La casa degli uomini
di Simona Pirini
(pubblicato a pag 4 su “occhi aperti” periodico dei comunisti forlivesi n° 3/2004)
In antropologia la “casa degli uomini” è il luogo dove gli uomini del villaggio si riuniscono, dove tengono gli oggetti proibiti, “tabù”, alle donne, che sono innanzitutto armi, ma anche simboli del potere come strumenti musicali o semplici tamburi. E’ il luogo dove vengono fatti entrare i fanciulli maschi per la prima volta, dopo che hanno superato la prova iniziatica della loro tradizione. Dopo di che possono tornare alle loro capanne e picchiare le sorelle e persino la madre. E’ il gesto che demarca la “superiorità” degli uomini sulle donne. Le donne che vi si addentrano sono severamente punite, in alcuni casi persino con la pena di morte.
Nel mondo occidentale moderno non esistono vere e proprie “case degli uomini”, tuttavia la Casa delle Libertà, approvando al Parlamento italiano, col voto complice della parte più retriva della Margherita, ha fatto di Palazzo Madama e di Montecitorio due case degli uomini.
Da casa degli uomini l’indecente scena svoltasi a palazzo Madama, dove i senatori hanno rivolto insulti da bordello alle senatrici e alle deputate che avevano osato protestare indossando magliette con la scritta “nessuna legge contro il corpo delle donne” e distribuendo volantini “nessuno tocchi il nostro corpo” e gridando slogans quando il disegno di legge n° 1514 arrivò al Senato della Repubblica il 25.09.03: i senatori maschi si scagliarono contro le onorevoli con frasi tipo «Il vostro posto è a letto..»,«altro che Camera, voi siete da camera da letto... e siete contro la legge perché volete continuare a farvi s...». Il presidente di turno al Senato, Dini Lamberto, faceva sgomberare l’aula. Dalle donne ovviamente.1 La scena degna di una “civiltà superiore” si ripete anche all’altra, casa degli uomini, Montecitorio: alla lettura del comunicato unitario bipartisan che spiega la protesta delle deputate, alla comparsa delle magliette e agli scurrili insulti da caserma da parte dei deputati maschi nei confronti delle colleghe femmine, il presidente di turno della Camera, Mussi Fabio, faceva sgomberare l’aula. Dalle donne ovviamente.
Il comunicato cominciava così: «La legge che si vuole approvare al Senato è oscurantista, offensiva delle dignità e della libertà delle persone, pericolosa per la salute delle donne, avversata da tutta la comunità scientifica internazionale».
Di tale vergognoso episodio non vi è stata pubblicità né sulle reti R.A.I. né su quelle Mediaste, la richiesta di Alessandra Mussolini al Presidente del Senato di autorizzare la messa in onda la seduta viene bellamente sprezzantemente ignorata da Pera Marcello.
La legge sulla procreazione assistita è un continuo insulto alle donne, al loro corpo, alla loro salute, alla loro stessa dignità di persone.
- Essa riconosce capacità giuridica al concepito, cioè nemmeno all’embrione, ma allo zigote, sovvertendo la tradizione giuridica che la riconosce solo alla nascita; disconoscendo in pratica la capacità giuridica (riguardo al proprio corpo e alle scelte riproduttive) e l’autodeterminazione delle donne e mettendo così in discussione la stessa 194/22.5.78 (la legge sull’aborto) già suffragata dal referendum popolare del 17-18 maggio 1981. Sia la legge che il risultato del referendum non sono mai stati digeriti dai gruppi religiosi occidentali e cattolici, tanto “democratici tolleranti e libertari”.
- Essa consente l’accesso alla procreazione assistita solo alle coppie sposate e conviventi, entrambi viventi, eterosessuali, discriminando così le vedove, le donne singles e le coppie di donne omosessuali, in contrasto con l’art. 3 della Costituzione.
- Essa non consente la fecondazione eterologa: se il marito è sterile la donna non potrà avere nessun/a bambino/a altresì se la moglie non può produrre ovociti la coppia non potrà accedere alla fecondazione assistita. Questo ci rimanda da un lato, nel 2004, all’art. 312 del codice napoleonico (1804) che recita “l’enfant conçu pendant le mariage a pour père le mari”, dall’altro alla funzione-ruolo ed obbligo muliebre di partorire figli/e legittimi/e al marito che potremmo far cominciare dall’antica Grecia (se non dalle tribù semitiche di allevatori di bestiame anteriori alla civiltà ellenica) per passare ai Romani per arrivare al Medioevo e oltre.
- Essa non consente il congelamento degli embrioni, eliminando da un lato ogni possibilità di ricerca sulle cellule staminali al fine di trovare cure per gravi malattie di cui, solo in Italia, soffrono circa 10 milioni di persone, dall’altro limitando a tre il numero di embrioni per trattamento ormonale, cosicché se non dovesse generarsi una gravidanza, la donna dovrebbe essere sottoposta a una nuova dannosa stimolazione ovarica per produrre solo altri 3 ovociti, sempre che ella non decida di rinunciare alla maternità.
- Essa obbliga all’impianto di tutti e tre gli embrioni, sia che essi siano sani o malati, obbligando la donna, oltre a eventuali gravidanza e parto trigemini (che aumentano i rischi per la salute sia della madre che dei/lle nascituri/e) in caso di grave malattia o deformità, o a ricorrere all’aborto (finchè rimane in vigore la 194/78) o a mettere al mondo uno o più bimbi/e malati/e. Anche qualora la donna, dopo la fecondazione degli ovuli, per motivi personali, come la morte del marito2 o una grave malattia ecc, non desiderasse più l’impianto degli stessi, sarebbe comunque obbligata a ricevere i tre embrioni nel proprio utero.
- Essa vieta l’analisi preimpianto degli embrioni, (e consente l’accesso alla procreazione medicalmente assistita solo alle coppie con problemi di infertilità o sterilità) negando quindi non solo alle coppie con problemi di infertilità/sterilità ma anche alle coppie senza tali problemi ma portatrici di gravi malattie, genetiche o virali la possibilità di avere un/a figlio/a sano/a.
- E’ una legge in sostanza classista: se la coppia o la donna ha possibilità economiche adeguate, è sufficiente un breve volo all’estero per accedere a pagamento alle moderne e civili e rispettose tecniche di procreazione medicalmente assistita per avere un/a figlio/a ed averlo/a sano/a e senza sottoporsi a numerosi quanto dannosi trattamenti ormonali. Tuttavia anche presso le strutture italiane pubbliche e private l’accesso alle oscurantistiche tecniche consentite è a carico della coppia giacché non “devono derivare nuovi o maggiori oneri alla finanza pubblica”per “l’informazione, l’assistenza riguardo ai problemi della sterilità ed infertilità umana e le tecniche di procreazione medicalmente assistita” (art. 3.)
