di: Paolo Sylos Labini - Unità 09/03/06
Questo articolo riunisce due inediti di Paolo Sylos Labini: prologo ed epilogo al libro che ha terminato appena prima di morire «Ahi serva Italia. Un appello ai miei concittadini», edito da Laterza e in libreria da oggi.
Non per orgoglio né per presunzione, ma per «disperazione sociale» mi rivolgo ai miei concittadini per esortarli a fare uno spietato esame critico della coscienza civile evitando ogni formula consolatoria. È la premessa per uscire dall'abisso. Perché il Cavaliere ci preoccupa molto gravemente, ma il principale motivo di angoscia siamo noi italiani.
Come abbiamo consentito che andasse al potere un uomo come Berlusconi? Che diavolo di paese siamo? Il suo vero programma Berlusconi lo comunicò a Enzo Biagi: salvare la «roba», mantenere le televisioni, evitare guai giudiziari, per sé e per i soci intimi.
Non pochi intellettuali «moderati» fanno finta di credere che Berlusconi sia un normale politico di destra e che il problema sia criticare le sue mosse per indurlo a cambiare. Con un programma come quello che ho richiamato, queste critiche sono proposte per quieto vivere: per carenza di coraggio morale. L'interesse pubblico era per gli sciocchi e, se mai, riguardava i benestanti; velleitario risultava il proposito annunciato di ridurre le tasse, proprio in un momento in cui questo non era possibile poiché - come, fra gli altri, Scalfari ed io avvertimmo - la congiuntura internazionale volgeva al peggio e quindi una crescita del 3, 1% del Pil non era raggiungibile, tanto è vero che l'aumento a consuntivo risultò irrisorio, poco sopra lo zero. Lo stesso imbroglio - fissare un aumento del reddito truffaldinamente alto per rendere plausibile il «contratto con gl'Italiani» - è stato ripetuto da Tremonti e poi da Domenico Siniscalco. Le loro responsabilità sono gravissime:
hanno dato un robusto contributo a devastare economicamente l'Italia per compiacere Berlusconi e il suo assurdo programma di ridurre le tasse e compiere opere pubbliche faraoniche. Ci sono «moderati» secondo cui alcune cose buone il governo Berlusconi le ha fatte; ma quando debbono indicarle dimostrano confusione e ricordano il progetto - che tale rimase - della riforma delle pensioni elaborato da Dini, allora ministro del! Tesoro di Berlusconi, il quale non volle rischiare le reazioni dei sindacati, e alcune leggi, neppure molto importanti, fatte o riadattate dal centrosinistra.
Sono stato definito «demonizzatore» nel senso che insisto a perseguitare Berlusconi e vedo l'Italia in un quadro troppo pessimistico. Per dimostrare che i nostri guai, come paese civile, sono non gravi ma gravissimi, debbo citare Dante che già al principio del Trecento lanciava la sua terribile invettiva contro l'Italia, che accusava di essere serva: alludeva alle già molteplici dominazioni straniere, che avevano inculcato il servilismo nelle popolazioni italiane. Citerò poi a lungo il mio amico Adamo Smith e Giacomo Leopardi. La mia diagnosi è il prolungamento e l'aggiornamento di quelle di Smith - che tuttavia parlava espressamente dell'indole degli italiani. Se mettiamo da parte il Rinascimento, che ha caratteri molto particolari, due periodi straordinari hanno contrassegnato una reazione e spinto in modo vigoroso verso l'incivilimento: il Risorgimento e la Resistenza. Il primo ha portato all 'unificazione, la seconda ha reso possibile la nostra «bella Costituzione». Entrambe le conquiste sono oggi in grave pericolo.
* * *
Un uomo di cultura è tale se sa guardare in modo non superficiale oltre il presente, sia verso il passato sia, per formulare congetture, ipotesi e decisioni - soprattutto se è uomo politico -, verso il futuro. Berlusconi più che furbo è astuto e sa scegliere i consiglieri per le sue varie attività, che sono tante e tante e sono tutte tese a mantenere il potere. Per nostra umiliazione non è uomo di Stato e non è uomo di cultura. Un punto che appare evidente a tutti gli uomini anche di media o perfino di bassa cultura, e cioè che l'importanza dell'Unione europea non sta tanto nell'economia quanto nella politica - niente meno, eccetto cataclismi oggi non prevedibile, ha reso impossibili le guerre, in un continente caratterizzato da «guerre civili» dalla notte dei tempi -, a Berlusconi non interessa granché: semplicemente, di questo fatto enorme se ne infischia.
L'Europa ha poi avuto grande importanza dal punto di vista economico, come dirò fra un momento. Questo Berlusconi proprio non lo ha capito, come non l'ha capito Tremonti, pur volendo farsi considerare come economista, preferibilmente geniale.
