di: Lorenzo Sandiford
Mi riconosco nell'identikit dell'elettore di centrosinistra insoddisfatto di tutti i partiti dell'Unione. E però, ovviamente, non sono un "qualunquista democratico". Al punto che su quel tema istintivamente faccio persino fatica a digerire l'ironia di D'Arcais.. ma se le ragioni della retorica (in senso buono) a suo parere lo richiedevano, ben venga la sua trovata.
Il fatto è che c'è poco da scherzare: ci sono ragioni ben precise per cui alcuni elettori non riescono ad apprezzare nessuno dei partiti del centrosinistra (non parlo di quelli di centrodestra perché non appartengono alla mia area di pensiero, salvo dire che sono ancora peggio). Il qualunquismo non c'entra proprio niente.
Per quel che mi riguarda, due sono le ragioni fondamentali dell'insoddisfazione, una di ordine etico e l'altra di tipo politico. Infatti, il partito a cui in teoria mi sento più vicino quanto a idee, vale a dire i Ds, hanno per l'ennesima volta dimostrato delle carenze gravissime.
Sul piano etico, in relazione alla vicenda Unipol, la cosa che più mi è dispiaciuta è stata la totale mancanza di trasparenza quando vari esponenti di spicco hanno osato sostenere che il collateralismo tra Ds e Lega delle cooperative è una cosa vecchia, che non esiste più. Ma per cortesia! La cosa grave non è il collateralismo in sé, che purgato di certi eccessi (mi riferisco all'andirivieni di dirigenti tra il partito a la Legacoop) è del tutto naturale e logico, ma il tentativo ridicolo di occultare una realtà evidente. Veramente mi ha ricordato certe cose che sentivo dire sull'Unione Sovietica da alcune persone del Pci: un totale travisamento della realtà.
Tra l'altro è stato anche uno sbaglio dal punto di vista politico, perché a fronte di certe intercettazioni era molto più intelligente dire che al partito preme lo sviluppo delle cooperative e, visto che oltretutto in Italia gli intrecci tra banche e politica non sono certo un'eccezione, si è cercato di appoggiare politicamente la strategia di Unipol (senza ovviamente occuparsi di tutti i dettagli finanziari - almeno credo e spero! - tra cui anche le presunte operazioni illegali di Sacchetti e Consorte: fisicamente due perfetti interpreti del Gatto e la Volpe di Pinocchio!).
Tra l'altro va detto che, sempre sul piano etico, i Ds e la Margherita non sembrano avere molto a cuore la questione dei conflitti d'interessi tra certe cariche pubbliche e altri ruoli. Intanto, perché, anche se il fatto che a dirlo sia spudoratamente Berlusconi - l'uomo che ha il groviglio di conflitti d'interessi più grande del mondo - lo rende grottesco, è vero che se ci sono esponenti Ds che passano da un anno all'altro da una carica di sindaco o assessore a quella di dirigente Legacoop si creano conflitti d'interessi tra amministrazioni comunali e Legacoop. Certo si tratta di conflitti d'interessi che potremmo definire "di gruppo" e quindi meno diretti, perché il Movimento delle cooperative è fatto di tante cose e tanti interessi differenti. In ogni caso sarebbe meglio evitarli, tanto più che non ci vuole molto: basterebbe tenere separate le carriere all'interno di Legacoop da quelle all'interno delle istituzioni e del partito. Ma in realtà di conflitti d'interessi a livello di amministrazione locali ce ne sono stati e ce ne sono tuttora - anche se per fortuna in via di diminuzione, grazie forse ai girotondi - molti altri ben più rilevanti di quelli delle cooperative e non solo nelle amministrazioni di centrodestra. Chissà, forse tutto ciò ha qualche relazione con la mancata regolamentazione della questione negli anni in cui il centrosinistra era al governo.
Sul piano politico, insisto a non sopportare l'impostazione verticistica ed elitistica dei Ds (cosa che, d'altronde, li accomuna a tutti gli altri partiti del centrosinistra, da Rifondazione a Mastella, compreso Prodi), questo continuo voler fare calare dall'alto, senza consultare seriamente la base, le decisioni: sulle liste dei candidati, a volte scelti a vanvera tra personaggi famosi della società civile senza un metodo; e persino sulla natura stessa del partito, quando si prepara la fusione con la Margherita in un partito unico.
Quindi, se non sono l'unico a pensarla in questo modo, ci sono buone ragioni per non aver voglia di votare i Ds, o gli altri partiti del centrosinistra. Certo l'urgenza di rimandare a casa Berlusconi e la sua coalizione farà sì che qualcuno voterò lo stesso. E, probabilmente, data la pessima condizione etico-politica della Repubblica dei telefonini, in mancanza di meglio, finirò per votare Di Pietro che almeno su certe questioni dovrebbe essere più affidabile, anche se io sono più garantista di lui. (Qui forse sfiorerò davvero il qualunquismo, purtroppo però anche senza fare di tutta l'erba un fascio e distinguendo bene chi ha commesso reati da chi ha solo fatto lo struzzo, è evidente che di cose che non vanno ce ne sono diverse non solo nel centrodestra e tra i furbetti, e che quella sensazione di impunità che emerge da tante intercettazioni è possibile solo nel contesto di una diffusissima noncuranza delle regole di buona condotta e di trasparenza tra tutte le elites finanziarie e politiche del Paese.)
Alla luce di ciò, ben vengano nuove liste apparentate capaci di raccogliere i voti degli scontenti. Certo, il successo di tali liste dipenderà dal modo in cui sono costruite. Io mi guarderò bene dal votare una lista costruita da cerchie ristrette di personaggi più o meno noti che approfittano della situazione per fare carriera politica. A quel punto preferisco Di Pietro. Se però ci saranno liste democraticamente costruite dal basso sfruttando Internet e le mail, e i candidati selezionati saranno accettabili, potrei votarle. Comunque, al di là di quello che pensa un "qualunquista democratico" come me, l'importante è che tali liste possanno raccattare un po' di voti in più utili alla coalizione.
Lorenzo Sandiford
