di: di Virginia Tilley (*) - Counterpunch 12 maggio 2006
Con grande costernazione di quasi tutto il mondo, l´Unione Europea (UE) seguita poi da Norvegia e Canada, ha sospeso gli aiuti finanziari al governo a guida Hamas dell´Autorità Palestinese (AP). La ragione dichiarata è che Hamas non ha riconosciuto il «diritto ad esistere» di Israele o «non ha rinunciato alla violenza», ma l´atto in questo modo va talmente contro il senso comune che la sua logica richiede il nostro più stretto esame.
Diciamolo subito chiaramente: nessun beneficio può derivare da questa politica. Essa può ridurre drasticamente la capacità della AP a governare una popolazione in rovina e disperata. Essa può distruggere la capacità di Hamas a mediare e a contenere le gravi divisioni fra fazioni. Essa potrebbe anche demoralizzare e distruggere l´impegno prolungato dei palestinesi per la democrazia, mandando in rovina la stabilità politica della Palestina e di conseguenza ogni possibilità di un negoziato di pace. Pertanto perché imporre sanzioni che possono sfociare soltanto in una pericolosa disgregazione della situazione politica?
Una certa logica diplomatica potrebbe essere sottesa a questa misura. L´AP stessa fu inventata nel 1995 per gestire la soluzione due - stati implicita in Oslo. Il rifiuto di Hamas a riconoscere il «diritto di esistere» di Israele sembrerebbe negare l´intesa diplomatica che stabilisce la base della sua stessa autorità. Finchè non accetta questi termini, la comunità internazionale potrebbe credere che Hamas ha reso dubbia la legittimità dell´AP.
Sfortunatamente per chi lo propone, questo fondamento logico è caduto in una trappola madornale: la presunzione che Israele stessa sostenga le condizioni di Oslo o la Road Map. Il primo ministro Olmert ha dichiarato in modo esplicito che la Road Map è lettera morta. La sua dichiarata politica di incremento dei coloni nei maggiori blocchi di insediamenti in West Bank è considerata da tutti come il segnale della volontà di Israele di annettersi una crescente porzione di West Bank. L´avanzamento del Muro e la costruzione di insediamenti costituiscono una ampia dimostrazione materiale che questo programma è il «vero programma» di Israele ed è già quasi realizzato. Nessuno denuncia il fatto che questi sviluppi significano lo smembramento territoriale permanente di qualsivoglia «stato» palestinese. Nessuno denuncia il fatto che le condizioni di Oslo sono state vanificate come foschia mattutina
Deve dunque essere evidente anche all´UE, alla Norvegia e al Canada che Israele ha rinnegato l´accordo diplomatico che è alla base del suo riconoscimento da parte dei palestinesi. Quindi perché fingere che Israele non ha gettato nella pattumiera della storia proprio quel trattato di pace che questi paesi ora chiedono con insistenza ad Hamas di approvare?
La prima risposta è sin troppo ovvia: vile capitolazione alle pressioni US. Tutta la comunità internazionale è stata indotta o costretta con la minaccia a una costante adesione formale alla Road Map stando ferma a guardare passivamente mentre US e Israele rendevano la Road Map obsoleta. Il nonsenso diplomatico richiede tuttavia sempre qualche palliativo politico o moralistico.
La storia di copertura è che il riconoscimento da parte di Hamas del «diritto di esistere» di Israele e l´abbandono della lotta armata in qualche modo risusciterebbero le condizioni diplomatiche della Road Map, indurrebbero Israele a un completo ritiro da West Bank e permetterebbero finalmente alla pace di manifestarsi improvvisamente.
Analizziamo questo ragionamento pezzo per pezzo.
Primo, esso semplicemente non è credibile. Tutti convengono che il ritiro di Israele dai maggiori blocchi di insediamenti in West Bank (in particolare le maggiori città di Ma'ale Adumim, Ariel, e Gush Etzion) non è prevedibile. Lo stesso governo di Israele le ha dichiarate permanenti. Nessun attore o combinazione di attori internazionali ha la voglia o il potere per cambiare la politica israeliana: Israele non si ritirerà dai maggiori insediamenti in nessun caso a meno di una emergenza nazionale. Che Hamas diventi improvvisamente condiscendente non costituirà questa emergenza
Secondo, il ragionamento fa proprie asserzioni speciose di Israele circa le logiche arabe a cui solo ristrette minoranze di intransigenti supporter di Israele ancora credono.
