di: Claudio Gandolfi, Bologna
LA PROTESTA DEI TAXISTI, MARCIA INDIETRO SULLO SCIOPERO DOPO L'INCONTRO CON BERSANI:COSA ABBIAMO BARATTATO ?
Ieri l'altro avevo inviato una lettera all'Unità sulla protesta dei taxisti in cui esprimevo la netta impressione che dietro di questa non vi fosse tanto la difesa di diritti generali, quanto piuttosto la difesa di privilegi corporativi.
Dopo alcune considerazione sull'uso improprio di calci, pugni e urla contro un ministro della Repubblica come forma lecita di protesta chiudevo con questa considerazione: "Presupposto della discussione è il rispetto delle regole e della legalità , da qui si deve partire per ogni tavolo di trattative, altrimenti è la gara a chi grida più forte; la "democrazia" è altro e il Governo ha il dovere di non cedere perché l'interesse generale deve prevalere sull'interesse particolare".
Ora leggo sul tuo sito che lo sciopero è stato revocato in quanto è stato "raggiunto un accordo soddisfacente con il ministro Bersani che ha rimosso dal decreto sulle liberalizzazioni la norma che prevedeva il cumulo delle licenze" e che " lunedì partiranno i tavoli tecnici".
Da cittadino mi chiedo quale sia stato l'oggetto del baratto tra categoria e ministro, cosa si sia sacrificato dell'interesse generale a vantaggio dell'interesse particolare, se questo non corre il rischio di creare un precedente pericoloso rispetto agli impegni ed ai sacrifici che ci aspettano come paese? Ogni volta che qualcuno si sentirà colpito da una decisione del Governo marcerà su Roma e si metterà a "gridare" il suo disappunto, calcierà , lancerà pugni e urla sino ad ottenere il risultato voluto?
All'interno di un percorso di scelte "condivise e partecipate" perché questi bei propositi di campagna elettorale non restino "scatole vuote", non è più responsabile e coerente aprire prima la discussione per verificare la possibilità di arrivare ad una sintesi comune, piuttosto di fare percepire come una decisione imposta dall'alto la scelta fatta, con la naturale conseguenza di scatenare reazioni anche incontrollabili a difesa di interessi di parte?
Con questo presupposto il rischio è quello di legittimare la legge delle giungla, la legge del più forte, l'anarchia e l'individualismo, l'assoluta mancanza di regole e comportamenti responsabili, ovvero tutte caratteristiche proprie del precedente governo Berlusconi che poco si conciliano con le nostre premesse in campagna elettorale.
C'è chi leggerà questo accordo come un atto di buon senso reciproco, altri ci vedranno un cedimento del Governo davanti alle minacce di una categoria, personalmente resto molto perplesso sulla scelta dei tempi e del metodo; se il Governo vuole evitare di esporsi ad ulteriori critiche e "ricatti" deve fare opera preventiva di informazione e discussione con le parti sociali e davanti a difficoltà di mediazione deve essere nella condizione di assumersi le proprie responsabilità politiche coerenti con le 281 pagine di programma, deve essere capace di DECIDERE e SCEGLIERE anche contro la volontà di alcuni, altrimenti sarà (saremo) oggetto continuo dei condizionamenti di chi difende interessi di parte.
Governare significa assumersi delle responsabilità pronti a subirne le conseguenze nel bene o nel male, con la consapevolezza di sapere che ciascuno di noi, tra cinque anni, sarà libero di scegliere rispetto alla condivisione o meno delle scelte fatte; una situazione di patteggiamento e trattativa continua non aiuta e il peso dei 35 miliardi di Euro del Dpef sarà un severo banco di prova per tutti.
Claudio Gandolfi, Bologna
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