di: Andrea Bagni
Mi è capitato di dirmi di recente, speriamo di tornare a morire democristiani. E non ci si augura una cosa del genere se non si è proprio a terra. Però abbiamo visto cose in questi cinque anni che noi umani non potevamo nemmeno immaginare.
Oggi non posso nemmeno unirmi al coro di quelli che si dichiarano delusi del centrosinistra e del ministero Fioroni. Perché non mi aspettavo niente. Zero. Il programma famoso mi era già parso un mezzo miracolo: quelli che contano devono aver lasciato spazio a certi discorsi, a patto che restassero discorsi. E infatti.
Sulle iscrizioni non cambia nulla, né anticipi né orari. Il biennio obbligatorio si può fare anche nella formazione professionale della Moratti, tanto classista. L´«ascolto» delle scuole diventa una pratica fra non si sa chi, per rispondere a domande elaborate non si sa dove, per farne non si sa cosa.
E poi ecco l´ultima perla. Dopo l´università (successo, si sa, straordinario) il modello delle fondazioni si replica per tutte le scuole. Dopo i soldi pubblici alle scuole private, i soldi privati alle scuole pubbliche - così non c´è problema se la finanziaria taglia (dopo la retorica democristiana sulla formazione bene prezioso e le nuove generazioni nostro futuro). Ma le scuole sono finanziate dai privati da sempre. Si chiama sistema fiscale. Perché le aziende dovrebbero aggiungere se non per avere qualcosa in cambio? l´etica di una azienda, spiegava Romiti, è il profitto. Infatti chi dà i soldi entra giustamente nei luoghi dove si decide come impiegarli (e sarebbe presente comunque nell'immaginario e nel materiale): un nuovo organismo gestionale aggiuntivo, come se ce ne fossero pochi. Però questo conterebbe, sono gli altri che potrebbero andare a casa.
È il bizzarro trionfo dell´ideologia. Quante sono le istituzioni scolastiche italiane? Ognuna una fondazione, vi immaginate: come alzarsi tutti in piedi per vedere meglio... A dare la caccia sul territorio alle possibili risorse, cercando di battere quelle rivali offrendo di tutto di più. E per i perdenti magari il soccorso pietoso statale.
Ma la cosa più grave del momento siamo noi: scuole società movimenti. È la nostra depressione.
Ci sentiamo fuori. Spettatori, impolitici. Anche quando Amato o Padoa-Schioppa prendono sul serio la storia della separazione della società, lo fanno per dire che ci vuole una «politica» più seria e rigorosa che si assuma le sue responsabilità e faccia le scelte difficili. Cioè impopolari. Tagli precarietà disoccupazione. Si immaginano una società che chiede severità, e sempre qualcuno che domanda e delega a qualcuno che risponde. Pedagogicamente. Ma se l´unica chance per il popolo è il populismo e l'unica rottura della separatezza l´identificazione con il fard di Berlusconi, allora torneremo a morire peggio che democristiani.
Bisognerebbe fare una grande manifestazione dei depressi. Potrebbe rivelarsi eccitante. Come in un film di qualche anno fa: sul pullman due i bipolari, sul tre l´invidia del pene, sul quattro il disturbo ossessivo-compulsivo... un modo per riconoscersi.
Prepariamoci. E intanto continuiamo vivere sotto la scena democristiana, se ce la facciamo. Potremmo produrre delle frane, e in ogni caso conviene vivere come se. Le cose che contano non si prevedono più di tanto. Capitano.
