di: Barbara Fois - da www.democrazialegalita.it
La rivolta dei ricchi alla legge sul lusso in Sardegna
Nel Medioevo -
scusate la deformazione professionale*- leggi come quella della Regione
Sardegna, la n.4 del 2006, si chiamavano "Leggi Suntuarie". Erano leggi che colpivano lo sfoggio
esagerato della ricchezza: vestiti troppo ornati, gioielli troppo sfacciati,
pellicce esagerate, cioè la esibizione volgare, vanesia e brutale della
propria ricchezza, non era tollerata e veniva punita con la confisca
dell'oggetto fuori norma. Era un deterrente efficace che serviva a mitigare
la vanità molto meglio di lunghi discorsi, di ragionamenti complessi e
perfino di principi di cristiana solidarietà. Era una valvola che teneva a
bada da una parte l'egoismo, dall'altra la rabbia e il desiderio di rivalsa.
E non ci risulta che ci fosse nessun Briatore a lamentarsene. Beh, certo, gli
esibizionisti narcisi avranno brontolato, ma poi si rendevano conto che
quella prudenza era una buona cosa anche per loro e per la loro sicurezza personale.
La storia questo ci insegna, almeno, ovvero: ghigliottina docet.
Oggi invece uno stagionato play boy compra prime pagine di
giornali per esibire anche la sua rabbia, non solo la propria ricchezza e si
lancia a testa bassa contro il governatore della Sardegna Soru, reo di aver
firmato quella legge, facendo pesanti apprezzamenti anche di natura
personale. Ma perchè tutto questo? Perchè la legge n.4 del 2006 ha imposto delle tasse pesanti sulle ville
esagerate dei non residenti e sui cabinati oltre i 14 metri che stazionano
nei nostri porti isolani. Non piacerà a Briatore e ai suoi amici del
Billionaire, quelli che stanno in quella capitale del trash da pidocchi
rifatti, che ha anche un nome da cartolina:
Costa Smeralda, ma ai sardi questa legge piace moltissimo. Quel
piccolo mondo ottuso di momentaneamente noti, ma assolutamente ignoti alla
Storia, fa venire in mente i circoli inglesi nelle colonie, così ben
descritti da quello snob di Kipling.
E infatti anche costoro hanno locali e
circoli esclusivi nei quali gli indigeni
non possono entrare. Non solo: il cavaliere si vantava di far vestire i suoi
camerieri nella sua residenza sarda, con abiti "coloniali". Ma chi sono
dunque questi riccastri che spendono per comprare spazi sui giornali e
protestare, ma non vogliono tirar fuori i soldi per pagare le tasse? Gente
che non vuole abdicare ai propri privilegi, che pensa che la ricchezza sia un
passe partout che apre tutte le porte e compra tutte le coscienze, gente che
viene qui con disprezzo, si prende il meglio e lascia dietro a sè solo
rifiuti, altro che turismo d'élite! Ma quale élite?? E perchè mai dovremmo
dispiacerci che gente simile sparisca dalla nostra terra? Ma quando mai
questa corte dei miracolati ha mai
lasciato una sola lira nelle tasche dei sardi? Non comprano qui nemmeno il
pane! Ma occupano il nostro suolo, sporcano il nostro mare, prosciugano le
nostre risorse idriche, invadono i nostri spazi, devastano la nostra
natura e portano qui personaggi sgradevoli.
Che paghino, almeno. E se non vogliono farlo, che se ne vadano! Non sentiremo
certo la loro mancanza. Anzi! Fa parte di un certo repulisti appena
incominciato!
Abbiamo
mandato via gli americani da La Maddalena, infatti, ci apprestiamo a chiudere
i poligoni di tiro, figuriamoci se ci crea problemi mettere alla porta un
manipolo di pidocchi rifatti! Per una volta quei matti sognatori di
separatisti sardi dicono qualcosa di condivisibile: "La Sardegna ai Sardi!".
Sì. Facciamo in modo che siamo noi a invitare chi deve venire qui. Facciamo
che decidiamo noi che tipo di turismo vogliamo e che tipo di turisti.
Facciamo che siamo noi i padroni di casa e non i camerieri sull'uscio.
Facciamo che quest'isola diventi come la cruna di quel famoso ago...
* Barbara Fois insegna storia medievale all'università di Cagliari
