di: Irene Rui e Guido Zentile - Megachip 3-10-07
L’aspetto prevalentemente rurale del comune - 17,50 kmq. circa di territorio, di cui circa 15,30 kmq. ad uso agricolo, per una popolazione di 5.400 abitanti circa, suddivisa fra il capoluogo, tre piccole frazioni, e una piccola zona artigianale-industriale a ridosso della strada regionale Vicenza-Treviso (anche il nostro comunello non vuole essere da meno) - rischia di essere compromesso dalla realizzazione di un insediamento che occuperà ben 220.000 mq. di terreno agricolo di primaria importanza.
L’area sarà interessata da un villaggio residenziale (anzi dormitorio), militarizzato, destinato esclusivamente agli ufficiali, graduati e civili statunitensi, in servizio a Camp Ederle ed alla prevista nuova base presso l’area dell’aeroporto Dal Molin. Villaggio che ha visto la sua fase embrionale con l’avvio del progetto della nuova base, liberalmente concessa agli Usa dai nostri portabandiera Berlusconi and Prodi, in rispondenza dei segretissimi accordi del 1954 (ancora oggi non noti). tra i governi italiano e Usa di allora. L’insediamento e l’espansione delle strutture militari hanno avuto origine, infatti, dopo la fine del secondo conflitto mondiale parallelamente alla strutturazione dello scacchiere europeo.
I protagonisti principali di questa vicenda sono, quindi tre: il governo Usa, o meglio la NAVFAC - Naval Facilities Engineering Comand, l’impresa Pizzarotti di Parma, già nota alle cronache per essere una delle principali appaltatrici di opere eseguite per conto degli Usa sul territorio nazionale (vedi Napoli), e dulcis in fundo il Sindaco: paladino dell’urbanistica contrattata, accecato dalla proposta economica (o meglio imposizione) della Pizzarotti. Eh sì perché in base ad accordi contrattuali Usa-Pizzarotti, sarà l’impresa stessa a gestire tutta la campagna speculativa, oltre a invadere la campagna vera e propria. Operazione che prevede, a compensazione, l’impegno da parte della stessa ad eseguire opere pubbliche a favore del Comune per un importo di circa sei milioni di euro, sulla base della "lista della spesa" del gongolante Sindaco.
Le caratteristiche dell’area prescelta sono da manuale di urbanistica:
- zona a rischio idraulico in quanto fascia di esondazione del fiume Tesina: un fiumiciattolo per nulla tranquillo, non facilmente controllabile e con problemi di portata;
- zona sottoposta a vincolo ambientale-paesaggistico, essendo in gran parte all’interno della fascia protetta di 150 mt. dall’argine del fiume Tesina;
- vicinanza di un corridoio ecologico (percorso arginale) di primaria importanza, settore del futuro parco del Tesina, inserito all’interno di un percorso naturalistico di importanza europea che collega il Nord-Europa con l’Adriatico (la naturale prosecuzione del «sentiero della pace»);
- vicinanza di un sito di interesse comunitario che racchiude l’area delle risorgive, la quale sviluppandosi poco più a nord e procedendo verso sud-est, ne costituisce il nodo terminale. Area molto sensibile per l’equilibrio idraulico del territorio. Da questa zona attingono gli acquedotti che forniscono il servizio alla città di Padova e ad una vasta area delle provincie di Vicenza e Padova;
- zona a destinazione rurale, di primaria importanza, in quanto parte integrante di una vasta area a prato stabile e a seminativo, coltura tipica del luogo e fondamentale per il mantenimento dell’attività agricola nel territorio.
