di: Elio Veltri - Unità 11.09.06
Provincia di Foggia. Raccolta dei pomodori, l´oro rosso, per i padroni delle terre. Settemila schiavi impegnati nelle terre che videro le prime lotte contadine guidate da Giuseppe Di Vittorio. Fabrizio Gatti, su l´Espresso, ci ha raccontato la sua settimana da "schiavo" accanto agli altri schiavi rumeni, polacchi, bulgari, e africani provenienti da Nigeria, Niger, Mali, Burkina Faso, Uganda, Senegal, Sudan, Eritrea. Molti con permesso di soggiorno, altri clandestini. Tutti dannati della terra, sfruttati, picchiati, violentati nel corpo e nei sentimenti, malati senza cure, che dormono in porcili che farebbero schifo anche ai nostri animali domestici, disposti a sopportare tutto, per due, tre euro al giorno, che per loro dura 16 ore o più. Con la Bossi-Fini che funziona da mannaia nelle mani del padrone e del caporale di turno per il rimpatrio immediato se sgarrano o si ribellano.
I padroni violenti e sfruttatori, spesso collusi con la mafia, che ricevono i sussidi dell´Unione Europea. I caporali, divisi per etnie come gli schiavi, che garantiscono con la violenza legge, la legge del padrone, e ordine. Le autorità che fanno finta di non sapere. Di non vedere. Lo Stato innanzitutto: ministero dell´Interno, carabinieri e polizia che non sanno, non vedono e non sentono e che arrivano dopo che l´Espresso è in edicola in bella mostra da qualche giorno.
La Regione dalla quale dipendono le Asl che dovrebbero tutelare la salute, anche degli immigrati, la sicurezza del lavoro, la legalità dei contributi europei erogati, l´agibilità e l´igiene delle case, non si è accorta di nulla. Né del caporalato che opera alla luce del sole, né delle violenze, né degli omicidi o delle sparizioni dei dannati più dannati degli altri. Solo i medici senza frontiere (Médecins sans Frontières) se ne sono accorti e sono intervenuti nel paese sesto al mondo tra i più industrializzati, come in qualsiasi fronte di guerra di qualsiasi paese povero. Il caporale rumeno, come i kapò dei campi di concentramento, ad un connazionale che cerca lavoro dice: «Ti posso prendere. Ma domani. Ce l´hai un´amica?», «Un´amica?». «Mi devi portare un´amica. Per il padrone, se gliela porti ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque». Il caporale, indica una ventenne e il suo compagno: «Quei due sono rumeni come me. Lei col padrone c´è già stata». «Ma io sono solo». «Allora niente lavoro». Così inizia l´articolo di Gatti. Ebbene, di fronte al racconto di un giornalista attendibile, autore di inchieste precedenti come quella sui centri di accoglienza per immigrati, condotte sempre con lo stesso metodo "dell´infiltrato", che aveva fatto discutere mezzo Paese, ora è sceso il silenzio.
Però, al di là della retorica sul bel paese, l´Italia della schiavitù e dello schiavismo c´è, e non solo in Puglia, come c´è quella della mafia. Forse a causa dell´indignazione mi sarà sfuggito. Ma mi sembra che nessun giornale o telegiornale abbia approfondito il tema e rilanciato la denuncia. Nell´orgia di dichiarazioni di politici e membri del governo non ne ho sentito una, dico una, che accennasse all´argomento. Nelle feste dei partiti di centro sinistra, da Telese a Pesaro, dove Romano Prodi è di casa e con lui tutti gli altri ministri e sottosegretari, nessuno ha detto di aver letto e di volere aprire un dossier. Non sarebbe doveroso che uno di loro lo facesse? Niki Vendola tace. Perché? Eppure lo sappiamo sensibile al problema. Il sindaco di centro sinistra di Foggia non si è accorto di nulla. I sindacati si occupano di altro. Di fronte a una violazione dei diritti umani tanto palese quanto vergognosa e inopinata in un grande Paese europeo, chi dovrebbe intervenire? L´Onu, la Corte di Giustizia di Strasburgo? Il Vaticano? Bene. Se nessuno in Italia nelle prossime ore batte un colpo, il dossier, almeno in Europa e alla Corte di Strasburgo, arriverà. Forse non servirà a molto, ma è anche possibile che qualche sanzione, come la cancellazione dei contributi europei arriverà. Questa volta, però, non avremmo nemmeno l'alibi di Berlusconi al governo.