Così entrambi hanno dato al passaggio dalla lira all'euro la colpa per certi aumenti maggiori della norma dei prezzi al minuto, aumenti che in Italia pur ci sono stati, ma, che sono dovuti non al passaggio in quanto tale dalla moneta nazionale all'euro, bensì al fatto che, a differenza degli altri paesi europei, il govemo non ha preso le misure che doveva prendere, per esempio accordi con le società della grande distribuzione. Tutti i paesi hanno avuto difficoltà coi conti pubblici per via dell'avversa congiuntura internazionale, ma l'Italia è anche in tale campo «maglia nera». Tremonti ha preso la palla al balzo per ridurre al minimo i vincoli del Patto di stabilità e non ha fatto di peggio solo perché gli altri paesi glielo hanno impedito; non si trattava di scardinare quel Patto,
ma di adattarlo alle nuove circostanze.
In tutto questo, approfittando delle scarse conoscenze economiche della gente, sono stati messi in ombra due fatti di grande rilievo: in Italia sono
state rese impossibili le «svalutazioni competitive», fomite d'inflazione e di ostacolo alle innovazioni tecnologiche, ed è stata drasticamente frenata la velocità dell'inflazione. Corrispondentemente è stato reso possibile un saggio dell'interesse basso, come non si era quasi mai visto, e stabile, ciò che ha favorito gli investimenti delle imprese, i mutui delle famiglie, oltre che il risanamento del bilancio pubblico. Tutto ciò o non si
tiene in conto o si trascura, deliberatamente, impedendo alla gente di comprendere i vantaggi
dell'Unione europea.
Siamo invece in tanti e tanti a credere che la nostra salvezza politica ed economica risieda principalmente nell'Europa. Non bisogna però accontentarsi di quel che si è fatto e di mantenerlo. Così con Giorgio Ruffolo, che per anni è stato parlamentare europeo, e con Giulietto Chiesa, che lo è ancora, abbiamo pensato a un Piano europeo che dovrebbe fondarsi sulla combinazione di infrastrutture alla Delors e d'investimenti privati innovativi. Le ristrettezze finanziarie odierne riguardano i conti pubblici nazionali, ma in Europa la liquidità abbonda, cosicché si potrebbe lanciare con successo un prestito obbligazionario, secondo una vecchia idea. Le risorse ottenute potrebbero essere gestite dalla Banca europea degli investimenti con pochi adattamenti. I progetti d'investimento pubblico e privato dovrebbero avere un interesse europeo ma in una prima fase non potrebbero essere ambiziosi: occorre un rodaggio. In seguito, se tutto va bene, potrebbero diventarlo. Il Piano potrebbe avere in Italia una nuova base industriale, secondo un progetto che promossi anni fa e che è stato elaborato dal Cnel dal settembre 2004 al maggio 2005, e da me illustrato in un articolo apparso sul «Sole 24 Ore» del 15 luglio 2005, poi modificato sulla base delle proposte degli stessi industriali; le indicazioni sul progetto aggiornato sono contenute in un articolo dello stesso giornale del 15 novembre 2005. Su entrambe le iniziative il presidente Ciampi ha manifestato pubblicamente il suo pieno appoggio.
Dai rapporti ehe abbiamo avuto coi distretti è stato ribadito che il problema prioritario è quello dell'energia; in Italia ci sono i prezzi più alti d'Europa. Conviene studiare un programma aperto a tutti i paesi europei, per dare un forte impulso alle ricerche e fare in modo che l'energia possa diventare più a buon mereato per tutti.
C'è un'iniziativa non economica, completamente diversa ma anche più importante, che l'Europa potrebbe intraprendere: promuovere una missione veramente di pace in quel tormentato paese che è l'Iraq, dove noi italiani siamo entrati in modo truffaldino, travestiti da missione di pace, mentre si trattava di una missione di guerra. Ritengo che anche gli Stati Uniti e l'Inghilterra sarebbero favorevoli a una tale missione, che potrebbe aiutarli a uscire da quell'inferno che loro stessi hanno creato.
Sono idee e iniziative che possono dare nuovo vigore al ruolo dell 'Europa nel mondo. Ciò darebbe anche a noi una speranza, di cui abbiamo bisogno come l'aria.
Un appello accorato
Dopo questo intermezzo di speranza, ritorno al tema dominante. Vorrei soffermarmi sulla maledizione dei figli dei «moderati» di Bergamo, che va presa molto sul serio. Essa, lo dico con dolore, potenzialmente riguarda tutti i leader, Prodi incluso, se non cambiano linee di azione.
Rischiando di apparire un ingenuo vorrei esprimere un auspicio, anzi un appello appassionato. I leader del centrosinistra da giovani non erano così cinici, avevano ideali che poi l'esperienza polica del nostro infelice paese li ha spinti ad abbandonare. Certo, i membri dei partiti del centrosinistra, che si rendevano conto di come stessero andando le cose, sono stati troppo timidi, forse come strascico di un' antica, malintesa, disciplina di partito. Oggi i segni incoraggianti si moltiplicano, forse perché vedono la morte politica. Perciò di coloro: lasciate la strada che porta all'autodisistima generalizzata descritta spietatamente da Smith e da Leopardi e addirittura all'autodisprezzo. Non dovete pensare che i vostri figli saranno ogliosi di voi perché vi siete affermati politicamente. Al contrario, quando «capiranno», si vergogneranno di voi. Recuperate gli ideali della vostra giovinezza. Sono pronto a superare i giudizi negativi se vengo convinto dei fatti; le parole non bastano.
