di: Francesco (Pancho) Pardi
Per non dimenticare il passato recente (diciamo dal ´94 in poi) si deve ricordare che Veltroni è già stato segretario nazionale dei DS (o era ancora il PDS?) e che in quella veste ha fatto ben poco per spingere il suo partito e il governo di centrosinistra di allora a fare una vera legge sul conflitto d´interessi: una legge che avrebbe potuto interrompere il cammino dell´anomalia italiana.
Su quella base si poteva impedire la prosecuzione di un´esperienza ignota a tutte le democrazie: un monopolista televisivo al vertice del potere politico. Di solito la memoria va, con qualche giustificazione, alla Bicamerale e quindi alla maggiore responsabilità di D´Alema in un´operazione che di fatto ha rilanciato il destino del leader del centrodestra allora sconfitto fino al punto di permettergli la seconda vittoria elettorale nel 2001. Ma D´Alema non è il solo autore di quel disastro e il segretario del partito maggiore della coalizione porta almeno una parte di quella responsabilità.
Poi, sarà sgradevole, ma non si può dimenticare che in prossimità dell´ormai certa sconfitta del 2001 i due leader del partito maggiore del centrosinistra scomparvero dalla campagna elettorale nazionale. D´Alema si dedicò alla competizione nel solo maggioritario in Puglia (facendo mancare al suo partito il peso della sua presenza nel proporzionale) e Veltroni si ritirò nella campagna delle elezioni municipali di Roma. Divenne sindaco invece che parlamentare (ma poi se non sbaglio è diventato anche parlamentare europeo). La sua diversità nel contesto della nomenklatura nasce da una fuga dalle responsabilità.
Tuttavia oggi Veltroni appare il candidato più efficace del futuro partito. Il ruolo di sindaco lo ha rafforzato e la lontananza dalla politica parlamentare gli ha risparmiato l´omologazione con l suoi colleghi sottoposti a critica per la loro insipienza e\o per la loro ormai riconosciuta natura oligarchica.
L´ingresso di Veltroni sulla scena si intreccia alla questione della costituente del Partito Democratico. Come farla? Con le primarie. Quali primarie? La scelta preferita dagli ulivisti si basava sul criterio �una testa un voto�. La sua attuazione pratica significa che ognuno che si ritenga sostenitore di quel progetto ha il diritto di votare ed essere votato per far parte della costituente: libertà di elettorato attivo e passivo, niente liste bloccate.
Ma il criterio preferito dalla classe dirigente è invece ben diverso. Chiunque con cento firme può dar vita a una lista (che sul nascere avrà per forza carattere locale) ma le liste vere a livello nazionale saranno intestate a una figura di candidato leader. In pratica la partecipazione alle primarie serve soprattutto a indicare il leader e assai meno a formare la costituente (e la costituente sarà formata da chi si è messo in fila dietro a un possibile leader).
Ma allo stato delle cose non è nemmeno così, perché la classe dirigente vorrebbe in realtà un candidato unico. E qui si scopre che, riconoscendo in Veltroni un candidato imbattibile e nominandolo in anticipo prima della sua effettiva elezione nelle primarie, la classe dirigente ha adottato in realtà una scelta di tipo sovietico.
L´apertura delle primarie tiene però viva la tensione democratica dei militanti e dei cittadini interessati. Chiunque può pensare: c´è il gioco, perché non giocare? Qui si apre la possibilità di candidature indipendenti che provino a rappresentare qualcosa di diverso: non l´antipolitica ma un´altra politica. In questo contesto virtuale esce due giorni fa la candidatura di Furio Colombo che dichiara di voler rappresentare nel futuro partito il mondo del Palavobis e di piazza San Giovanni. Benissimo. Colombo è stato negli ultimi anni il protagonista di una battaglia straordinaria per la libertà d´informazione. Il suo diritto è indiscutibile. La sua credibilità massima. E´ probabile che trovi il sostegno di molti che hanno apprezzato la sua lotta, anche al di fuori dell´area del PD.
Ma Colombo dichiara che la sua candidatura non è contro bensì per Veltroni. Si inserisce così in un contesto di unanimismo che contrasta con lo spirito delle primarie intese come competizione libera tra punti di vista diversi. Dà agio a Panebianco di immaginare una sfilza variopinta di liste tutte per Veltroni, in cui l´editorialista del Corriere prevede l´allineamento di una nuova nomenklatura.
Il problema sostanziale è poi quanto le istanze provenienti dal protagonismo civile possano essere compatibili con la leadership di Veltroni. La delicatezza della cosa appare in primo piano nella lettera aperta a Veltroni di Flores D´Arcais pubblicata ieri da Liberazione (riportato anche su questo sito). L´articolo è denso e non gli rendo giustizia nella sintesi, ma il suo senso ridotto all´osso è questo: Caro Walter noi sappiamo che sei diverso e perciò ci aspettiamo da te cose diverse, per esempio sulla legalità e la laicità, ma non siamo sicuri che tu ce la possa fare; forse rischi di trovarti in trappola. Il lettore che pesi tutte le righe dell´articolo ha la libertà di pensare che il riconoscimento della diversità di Veltroni possa essere un sapiente artificio dialettico.
In realtà il discorso di investitura di Veltroni e le sue dichiarazioni nei giorni successivi fanno chiarezza. Tra la sua posizione e le aspirazioni del protagonismo civile c´è un abisso. Noi abbiamo fatto la lotta, e l´abbiamo vinta, contro la pessima riforma della Costituzione del centrodestra. A Veltroni invece era quasi piaciuta. Noi abbiamo cancellato il premierato. Lui lo vuole riproporre nella sua versione più insidiosa: se il sindaco d´Italia ha sulle camere elettive gli stessi poteri che il sindaco ha sul consiglio comunale siamo di fronte a un regime presidenzialista in cui il ruolo del Parlamento è ridotto a puro contorno.
Basterebbe questo e potremmo risparmiarci l´elenco delle altre questioni dolenti. Ma è pensabile che solo perché cambierà contenitore organizzativo un ceto politico riuscirà a fare ciò che non ha voluto e saputo fare negli anni precedenti?
La leadership di Veltroni ci autorizza a pensare che sarà definita l´ineleggibilità e l´incompatibilità con ruoli di vertice politico per i possessori di mezzi di comunicazione? Che sarà finalmente fatta una legge sul conflitto d´interessi capace di incidere sulla selva di quei conflitti in cui è invischiata la gran parte della classe dirigente? Che si interromperà il circuito patogenetico tra politica, amministrazione, gestione del territorio e affari? Che si fisseranno criteri di incompatibilità tra cariche di rilievo pubblico? Che si abrogheranno le leggi ad personam della legislatura precedente? Che si toglierà di mezzo l´ordinamento giudiziario progettato da Castelli? Che si scioglierà il duopolio televisivo e si inaugurerà per la prima volta una vera libertà d´informazione? E tutto questo sarebbe solo l´inizio�.
(E lasciamo per il momento da parte la posizione sfumata di Veltroni a proposito dell´intervento italiano nelle guerre preventive�)
Se una lista indipendente, guidata da Colombo, riuscirà a far entrare nel PD esigenze di questa natura, tutto il popolo del Palavobis e di piazza San Giovanni ne sarà felice. Ma le intenzioni del leader di quel partito non autorizzano troppe speranze. E il protagonismo civile dovrà trovare la propria strada per sostenere il suo punto di vista.
