di: Tommaso Labate - Il Riformista 4 luglio '07
A ripensarci oggi, qualcuno potrebbe dire «formidabili quegli anni». Erano i primi del nuovo millennio. C´era Silvio Berluscolli appena rientrato a palazzo Chigi e Walter Veltroni che metteva per la prima volta piede in Campidoglio. E c´erano - seppur con tremila distinguo tutti i cittadini - militanti che arricchivano le file della «società civile». Quella col marchio doc deI popolo del centrosinistra. O almeno di quella parte che aveva con D´Alema - Fassino - Rutelli e compagnia lo stesso rapporto di Superman con la criptonite. Qualcuno organizzava girotondi. Tutti, indistintamente, giravano, vedevano gente, si muovevano, conoscevano, facevano cose, sempre con l´Unità diretta da Furio Colombo sottobraccio.
Oggi in campo c´è Veltroni, candidato alla guida del Partito democratico e - quando sarà l´ora - anche a quella del paese. E, dalle colonne di Liberazione, Paolo Flores D´Arcais - che con galloni da direttore di Micromega fu protagonista di quella stagione, di quella società civile ha indirizzato «all´amico Walter» una lettera che «nessuno voleva pubblicare». Il messagio è il seguente: «Caro Walter, ti hanno teso una trappola». E infatti con questo titolo Sansonetti l´ha mandata in pagina. Veltroni si è trasformato nel candidato del «ceto politico più disprezzato dai propri elettori e dalla propria base dell´intera (e secolare) storia della sinistra italiana». Nel candidato, aggiunge sempre Flores, «dei politicanti», di coloro che rimangono «attaccati come cozze alle poltrone». Detto in amicizia, s´intende.
Ancor di più picchiano altri frontmen della stagione della società civile che fu. Come Pancho Pardi, ad esempio. «Il ragionamento di Flores - sostiene Pardi - ha una sua validità. Basta saper riconoscere al suo interno un artificio retorico. Paolo, infatti, sostiene che Veltroni è al di fuori della "casta". lo però ho molti dubbi in proposito».
E ancora: «Certo, Veltroni ha un´intelligenza diversa rispetto ai suoi coetanei. Diciamo pure che si presenta in maniera del tutto diversa da loro». Ma, prosegue il ragionamento di Pardi, «in quello che ha detto a Torino e anche dopo, vedo molti segnali preoccupanti. Primo: Veltroni è convinto che la riforma costituzionale approvata dalla Cdl fosse condivisibile. L´aveva detto subito dopo il referendum e continua a dirlo oggi, visto che insiste sull´idea del "sindaco d´ltalia"». Poi, aggiunge Pancho, «Veltroni non può dire molto sulle leggi vergogna approvate da Berlusconi visto che l´attuale governo in carica non le ha tolte di mezzo». Conclusione: per Pardi «Veltroni è diverso, ma non molto diverso dagli altri».
A Silvia Bonucci, che fu una delle pasionarie dei girotondini, Veltroni non dispiace. «E una persona perbene, nel vero senso della parola». Né gli dispiace Dario Franceschini, «di cui ho una certa stima». «Ma l´operazione che ha portato alla loro investitura - dice la Bonucci - mi è parsa tristissima. Tri-stis-si-ma. Li hanno candidati così, dall´alto, senza alternative... Difficile entusiasmarsi per un partito che continua a non piacermi ed è strategicamente sbagliato». Morale della favola? «Veltroni è molto scafato. Ma non vorrei che si facesse bruciare dagli stessi che hanno bruciato Cofferati», dice con timore la Bonucci.
Pure Libertà e giustizia partecipò a quella stagione di battaglie.Anche se Sandra Bonsanti precisa che «tra la nostra associazione e gli altri movimenti c´erano tantissime differenze, anche politiche». Infatti, l´approdo della Bonsanti è stato il Partito democratico. Sulle amichevoli punzecchiature di Flores a Veltroni, la giornalista toscana rileva che «Flores è politico come lo è anche Fassino». Di conseguenza, «non è possibile che a sinistra tutti continuino a rimproverarsi l´un l´altro». E poi, aggiunge la Bonsanti, «Veltroni è forse la persona più attrezzata a fiutare le trappole che potrebbero tendergli. D´altronde, quello che successe nel ´94 per la segreteria del Pds sarà servito a qualcosa, no?».
Il dulcis che sta in fundo ha il nome di Furio Colombo. li senatore dell´Ulivo è appena rientrato dagli Stati Uniti e, molto probabilmente, presenterà la sua candidatura alla segreteria del Pd (a chiedergli di scendere in campo è stato proprio Flores D´Arcais). Questa scelta non convince chi, come Pardi, sostiene che «Colombo non può candidarsi per poi sostenere Veltroni». Ma questo è altro affare.
Ai rilievi mossi a Veltroni dal direttore di Micromega, l´ex direttore dell´ Unità risponde sollevando una questione ontologica. «Quella di Veltroni non fa eccezione: è logico che ogni candidatura viene promossa da qualcuno. Ma poi, nel momento in cui è presente la proposta politica, quella stessa candidatura diventa di tutti». Colombo sostiene che a nessuno può venire suggerito o intimato di non presentarsi alle primarie. «Beati i democratici americani - dice - che possono scegliere tra più candidati forti. Hanno Hillary, Obama eppure a nessuno è venuto in mente di spingere Edwards a non scendere in campo».
Per sé, Colombo ha scelto il ruolo dell´Edwards delle primarie dei democratici nostrani. Per difendere la candidatura di Veltroni dalle argomentazioni di Flores, il senatore ds cita il caso di Hubert Humphrey, il vicepresidente americano a cui tutti i commentatori politici dell´epoca, dopo l´omicidio di Bob Kennedy, suggerivano di stare fermo finché «gli altri» non avessero deciso la candidatura. Lui, ricorda Colombo, «fece però il passo». Che poi perse contro Nixon, è un´altra storia.

Pur senza voler essere prevenuto (il "riformista" . . . ma chi paga quel giornale? Chi lo compera? . . . come mai esiste?), e pur con l'animo democraticamente aperto alle opinioni anche diverse,se fertili, constato freddamente ed oggettivamente che questo articolo:
1) non dice niente.
Cosa hanno detto Pancho e Flores, lo leggiamo da loro stessi. No? Non abbiamo bisogno di un "riassuntino" (tendenzioso).
2) E' stato scritto con l'evidente unica intenzione e finalita' di "suggerire" l'idea di "confusione" e "opinioni divergenti" all'interno del nostro movimento.
Direi che nel nostro sito non possiamo permetterci di mettere qualsiasi cosa. Ivi compreso il "rumore di fondo" del giornalismo peninsulare. Dovremmo mettere articoli che almeno propongano "opinioni". Contenuti. Quindi idee, riflessioni, spunti e da qui stimoli a discussioni. Approfondimenti.
Questo articolaccio in tipico stile "giornalismo italico" (o del Botswana? I due livelli di giornalismo si affiancavano al 79° posto in una ormai celebre graduatoria), non mi pare abbia questi scopi e non raggiunge quindi un livello di accettabilita': non vedo cosa ci dica di nuovo.
Maria: dato che lo hai appiccicato, mi permetto di raccomandare un piccolo sforzo aggiuntivo: toglilo.
Ciao
Leonello
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