La propaganda israeliana sostiene che l´»odio» degli arabi per Israele sia irrazionale, frutto soltanto di giudeofobia, fanatismo religioso, arretratezza culturale e che metodi duri possono determinare la capitolazione degli arabi alla realtà anche mentre l´occupazione continua. Secondo questo modo di vedere la presenza di Israele in West Bank non è in realtà una «occupazione», che sottintende un programma di annessione di territori, ma solo una benevola «amministrazione « a cui Israele è costretta dalla mancanza di volontà collettiva di arabi e palestinesi a riconoscere il «diritto ad esistere» di Israele.
La sospensione dei finanziamenti conferma questa fantasia del sostenere che Hamas ha rifiutato l´autentica «promessa di pace» di Israele a causa del suo dogmatismo islamico del rifiuto e non perché Hamas ha l´evidenza grafica che Israele non ha intenzione di concedere ai palestinesi uno stato indipendente. In questa contorta visione, tagliare i fondi vitali dovrebbe costringere Hamas a ripensare questa «irrazionalità», abbandonare il suo «estremismo», riconoscere il «diritto ad esistere « di Israele e metter fine a ogni azione ostile nei suoi confronti. Hamas e l´AP saranno quindi premiati (si lascia capire vagamente) con un ritorno alla Road Map.
A parte la sua evidente stupidità (è del tutto chiaro che US e Israele stanno eliminando le condizioni per la Road Map il più velocemente possibile) problemi più radicali affliggono questa nozione di carta. Perchè se esaminiamo più direttamente cosa viene chiesto di fare ad Hamas, nulla di questo ha più senso.
Cosa significa esattamente il «diritto ad esistere»? Non vi è nessun diritto ad esistere per gli stati dal punto di vista della legge internazionale. La formula è apparsa nella diplomazia internazionale unicamente in riferimento ad Israele. Essa non significa semplicemente «riconoscimento diplomatico», che è il «fatto» dell´esistenza. Esso non significa nemmeno riconoscere il diritto di Israele all´auto-determinazione, altrimenti si userebbe proprio quella espressione.
Fingiamo per un momento che ad Hamas venga chiesto di riconoscere Israele nel normale senso diplomatico. In questo caso tuttavia, la posizione dell´UE è insostenibile perché il riconoscimento diplomatico di uno stato di norma richiede una specifica e vitale informazione : «diritto ad esistere» dove?». I confini di Israele non sono segnati. Anche le sue mappe per questi confini non sono note; con impressionante arroganza Mr Olmert ha annunciato che non potremo conoscerle prima del 2010.
E´ assolutamente legittimo che Hamas chieda una chiara definizione dei confini israeliani prima di riconoscerli. Dovrebbe essere una esigenza impellente anche per la comunità internazionale avere la conferma di dove questi confini si collocano prima di insistere che Hamas riconosca il diritto di Israele ad essi. Altrimenti il riconoscimento del «diritto ad esistere» di Israele potrebbe significare che Israele ha «diritto ad esistere» entro qualsivoglia confine essa scelga negli anni a venire.
Poichè i palestinesi stanno perdendo molto di ciò che gli è stato lasciato della loro terra originaria per questa indeterminatezza, Hamas si rifiuta di approvarlo. E´ questa una intransigenza estremistica islamica che autorizza il congelamento dei fondi? Proviamo a fare un piccolo esperimento: verrebbero i governi canadesi o norvegesi o inglesi o francesi messi in discussione a livello internazionale per il fatto di non riconoscere il «diritto ad esistere» di uno stato confinante che stia insediando con la forza militare la sua stessa popolazione etnicamente definita entro città circondate da mura ed enclaves nei territori nazionali del Canada, della Norvegia, dell´Inghilterra o della Francia, mentre promette di suddividere queste nazioni in «cantoni»?
