di: Davide Varì - Liberazione 30/09/2007
Del resto il titolo dell´articolo di Alberto Ronchey parla da solo: «L´invasione dei nomadi»; un titolo che uno si aspetterebbe da un giornaletto delirante di Forza Nuova e non certo dal più prestigioso e diffuso giornale italiano. «Siamo tornati allo stereotipo del popolo colpevole e vizioso - ragiona ad alta voce Lerner -. A questo punto la domanda da porsi è una e una soltanto: com´ è possibile una tale deroga dalla civiltà del linguaggio? Nessun giornale americano avrebbe pubblicato un testo simile. Il codice interno del New York Times , tanto per fare un esempio, vieta espressamente qualsiasi riferimento o generalizzazione all´appartenenza etnica. Provo orrore quando si diffondo simili licenze culturali».
Lerner poi suona un campanello d´allarme, anzi, un grido d´allarme: «Passeranno magari degli anni ma il passo successivo a questo genere di linguaggio è il progetto di eliminazione fisica dei rom. Quando verso la fine dell´800 una serie di grandi pensatori ebrei mettevano in guardia sul nuovo antisemitismo che andava diffondendosi in Europa, leggendo in quei segnali di intolleranza la premessa di un genocidio, li prendevano per matti. Ma poi è successo, la profezia si avverò. A questo punto - conclude Lerner - ho paura che si diffonda l´idea che c´è tra noi un popolo di troppo, e che prima o poi qualcuno decida di passare all´azione».
Un ultima parola Gad Lerner la spende sul riferimento di Ronchey al "reportage" sui rom del ´39, in pieno fascismo, a firma di un giovane Montanelli: «Non si rendevano conto - scriveva Montanelli sui rom - di quello che facevano perchè il concetto di proprietà non era mai entrato nei loro cervelli». «Nello stesso periodo - conclude secco Lerner - Montanelli scriveva infamie simili anche sugli ebrei». E finì come finì. Con un genocidio.
Ma l´articolo di Ronchey ha scosso non poco anche il mondo degli operatori che si occupano da anni, da decenni di integrazione. «E´ uno di quegli articoli - afferma Laura Boldrini, portavoce del commissariato Onu per i Rifugiati - che ti fanno tornare indietro di anni e anni». Da Lampedusa, dove è impegnata a vigilare sugli sbarchi della speranza, Laura Boldrini si sforza molto per mantenersi lucida ed equilibrata. Trattiene a stento, la commissaria Onu, la tentazione di sbottare in giudizi poco istituzionali sulle parole scritte da Ronchey: «Proprio in questi giorni stiamo lavorando con l´Ordine dei giornalisti per promuovere una carta deontologica a sostegno di rifugiati, migranti e vittime di tratta. E´ importante, fondamentale che la stampa non cada nei pregiudizi e nei luoghi comuni. Bisogna sforzarsi di offrire strumenti di comprensione della questione nomadi invece di cavalcare i pregiudizi. E´ come se non ci si rendesse conto del ruolo devastante che può avere la stampa». «
Chi come me - confida ancora Boldrini a Liberazione - lavora ogni giorno per la tutela dei rifugiati sa bene che certi titoli sconsiderati ci fanno tornare indietro di decenni. Sono articoli che ti fanno sentire solo, una sorta di Don Chisciotte che lotta una battaglia già persa. Oramai la deriva è tale che se vai in una scuola e pronunci la parola immigrato, la parola che segue è criminale. Il fatto è che tante persone vengono da noi per cercare pace, democrazia e benessere. Gli stessi identici motivi che hanno spinto i birmani a scendere in piazza».
Anche Moni Ovadia è rimasto di sasso nel leggere il fondo di Ronchey: «C´è qualcuno - dice a Liberazione - che cerca di sancire la diseguaglianza degli uomini. Dopo la catastrofe del nazismo, di cui i rom sono stati tra le vittime principali, si vuole riaffermare l´idea che non tutti gli uomini sono uguali e che quindi è giusto trattarli in modo diseguale. Io lavoro con tre rom che non rubano. E allora? Come la mettiamo? Insomma - riprende Ovadia - siamo alle solite. Si facevano e si dicevano le stesse cose per gli ebrei: sono diversi, si aiutano tra di loro e così via.
Oggi noi sentiamo un giornalista autorevole come Ronchey che inizia a ventilare l´ipotesi che il razzismo sia ragionevole e che si possa iniziare a interloquire sul razzismo. Un passo indietro di sessant´anni. A questo punto, che abbiano il coraggio di affermare che la dichiarazione universale dei diritti dell´uomo va cancellata - conclude Ovadia - anzi, che chiedano un codicillo per cui quella dichiarazione escluda i rom, o gli omosessuali, le donne e gli ebrei. Insomma, ognuno il suo». Infine l´appello: «Bisogna vigilare, la borghesia italiana non ha più nessuna visione, è un marasma di luoghi comuni: Berlusconi ha fatto bene il proprio lavoro. La sinistra ritrovi il suo ruolo».
Don Vinicio Albanesi , prova a sforzarsi di interpretare quel titolo in prima sul Corriere di ieri: «Ci vedo soprattutto il segno di un fallimento - dice a Liberazione - Il sintomo esplicito di una impotenza. Quando non si riesce a capire e comprendere la diversità allora si alzano muri, barriere. Quello dei nomadi è un fenomeno di portata europea ed ogni intervento di integrazione parte sempre dalla nostra cultura. In quasi tutti i campi nomadi c´è la presenza coordinatrice dell´uomo occidentale, quasi che loro non fossero antropologicamente capaci di autogestirsi. E´ da qui che bisogna partire, sennò sarà una battaglia persa».
