LA LAUREA PRET A' PORTER
di: Prof. Alessandro Morelli - Università degli Studi di Genova
di: Prof. Alessandro Morelli - Università degli Studi di Genova
Ho letto l'ordine del giorno presentato al Senato della Repubblica da Senatore Prof. Enrico Musso.
E' apprezzabile il tentativo del Senatore di contrastare la furia anticulturale del berlusconismo ma, come giustamente dice il Prof. Sergio Morra, l'unica azione coerente per un docente universitario sarebbe stata quella di votare contro o, quanto meno, di astenersi, visto che al Senato le astensioni equivalgono a voto contrario.
Le terribili disposizioni del DL 112 rientrano in una strategia ben precisa di lotta e annientamento della cultura in Italia, mediante la banalizzazione del sapere. L'università è un intralcio ed è fonte di spesa, da contenere, se non da eliminare.
E' evidente a chiunque dotato di un minimo di buon senso che lo Stato deve farsi carico del finanziamento del sapere, perché chi fa cultura, di norma, non crea business, e quindi non può autofinanziarsi. Negli Stati Uniti, per esempio, l'80 % dei bilanci universitari sono coperti dal governo. Ma l'impero berlusconiano crede esattamente l'opposto. Non a caso è aumentata la pubblicità del CEPUR, che procura una laurea stile prêt à porter.
Perché un giovane dovrebbe sacrificarsi negli studi universitari seri, quando basta appiccicarsi 2 nozioni funzionali alla società mediatica- pubblicistica per avere una laurea da società dei balocchi, dove tutti ridono felici, come ride di gusto il Cav. Silvio Berlusconi?
Per forza che se la ride: è riuscito a truffare milioni di italiani!
Sì, non esistono dubbi in proposito. Invece di esprimere una politica di alto profilo, perseguendo strategie per il bene comune, i provvedimenti Berlusconiani (dall'annullamento di molte pensioni sociali, alla negazione dei diritti dei lavoratori precari) costituscono veri atti di guerra contro lo Stato sociale per la "stabilizzazione" della moltitudine degli esclusi da questa società teledipendente, ai quali è riservata un'autentica beffa, la tessera di povertà!
Ho un chiodo fisso: contro gli editti di Silvio Berlusconi le "buone maniere" non servono.
L'opposizione deve essere dura e intransigente e la mia stima per l'Italia dei Valori, per il Senatore Antonio Di Pietro e per il Collega Francesco Pancho Pardi cresce sempre di più.
Le terribili disposizioni del DL 112 rientrano in una strategia ben precisa di lotta e annientamento della cultura in Italia, mediante la banalizzazione del sapere. L'università è un intralcio ed è fonte di spesa, da contenere, se non da eliminare.
E' evidente a chiunque dotato di un minimo di buon senso che lo Stato deve farsi carico del finanziamento del sapere, perché chi fa cultura, di norma, non crea business, e quindi non può autofinanziarsi. Negli Stati Uniti, per esempio, l'80 % dei bilanci universitari sono coperti dal governo. Ma l'impero berlusconiano crede esattamente l'opposto. Non a caso è aumentata la pubblicità del CEPUR, che procura una laurea stile prêt à porter.
Perché un giovane dovrebbe sacrificarsi negli studi universitari seri, quando basta appiccicarsi 2 nozioni funzionali alla società mediatica- pubblicistica per avere una laurea da società dei balocchi, dove tutti ridono felici, come ride di gusto il Cav. Silvio Berlusconi?
Per forza che se la ride: è riuscito a truffare milioni di italiani!
Sì, non esistono dubbi in proposito. Invece di esprimere una politica di alto profilo, perseguendo strategie per il bene comune, i provvedimenti Berlusconiani (dall'annullamento di molte pensioni sociali, alla negazione dei diritti dei lavoratori precari) costituscono veri atti di guerra contro lo Stato sociale per la "stabilizzazione" della moltitudine degli esclusi da questa società teledipendente, ai quali è riservata un'autentica beffa, la tessera di povertà!
Ho un chiodo fisso: contro gli editti di Silvio Berlusconi le "buone maniere" non servono.
L'opposizione deve essere dura e intransigente e la mia stima per l'Italia dei Valori, per il Senatore Antonio Di Pietro e per il Collega Francesco Pancho Pardi cresce sempre di più.
