di: Paolo Conti - Corriere Della Sera 31 ottobre 06
Tornano i girotondi. Ma Moretti non c´è
Sabato 11 novembre «giornata di studio» a Roma
Pancho Pardi: «Nanni? Gli abbiamo lasciato messaggi, ma deve lavorare». Presenti Fo e Rame, diserta anche Vaino
Corriere della sera 31 ottobre 2006
ROMA - Cominciamo da lui. Naturalmente da Nanni Moretti, il primo motore, anzi l´inventore, dei Girotondi contro il berlusconismo nel 2002. Spiega Pancho Pardi: «L´assenza di Nanni non è programmata né voluta. Lo abbiamo cercato, gli abbiamo lasciato messaggi. Ma è impegnato per lavoro a Londra. Sarebbe stato poco corretto inserirlo nell´elenco a sua insaputa. Però speriamo sinceramente che venga. Lo aspettiamo». Infatti il nome di Moretti non appare nel programma del primo ritorno girotondino sotto governo Prodi: un autentico esordio nell´era del centrosinistra. Sabato 11 novembre «Liberacittadinanza» e la rete dei Girotondi hanno convocato a Roma, al teatro Vittoria nel cuore di Testaccio, una giornata di studio: «A occhi aperti per una critica costruttiva».
Introduzione di Pancho Pardi. E sei dibattiti: Costituzione, informazione, selezione delle candidature, giustizia, conflitto di interessi, legge elettorale. Ci saranno Rita Borsellino, Paolo Flores D´Arcais, Gherardo Colombo, Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Elio Veltri, Giovanni Sartori, Dario Fo, Franca Rame. Cos´è, un primo tentativo di spallata a Prodi da sinistra? Pardi sorride: «Non scherziamo. Sarà una critica costruttiva sui tanti problemi. Alla Rai resta il consiglio di amministrazione di centrodestra, la modifica Mastella alla Castelli è timida e insufficiente, sul conflitto di interessi non si muove foglia. Su Il mulino certi giuristi ulivisti si sbracciano per spiegare che il referendum ha bocciato la devolution ma non la loro idea di premierato...». Morale? «I Girotondi passano da "movimento contro" a "movimento per". Ma vogliamo una vera politica di centrosinistra. Per dirla in breve: non siamo contro il governo ma spingiamo per scelte significative e per la salute istituzionale del Paese». Ancora su Nanni: «Moretti? Sappiamo bene che non si considera un promotore politico, che intende dedicarsi al suo lavoro di cineasta. Ma penso sia d´accordo». D´accordo è certamente Marco Travaglio: «L´appuntamento è coerente con lo spirito del 2002. Non era solo una protesta contro Berlusconi ma anche una spinta all´opposizione a fare il suo lavoro. Ora quell´opposizione è al governo e non deve mettersi continuamente d´accordo con chi prima era al potere». E poi rincara la dose di Pardi: «Rispetto alle attese, il bilancio del governo Prodi, finita la luna di miele, non solo è deficitario ma va addirittura in controtendenza. Prendiamo l´antitrust. Nessun Paese al mondo prevede un tetto pubblicitario superiore al 30%. Per noi diventa una punta avanzata il 45%. E poi c´è la legalità: non si è fatto nulla ma anzi si è agito a favore dell´illegalità con l´indulto».
Ma come reagisce l´universo dei girotondini della prima ora al ritorno del movimento nell´era del centrosinistra? C´è un´altra assenza nobile, quella del professor Paul Ginsborg: «No, non ci sarò. Ho in uscita due libri da Einaudi, uno sul Risorgimento e l´altro su un colloquio immaginario sulla democrazia tra Karl Marx e John Stuart Mill nella Londra del 1873 (sorride) quindi lontano da un dibattito Travaglio- Flores». Ma tiene a chiarire: «Il programma è interessante e lo condivido, mi auguro abbia successo, sono tutti temi centrali ed è giustissimo criticare, suggerire, se necessario protestare anche se c´è un governo "amico"». Molto sfiduciato appare invece Sergio Staino, vignettista de L´Unità: «All´inizio partecipai con grande favore e fattivamente, ero affascinato dalla possibilità di inserire passione e sangue in una politica asfittica. Ma purtroppo l´esperienza si è conclusa per la millesima volta come tutte le vicende alla Masaniello». Perché? «Un lavoro del genere dev´essere di lunghissima prospettiva: sacrifici, piccoli successi, alleanze. Invece i Girotondi hanno puntato sul "tutto e subito". Che non esiste. Infatti i più infervorati di allora, oggi parlano di fallimento. Penso proprio a Moretti. Che si riparta adesso, sinceramente mi sembra molto difficile». Le viene da dire «viva la politica tradizionale»? «Dico che per fortuna c´è almeno quella. A forza di fuochi di paglia, si rischia di distruggere la capacità di lotta delle persone». Altro simpatizzante 2002, il cantautore Luca Barbarossa che condivise l´entusiasmo di Fiorella Mannoia e Francesco De Gregori: «Abbiamo smesso di credere nelle ideologie, nei partiti, nei governi. Ci resta solo la forza della base, della gente comune. Per questo dobbiamo continuare a credere anche ai Girotondi. Dobbiamo riprenderci questo Paese». Nonostante il governo di centrosinistra? «Mi sembra che la profezia di Nanni si sia realizzata: "con questi dirigenti della sinistra non andremo da nessuna parte".
C´è un governo che smentisce se stesso tutti i giorni. E non si riesce a modernizzare un Paese immobile, incapace di favorire l´unica industria di cui dispone, il turismo». Quindi? «Riproviamoci». Anche Ottavia Piccolo appare ottimista: «Quell´esperienza è stata utile, voglio crederci ancora. Certo, abbiamo visto i partiti assistere ai Girotondi e poi dire: "bene, ragazzi, adesso lasciate lavorare noi professionisti della politica". Ben felici di considerare chiusa quell´esperienza». Infine c´è l´area degli incerti, per esempio Gianni Vattimo, altro entusiasta nel 2002: «Servono ancora i Girotondi? Boh! Forse sì, col Parlamento imbottigliato che vediamo. Che la base si muova, è sempre un bene per le democrazie. Ma riusciranno a fare qualcosa? Chissà».
