di: Gideon Levy-Haaretz, 5 novembre 2006
È in corso un bagno di sangue a Beit Hanun. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) infieriscono con violenza, uccidendo almeno 37 persone in quattro giorni? e l´opinione pubblica israeliana sbadiglia, indifferente. Un comandante di brigata dice ai suoi soldati che hanno
ucciso 12 persone in un solo giorno: «Avete vinto 12 a 0»: i soldati rispondono con uno smagliante sorriso. Questo è il livello morale da noi raggiunto, dopo una lunga e scivolosa discesa: la vita umana ora non vale più nulla.
Ne abbiamo avuto la prova alla fine della settimana, per bocca del generale Elazar Stern, il capo della Direzione del personale dell´IDF, uno che talvolta si lascia sfuggire la verità. «L´eccessiva preoccupazione per la vita umana, da parte dell´IDF, ha portato ad alcuni degli insuccessi nella guerra nel Libano e questo non dovrebbe accadere», ha commentato Stern a Canale 7. Stern andrebbe lodato per la franchezza delle sue parole: coloro che si imbarcano con intollerabile leggerezza in una futile guerra per scelta, non possono permettersi il lusso di mostrare sensibilità per la vita dei propri soldati. In guerra i soldati non solo uccidono, sono anche uccisi. Questo avrebbe dovuto essere chiaro in anticipo.
Ma le osservazioni del generale sono pure macchiate di ipocrisia: coloro che uccidono in pochi mesi più di 1.000 libanesi e 300 palestinesi, per discutibili motivi, non hanno il diritto di parlare di sensibilità per la vita umana. Il fatto che la protesta pubblica contro la guerra non sia esplosa dimostra che, dopo aver perso sensibilità per la vita degli altri, stiamo anche gradualmente perdendo la sensibilità per quella dei nostri figli, inutilmente uccisi. Il disprezzo per la vita umana inizia dalla vita degli arabi, e finisce con quella degli ebrei.
Quanta strada abbiamo percorso da quando, per quanto con ipocrisia, parlavamo di «purezza delle armi»! Questo concetto è stato totalmente cancellato dal vocabolario. Quanta strada abbiamo percorso da quando eravamo orgogliosi del fatto che, diversamente dagli arabi, cercavamo di non uccidere civili innocenti! E adesso siamo arrivati alla scandalosa realtà della seconda guerra del Libano. Per esempio, il numero di persone uccise da Israele non solo è 10 volte superiore a quelle uccise da Hezbollah, ma il numero di soldati uccisi da Hezbollah è tre volte superiore a quello dei civili, mentre il numero di civili libanesi uccisi da Israele è circa tre volte superiore al numero di combattenti di Hezbollah. Allora, quali sono le armi più pure? Un giornalista di The Guardian , attualmente in Israele, è rimasto impressionaato nell´udire che questi numeri non sono stati oggetto di discussione pubblica, qui.
L´attuale stadio di declino etico è iniziato con gli assassinii mirati nei territori. Quando sono cominciati, si discuteva ancora se fossero legali e giusti. Chi ricorda che gli assassinii erano un tempo limitati (per lo meno a parole), alle «bombe ad orologeria»? L´Alta Corte di Giustizia, nella sua codardia, ha evitato per anni di prendere posizione sul problema, malgrado le petizioni che le erano presentate. E il piano degli assassinii è cresciuto e si è dilatato, fino a raggiungere dimensioni mostruose.
Negli ultimi mesi, quasi nessun giorno è trascorso senza che si uccidessero palestinesi a Gaza. Invece di chiedersi il motivo, abbiamo un primo ministro che si vanta, alla Commissione parlamentare per gli Affari Esteri e la Difesa, di circa «300 terroristi» morti in quattro mesi, come se le uccisioni fossero in sé un grandioso risultato. Questo è quanto apprendiamo da Ehud Olmert: qualcosa di incommensurabilmente più grave di tutta la corruzione che gli si attribuisce.
Nessuno ha chiesto chi erano le vittime, se tutti meritavano di morire, quale beneficio ottenga Israele da tutte queste uccisioni all´ingrosso. Oltre allo spaventoso numero di civili ammazzati, fra cui decine di donne e bambini, dovremmo anche domandare se ogni persona armata a Gaza - ve ne sono decine di migliaia - meriti di essere condannata a morte, senza processo. Il giorno in cui l´IDF ha dato inizio agli assassinii mirati, la nostra sensibilità per la vita umana è stata condannata a scomparire.
L´IDF opera nella cittadina di Beit Hanun ormai da diversi giorni. L´Operazione Nubi d´Autunno ha apparentemente lo scopo di colpire i lanciatori di Qassam, ma nel frattempo ha solo portato più Qassam su Sderot - oltre alle morti, alla distruzione ed al terrore che semina nel cuore dei 30.000 abitanti della cittadina. Di recente, sono stato due volte nella casa della famiglia di Abu Ouda, a Beit Hanun: la prima quando una bomba ha distrutto la loro abitazione; la seconda quando dei soldati hanno ucciso il padre, suo figlio e la figlia, innocenti di ogni delitto. E questo era prima dell´Operazione Nubi d´Autunno.
E come presenta la stampa israeliana «Nubi d´Autunno»? Su Maariv, martedì, c´era bisogno di una lente di ingrandimento per trovare una nota sbrigativa sull´uccisione di 10 palestinesi in un solo giorno; lo stesso vale per Yediot Ahronot. I due giornali più diffusi del Paese mostrano un livello di disumanizzazione disgustoso. Che il commentatore militare di Yediot Ahronot, Alex Fishman, asserisca che uno degli scopi di «Nubi d´Autunno» è di far esercitare le truppe per la «grande operazione» non scatena nessuna protesta. Che l´IDF si imbarchi in
«esercitazioni» in una zona densamente popolata, seminando morte e distruzione, non dimostra forse uno spaventoso disprezzo per la vita umana?
Le uccisioni quotidiane a Gaza sono menzionate a malapena. Operazioni futili, che hanno lo scopo di restituire all´IDF l´onore perduto, non suscitano alcun dibattito circa il loro scopo, l´eticità, le probabilità di successo. Nessuno si meraviglia del rapporto fra il danno causato dai Qassam e quello delle morti e delle distruzioni - fra cui il bombardamento della centrale elettrica - a Gaza, dove un milione e mezzo di persone sono in gabbia, in miseria ed alla fame.
Queste futili operazioni non fermeranno i Qassam, che hanno lo scopo di ricordare dolorosamente, a noi e al resto del mondo, la pena degli abitanti di Gaza, in prigione e boicottati: nessuno la noterebbe, se non fosse per i missili. Il sistema per combattere i Qassam è quello di por fine al boicottaggio, di sedersi al tavolo dei negoziati e di raggiungere un accordo. Altrimenti continueremo a scivolare nel baratro, diventando indifferenti alle loro morti, e presto anche alle nostre. Ascoltate il generale Stern.