- Il villaggio (sup. territoriale 220.000 mq. - volume edificabile previsto 105.000 mc.) sorgerà in una zona che, viste le caratteristiche di cui sopra, è priva di servizi e sottoservizi primari: collegamento alla pubblica fognatura, allacciamento alla rete elettrica e gas metano, allacciamento alla rete idrica, asporto rifiuti. Sarà un villaggio blindato, chiuso, inaccessibile, ma che si servirà degli stessi servizi dei cittadini del comune di Quinto, la cui fornitura sarà a carico della collettività. Anzi totalmente a carico della collettività perché figurando come «area per servizi militari» usufruirà di varie agevolazioni quali riduzione o esenzione di oneri di urbanizzazione e di tributi comunali, risultando quindi soggetto passivo e oneroso per il Comune stesso;
- Solo per quanto riguarda le risorse idriche si stima che i futuri abitanti del villaggio (circa un migliaio di persone), considerando l’impronta ecologica del cittadino statunitense medio, superiore ai nostri standard usuali (già elevati), consumeranno quasi quanto consumano gli abitanti di Quinto capoluogo (circa 3.200);
- Il villaggio verrà realizzato privo degli standard e dei servizi secondari (scuole, esercizi pubblici, spazi per la collettività …..), normalmente presenti nella maggioranza dei quartieri delle nostre città. Un vero villaggio dormitorio, quindi niente di più, visto che i servizi commerciali, sanitari e ricreativi si trovano all’interno delle basi e quelli scolastici sono previsti riadattando l’attuale villaggio residenziale «Della Pace» (si chiama proprio così) a Vicenza Est. Da considerare, inoltre, che in un ipotetico futuro quando gli Usa avranno terminato i propri progetti imperialistici e le basi in Italia perderanno di interesse strategico, alcuni siti non propriamente militari, verranno dismessi, fra i quali il nostro villaggio. Le abitazioni verranno, quindi, immesse sul mercato immobiliare locale con l’intento di ricercare possibili acquirenti autoctoni; impresa non facile per la presenza di due ordini di problemi:
- Abitazioni con elevato grado di utilizzo, che necessiteranno di consistenti interventi di ristrutturazione, considerando che sono state costruite con standard tipici per la famiglia statunitense, a noi non abituali;
- Totale mancanza delle opere di urbanizzazione secondarie e dei servizi per la cittadinanza. Un onere che andrebbe a pesare sulle casse comunali.
- Il villaggio comporterà un elevato carico urbanistico e un forte impatto sulla viabilità locale, costituita da strade comunali non adatte a supportare un traffico di scorrimento.
Non vogliamo scrivere un trattato sulle opere pubbliche né fare analisi matematica, ma cosa si pensi che resti, a contabilità chiusa, di opere materialmente realizzate?
Non ci resta che ringraziare, per i benefit, l’Impresa Pizzarotti.
Inoltre va rilevato che il sindaco non intende, con la preliminare operazione di trasformazione urbanistica, necessaria per ospitare il villaggio, rinunciare ai progettati sviluppi del proprio Comune secondo le direttive della vigente Legge Urbanistica Regionale. Vuole fare 1+1, anzi 1+1+1, inserendo anche le aree del territorio comunale già oggetto di variante urbanistica, ma non ancora edificate. Così, nel giro di due-tre anni il Comune si vedrà appesantito da una serie di trasformazioni urbanistiche che lederanno le peculiari caratteristiche rurali del territorio.
Ai 220.000 mq., previsti nel territorio del comune di Quinto Vicentino andrebbero agganciati, a sud, nel confinante comune di Torri di Quartesolo, 145.000 mq. che completerebbero così l’insediamento in base ai requisiti richiesti dal NAVFAC. Il sindaco di quel comune, a differenza del suo vicino, per il momento è prudente e non si è lasciato catturare dalle (euro) proposte dell’Impresa Pizzarotti. Infatti, in sede di Commissione Ambiente e Territorio, ha espresso parere negativo alla richiesta formulata dalla Pizzarotti.
Il tutto, senza un minimo accenno né di Valutazione d’Incidenza (vista la vicinanza dell’area del parco naturalistico), né di Valutazione Ambientale Strategica, strumento indispensabile, per un intervento di queste dimensioni. Infatti, l’impatto che l’insediamento, con i consequenziali effetti diretti e indiretti, causerà nel territorio sarà di notevole peso ambientale, tale da non essere fattibile una semplice valutazione basata sul progetto di massima.
E’ indispensabile una procedura preliminare e, a seguire, un processo sistematico che per fasi e cumulativamente, valuti le conseguenze sulle risorse territoriali causate dagli impatti e dalle molteplici azioni che comporterà l’insediamento.
Ma a chi importa? E’ il denaro, il capitale, il potere economico, che prevalgono sugli aspetti naturali - antropologici - ambientali e sociali, e sulla loro salvaguardia.
La natura può attendere, la finanza no. Nota: questa della «colonizzazione totale» del territorio da parte delle forze armate americane, sembra essere una vera e propria strategia imperiale, decisa in modo centralizzato dal Pentagono, e imposta nei vari contesti con la sola mediazione di notabilato locale totalmente asservito ai propri interessi. Almeno, questa è la tesi di un ex urbanista della US Air Force, sostenuta in un recente libro, recensito da Adam Doster su In These Times: recensione pubblicata anche in italiano su eddyburg_Mall
