di: Patrizia Viglino
Il Libano è in ginocchio. Otto giorni di ininterrotti raid militari
israeliani hanno distrutto il paese e massacrato la popolazione
civile. Il bilancio delle vittime sale di ora in ora: 280 persone
uccise la maggior parte delle quali civili inermi. Tutto il Libano
è sotto il fuoco massiccio dei caccia F-16 israeliani e delle navi
da guerra che sparano verso le città, verso Beirut dove è stata
colpita la zona di Asharafiya nel centro cittadino. Nei sobborghi
est della capitale sono state uccise oggi 29 persone. A Beirut
colpita anche una caserma dell'esercito libanese dove sono rimasti
uccisi 11 soldati. Un'intera famiglia di 9 civili annientata nel
villaggio di Aitarun mentre a Nabatya una donna e i suoi tre figli
sono stati uccisi quando un missile ha colpito la loro casa. Il
ministro dell'Informazione libanese Ghazi Aridi accusa Israele di
usare armi incendiare al fosforo sui civili che stanno provocando
il crollo repentino degli edifici civili bombardati. Le armi
incendiare sono bandite dal 1980 e sono state usate ampiamente
dalle truppe USA in Iraq. Già il Ministero palestinese della Sanità
aveva chiesto un ispezione internazionale per monitorare l'uso di
armi proibite sui civili a Gaza, dopo aver riscontrato che molti
cadaveri e feriti presentavano segni di bruciature e giungevano
negli ospedali con gravi mutilazioni.
Il sindaco del villaggio di Srifa, Afif Najdi ha parlato di un
massacro di civili, quindici case sono state distrutte, 12 civili
uccisi tra cui molti bambini e oltre 30 feriti. In tutto il paese è
difficile operare i soccorsi e molti cadaveri non sono stati
recuperati, molti restano sepolti nel macerie dopo il crollo delle
case.
Un nuovo comunicato del governo libanese ha dichiarato che Israele
ha distrutto le principali infrastrutture del paese bombardando
porti e aeroporti, 38 strade di collegamento, 42 ponti, centrali
elettriche, idriche e stazioni di rifornimento di gasolio insieme a
sedi televisive e delle telecomunicazioni in violazione della
Convenzione di Ginevra.
L'autostrada Beirut-Damasco sulla valle della Beka'a è stata
distrutta chiudendo la via di fuga dei civili che in tanti stanno
scappando dalle bombe e dalla distruzione. Si stima che 100.000
civili abbiano già lasciato il paese fuggendo in Siria ma è proprio
durante la fuga che molti sono stati uccisi. Domenica un minibus è
stato colpito a Shamaa nel sud del Libano e 18 persone sono rimaste
uccise, altre tre erano state uccise mentre scappavano verso la
Siria nella loro auto. Ci sono moltissimi bambini tra le vittime ma
la stampa occidentale non divulga le immagini. Un altro minibus di
civili in fuga era stato colpito nel sul del Libano dopo che erano
stati rimandati indietro dalla UNIFIL che secondo quanto dichiarato
da un loro portavoce non avrebbero potuto assicurarne l'incolumità.
Sono morti tra le fiamme, tra loro uomini, donne e bambini.
Si parla di 900.000 rifugiati per lo più dal sud del paese dove più
intensi sono stati i raid aerei. Famiglie rimaste senza casa si
stanno radunando nelle scuole o negli uffici pubblici e persino nei
parcheggi pubblici di Beirut, in una città che si è trasformata in
un inferno.
A essere colpite anche le città costiere come Byblos, la principale
città cristiana di Zahle nel centro del paese e la città di
Ba'albek, nella Valle della Beka'a di grande importanza storica e
archeologica. La missione ONU della UNIFIL denuncia di non poter
operare soccorsi perché i bombardamenti non garantiscono la
sicurezza dei suoi reparti di soccorso. Ad essere colpita anche un
ambulanza della Red Crescent libanese e una sede della Croce Rossa
ad Ansariya, ferendo personale medico, secondo quanto riportato da
al Jazeera. I feriti restano sepolti sotto le macerie e i soccorsi
non riescono a operare per la difficoltà del personale medico di
raggiungere gli ospedali. Anche l'evacuazione dei civili dalle aree
maggiormente colpite è impossibile.
Il primo ministro Fouad Siniora aveva dichiarato che "Ora Israele è
uno stato terrorista che sta commettendo atti terroristici ogni
giorno...Quello che Israele sta facendo è tagliare il Libano in
pezzi", secondo quanto riportato dal quotidiano Ha'aretz qualche
giorno fa.
Di fatto il Libano è tagliato fuori dal resto del mondo e, intanto
che non si arresta il bagno di sangue, nelle ultime 48 ore i
governi stranieri hanno rimandato per ben due volte la decisone di
intervenire per fermare gli attacchi israeliani contro la
popolazione. Il potere del veto USA va ben oltre il raggio di
azione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Bush ordina i
massacri, Tel Aviv esegue e i governi dell'Occidente tacciono.
Intanto che i civili libanesi sono intrappolati senza aiuti, i
paesi occidentali evacuano profughi di serie A, i cittadini
americani, inglesi, italiani, francesi che stanno lasciando il
paese a bordo delle navi. Una vergogna.
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