In mancanza di confini certi, il riconoscimento del «diritto ad esistere» deve significare qualcosa d´altro. E in effetti è proprio così. E´ chiaramente implicito nel termine il diritto di Israele a esistere come «stato ebraico». In altre parole il «diritto» che Hamas è chiamato ad accettare è che Israele può legittimamente costituirsi come uno stato in Palestina che è popolato e governato primariamente da ebrei, primariamente per ebrei. Tale stato sarebbe quindi autorizzato da Hamas a sostenere qualsiasi legge e politica necessaria a preservare la sua maggioranza ebraica anche rifiutando il ritorno dei rifugiati palestinesi secondo gli obblighi della legge internazionale. O costruire un imponente Muro sul territorio palestinese progettato per proteggere lo stato ebraico dalla «minaccia demografica» della massa di cittadini non ebrei e cioè palestinesi. Israele sarebbe anche legittimata per le azioni del passato sulla stessa agenda, come l´aver espulso dalle loro case i palestinesi nel 1948, e per i piani futuri come quello di confinare la popolazione indigena della Palestina in «cantoni».
La leadership israeliana ha dichiarato tutte queste misure necessarie a preservare Israele come uno «stato ebraico e democratico», come è scritto nella Legge fondamentale di Israele (e ribadito da Mr Sharon, da Mr Olmert e da quasi tutti i partiti di tutto lo spettro politico). E tuttavia non è solo il fatto di questa dichiarata politica di pulizia etnica, ma il diritto di Israele di perseguirla, che è compreso nella frase «diritto ad esistere».
Di qui l´aspra riluttanza da parte dell´OLP, degli stati arabi e di gran parte dei mussulmani del mondo ad accettare ciò per molti decenni. Essi hanno abbandonato questa posizione nel 1989-90, per una pragmatica scelta a favore di una soluzione a due stati. Non può allora l´UE insistere che Hamas riconosca il «diritto ad esistere» di Israele se l´OLP, l´AP e tutti gli altri governi nel mondo lo hanno riconosciuto?
Il problema è che il quid pro quo che è alla base di questo riconoscimento, formalizzato nel processo di Oslo, ora è palesemente andato in frantumi a causa della unilaterale annessione di territori da parte di Israele. Lo smembramento della West Bank in cantoni ha eliminato ogni speranza di uno stato palestinese autonomo. La soluzione due-stati non sta funzionando. In queste condizioni dovrebbe Hamas riconoscere il «diritto ad esistere» di Israele se il riconoscimento comporta ad un tempo l´eliminazione della sovra-nità palestinese?
Il problema più imbarazzante tuttavia è che l´UE stessa non ha esplicitamente riconosciuto il «diritto di esistere» di Israele in questo senso. E neppure il Canada e la Norvegia. Non lo hanno fatto le NU. Essi non l´hanno fatto perchè non possono farlo.
Questo sorprenderà qualcuno, ma le NU non hanno usato il termine «stato ebraico» dal 1947. La risoluzione 181 poi reclamava uno «stato ebraico» e uno «stato arabo», con i confini manipolati in modo da disegnare una separazione di maggioranze ebraiche e arabe in ogni stato. Ma il tentativo fu reso vano quando i sionisti forzarono l´Israele a stabilirsi su una estensione molto più grande di territorio che in totale conteneva una maggioranza sostanziale di arabi e cacciarono gran parte degli arabi residenti. In quanto rifugiati, secondo la convenzione di Ginevra, questi arabi residenti hanno il diritto al ritorno alle loro case, villaggi, paesi e città. Ma il loro ritorno farebbe venir meno la maggioranza ebraica in quello che divenne «Israele», così Israele non lo ha permesso.
Quindi le NU non possono confermare Israele come uno stato ebraico (e cioè uno stato che può legalmente sostenere una maggioranza ebraica) senza contraddire la legge internazionale riguardo al diritto dei rifugiati. Quando le NU si riferiscono a «Israele» oggi ciò non significa Israele come «Stato ebraico» nei vecchi termini di maggioranza etnica del 1947, perchè Israele non ha acquisito nessun diritto a una demografia etnica che escluda il ritorno dei rifugiati.
Inoltre, i tempi sono semplicemente cambiati. Nel 1947, il nazionalismo etnico aveva ancora un qualche tardivo significato, anche se esso era già screditato dallo spaventoso abuso provocato da Germania e Giappone. Al giorno d´oggi , riconoscere il «diritto» di uno stato a conformarsi legalmente come uno stato a maggioranza etnica, violerebbe chiaramente le convenzioni delle NU sui diritti umani e sulla non-discriminazione. Le NU e l´UE pertanto non possono apertamente approvare il diritto di Israele a darsi questa veste. Ciò farebbe a pezzi gli sforzi internazionali in Ruanda, Sudan, Kashmir, Afghanistan, Kosovo, e in molti altri punti di crisi.
Così gli US hanno attratto l´UE, il Canada e la Norvegia in una trappola. Se essi ritengono che Hamas debba riconoscere Israele come uno stato ebraico (con il diritto di preservare una maggioranza etnica ebraica) allora devono chiaramente affermare che ciò significa approvare un governo a maggioranza etnica. Ma essi stessi non possono esplicitamente approvare il diritto di Israele a una etnocrazia perchè questo sarebbe in contraddizione con la legge internazionale come anche con la loro stessa diplomazia in una moltitudine di altre zone di conflitto, Così su quale base possono chiedere ad Hamas di fare ciò?
Peggio per loro, essi hanno aderito a norme internazionali nell´insistere che lo stato di Palestina deve accettare una stabile democrazia che assicuri gli stessi diritti a tutti i suoi cittadini indipendentemente dalla religione o dalla razza. Ma se chiedono questo standard ai palestinesi, perchè non chiedere lo stesso standard agli israeliani?
Ma se chiedessero a Israele questo standard, allora l´intero fondamento logico per la soluzione due-stati si dissolverebbe. La Road Map è basata sul presupposto che l´unica soluzione pacifica possibile in Palestina sta nell´insediare uno stato per gli ebrei e di un´altro per tutti gli altri. Se il «diritto ad esistere» di Israele non comprendesse il sostegno a una maggioranza ebraica (che esige una legislazione discriminatoria, di pulizia etnica, di requisizione di terre, e di ingegneria sociale) allora la logica etnica che supporta i due stati scomparirebbe. Come accettare di comporre due stati secolari democratici che stiano vicini l´uno all´altro in questo piccolo territorio? Nessuno può formulare una risposta perchè la demografia etnica è il suo solo fondamento logico.
Così che cosa stanno chiedendo di fare l´UE, la Norvegia e il Canada ad Hamas? Riconoscere Israele come uno stato etnico con un «diritto ad esistere» dovunque esso decida di stabilire i suoi confini anche se così facendo significherebbe non solo il suicidio nazionale palestinese ma violerebbe i principi che governano la loro stessa diplomazia come anche le loro leggi interne e valori circa la non-discriminazione? O si pensa che sia Hamas a risolvere il problema riconoscendo il «diritto ad esistere» di Israele semplicemente come uno stato normale, anche se stato «normale» (non etnico) dovrebbe di conseguenza obbligare Israele a permettere ai rifugiati palestinesi il ritorno - in questo modo significando che l´UE, la Norvegia e il Canada non appoggiano Israele nel pretendere una maggioranza ebraica?
Questo enigma avrebbe dovuto impegnare diplomatici, parlamentari e ministri degli esteri nelle loro stanze riservate nel tentativo di venir a capo delle loro stesse posizioni, piuttosto che tentare di affamare i palestinesi fino alla capitolazione di Hamas. Perchè non è solo il congelamento degli aiuti che è diventato un evidente nonsenso. Lo è diventata anche l´intera logica della Road Map.
Possano coloro che l´hanno proposto nelle capitali estere giacere insonni nei loro letti contemplando il loro stesso stato confusionale e le conseguenze terribilmente sanguinose che esso probabilmente provocherà.
(*) Virginia Tilley è professore associato di Scienze politiche e Relazioni internazionali , presso le Università Hobart e William Smith , e autrice di « «la soluzione a uno-stato: Un varco per la pace nel punto morto israelo-palestinese» . Attualmente si trova al Centro di studi politici, Johannesburg, Sud Africa e è possibile contattarla a tilley@hws.edu
(traduzione a cura di vincenzo tradardi)
