di: Francesco Pardi - Unità 18 dicembre '06
Si passa di colpo da una preoccupazione all´altra. Per qualche giorno sembrava che l´Unione non potesse vivere senza dare risposte positive al popolo adunato in piazza S. Giovanni da Berlusconi. Pochi giorni dopo tutti preoccupati per i fischi a Prodi.
La prima ha spinto l´Unione a pensare agli elettori che hanno scelto l´opposizione. La seconda ha il pregio di obbligarla a occuparsi dei propri elettori. Certo, una maggioranza può sempre pensare di strappare elettori all´opposizione. A patto che per farlo non perda i suoi. Ora l´Unione è di fronte a questo rischio. Perciò dovrebbe affrontare con franchezza le domande che il suo elettorato si pone, e che appaiono anche nelle lettere all´Unità. Quelle esposte qui di seguito non sono un campionario completo, anzi sono un elenco parziale e orientato. Ma l´Unione farebbe bene a prenderle sul serio.
Prima di tutto, perché non seppellire la S. Giovanni di Berlusconi con la vittoria, assai più significativa, che ha salvato la Costituzione? In cui anche una parte del popolo di centrodestra ha sostenuto la causa giusta contro i suoi partiti? E in cui è stato ormai dimostrato che il disinteresse popolare per i problemi istituzionali è un´invenzione di comodo? Non sarà che qualcuno continua a pensare a nuove modifiche -magari un nuovo premierato, magari bipartisan - il cui senso è già stato bocciato nel modo più inequivocabile?
Perché, invece che con l´indulto ai corruttori, non si è iniziata la legislatura con l´abrogazione di tutte le leggi ad personam? Perché non togliere di mezzo subito la Cirielli e i suoi trucchi che permettono, ma solo ai potenti, di ricorrere sistematicamente alla prescrizione dei loro reati?
Perché, a più di sei mesi dalla vittoria elettorale, il delegato del Tesoro messo dal centrodestra nel Consiglio di amministrazione Rai non è ancora stato sostituito da una persona di provata indipendenza? Perché l´avvocatura dello Stato è andata in Europa a difendere la Gasparri? Perché non muoversi subito per sciogliere il duopolio televisivo? Perché non pochi nell´Unione pensano che il modo per eliminare il dualismo tra pubblico e privato in Tv sia la privatizzazione della Rai invece che la sua restituzione al compito di servizio pubblico?
Perché non fare una severa legge sul conflitto d´interessi che impedisca a tutti coloro che sono stati innalzati a cariche elettive di mescolare i propri vantaggi privati con l´interesse pubblico? Perché non eliminare lo scandalo più grave, impossibile in tutte le democrazie, e stabilire una volta per tutte che i possessori di mezzi di comunicazione non sono eleggibili?
Domande riassumibili in una sola: perché non liberare l´Italia dall´anomalia istituzionale che l´ha inquinata alla radice nell´ultimo decennio?
L´Unione è stata votata soprattutto per questo. Ma, se è preoccupata per il precipitoso calo di consensi al nostro governo, può compensarlo lusingando un elettorato che non la voterà mai? Perché nel momento difficile pensa di più a quelli che non l´hanno votata? Immagina che il consenso del nostro popolo sia dato una volta per tutte?
Ma altre domande urgono. Perché non è stato fatto un passo per sostituire la legge elettorale? O un Parlamento nominato al 90% prima del voto dalle dirigenze dei partiti appare tutto sommato conveniente? Si può tornare al voto la prossima volta con una legge che sottrae ai cittadini l´esercizio della loro sovranità?
Amato avverte che se non si farà il partito democratico c´è alle porte il rischio che anche il nostro elettorato possa finire preda di una proposta populista. Ma è un falso problema: la proposta populista è gia stata fatta da un decennio e il nostro elettorato non ha abboccato, anzi ha trovato l´energia per la riscossa e ne ha dato segni chiarissimi. Ciò che ci si deve chiedere è più semplice: farà il partito democratico ciò che finora non si è saputo o voluto fare? Perché, se non sarà fatto niente di ciò che si doveva, anche il partito democratico resterà un´ombra e, come Enea nell´Ade, quando vorrà abbracciare il proprio popolo le sue braccia non stringeranno altro che l´aria.
Ma, dopo aver detto che anche il nostro elettorato è più sensibile ai temi economici che non ai problemi istituzionali, come si fa a non accorgersi della delusione economica dei lavoratori dipendenti, gli unici a pagare per intero le imposte? E perché il programma Bersani è stato annacquato alle prime resistenze corporative? Perché l´imposta sui SUV è stata spostata sulle auto e i motorini di chi ha meno soldi? Perché le privatizzazioni in Italia devono produrre solo monopoli privati più inutili e inefficienti di quelli pubblici? Perché la concorrenza deve restare confinata nei manuali della Bocconi e a ogni azienda importante è concesso adattarsi nelle convenienze dell´oligopolio? Come si fa a predicare che il destino lavorativo dei giovani è ormai inscritto nella flessibilità (leggi: precarietà) quando ai manager di stato incapaci di sottrarre le loro imprese al disastro si danno stipendi e liquidazioni miliardarie? Le regalie agli amministratori di Ferrovie, Alitalia, e di chissà quante altre aziende, non sono, oltre che la negazione del mercato, l´irrisione dell´invito rivolto a tutti per uno sforzo comune?
Queste sono le domande di chi si preoccupa davvero per il destino dell´Unione. Non sono domande ostili. Sono domande dei cittadini che vogliono dall´Unione una vera politica riformatrice. E finora l´hanno vista mancare sui molti temi decisivi.
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