: è la generazione formata in questi anni, da Seattle a Genova a Firenze, nei forum e nei laboratori, con le bandiere alle finestre che hanno contagiato anche le mamme e i padri. Hanno anche scelto l'ulivo più che le sigle i giovani: forse è il segno di un bisogno di unità e di nuove forme del fare-essere politica che può indurre a sperare bene.

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2006-05-11 23:21



Document Actions
Urne elettorali Election Day a Stazione di Confine - Firenze

leggi
Bagni Andrea "EX VOTO"

leggi
Logo Carovana blu Proiezione documentario "La Scelta" - Firenze

leggi
Vota No 1° Giugno '06 a Firenze

leggi
Borsellino Rita e ape Pardi e i giovani per Rita Borsellino

Pardi, lunedì 22 maggio ha incontrato a Bologna i giovani ...

leggi
Carta Costituzionale unita 120 Difendiamo la democrazia, salviamo la Costituzione

leggi
Coccarda Piccola Manifestazione 1° Giugno - Firenze

leggi
 
 

Powered by Altoforno

Questo sito è conforme ai seguenti standard: