di: Francesco Pardi - Micromega 3-3-2006
Democrazia negata
Ora lo sappiamo: l'Unione ha rifiutato l'apparentamento alle liste espresse dalla cittadinanza attiva. Molti cittadini in occasioni di dibattito pubblico si sono chiesti e continueranno a chiedersi perché la coalizione abbia scelto di rinunciare al contributo di chi poteva raccogliere i voti che i partiti non sono più in grado di attirare. Perché una coalizione dovrebbe scegliere a mente fredda di avere meno voti invece che più voti? E, quando il compito fondamentale non è solo sconfiggere il peggior governo dell'età repubblicana ma cancellare l'anomalia italiana dalla scena politica europea, non è questo un rischio insensato? Qual è la logica di una scelta così autolesionista?
La prima risposta è stata sbrigativa: siamo già troppi partiti, non abbiamo bisogno di un altro partitino. Non si starà a dimostrare che le liste di cittadinanza non sarebbero state affatto un partitino. Basta rilevare che due giorni dopo il rifiuto Ds e Margherita un partitino se lo sono preso: quello dei Pensionati. E siccome lo stimolo imitativo è sempre in agguato Verdi e Comunisti italiani si sono presi quello dei Consumatori. Non uno, due partitini. Alla richiesta di chiarimento si è ribattuto: pensionati e consumatori sono un problema tecnico, le liste di cittadinanza sono un problema politico. C'è di che andarne orgogliosi.
Una considerazione più meditata, e più sincera, è stata: le liste prenderanno voti a noi e non al centrodestra. Anche se ciò fosse vero -e non lo è- la risposta è basata su un presupposto errato: che i partiti dell'Unione siano capaci ora di attirare tutto il voto di centrosinistra. Non è affatto così. Dalla nostra parte c'è un elettorato critico che non va confuso con l'astensionismo fisiologico.
E' l'elettorato che non ha capito perché il centrosinistra a suo tempo non fece la legge sul conflitto d'interessi e si impegnò invece a scassare la Costituzione insieme al centrodestra; perché Bertinotti, D'Alema e Marini fecero cadere il governo Prodi; perché molte leggi incostituzionali dell'ultima legislatura sono passate per l'assenza in aula dei nostri parlamentari; perché sono state richieste, attraverso umilianti trattative, le inutili e penose presidenze di Annunziata e Petruccioli alla Rai; perché non è stata costruita una mobilitazione popolare contro la nuova legge elettorale. E' l'elettorato che vorrebbe una netta separazione tra affari e politica, tra banche e partiti..e si potrebbe continuare. Insomma, a un esame equilibrato è difficile concludere che l'elettorato critico di centrosinistra manchi di motivazioni se ha qualche dubbio sull'utilità di votare forze politiche responsabili di aver perseverato in scelte sbagliate e autolesioniste.
Questo elettorato sa bene che ci si deve liberare di Berlusconi, ma sarebbe assai più disposto al voto se potesse contribuire alla selezione della sua classe dirigente attraverso le primarie. Ma dopo il successo delle primarie per Prodi, e quelle regionali in Puglia e Sicilia, i partiti hanno convenuto che non era il caso di adottarle per le candidature nelle circoscrizioni. Non solo, dopo le lamentele di rito, i partiti si sono adattati a cogliere il lato positivo del nuovo sistema proporzionale, che permette loro di indicare non solo chi compete ma addirittura chi vince. All'elettorato espropriato del suo diritto di scelta restava la possibilità di dare il suo contributo alla vittoria comune tramite una lista della cittadinanza attiva. Di fronte al preoccupante recupero di consensi da parte dell'avversario, i partiti avrebbero potuto essere abbastanza saggi da lasciare a chi ne aveva la vocazione il compito di impegnarsi a raccogliere i voti dei cittadini che non sono più orientati a votare per loro. Ma anche questa via è stata troncata.
Vietare l'apparentamento a chi voleva dare una mano è stato un atto di democrazia negata.
Dunque niente primarie, niente apparentamento alle liste di cittadinanza. La duplice risposta negativa svela una volta di più la natura oligarchica dei partiti. Impediscono agli altri soggetti la raccolta del suffragio popolare perché pensano in primo luogo che senza concorrenza gli elettori saranno costretti a votare solo per loro, e in secondo luogo perché temono di poter perdere a causa di quella concorrenza una parte dei loro seggi. E in questo i partiti piccoli la pensano come i grandi. Ma la scommessa è troppo azzardata: chi l'ha detto che i partiti riusciranno a fare il pieno, soprattutto dopo aver messo in mostra la scarsa coesione della coalizione? E lasciamo da parte, per il momento, l'affidabilità programmatica.
