di: Roger Assaf, Issam Bou Khaled. Kam al Chayya, Rawya El Chab...
Beirut , 15 luglio 2006
Cari amici
vi mandiamo questo messaggio dal centro culturale Sunflower. Il laboratorio dell'associazione SHAMS (giovani-teatro-cinema) sulla circonvallazione Toyyouneh di Beirut dove la cittā si incontra con la periferia meridionale.
Noi siamo vivi.
Noi stiamo lavorando.
Il nostro teatro č aperto. Un gran numero di persone (principalmente giovani ovviamente) sta convergendo sul nostro centro malgrado le bombe che sporadicamente cadono, il cui obiettivo preciso č quello di isolare i quartieri e interrompere le comunicazioni.
Noi ci esprimiamo.
Noi discutiamo.
Noi facciamo circolare le informazioni.
Abbiamo creato una modesta rete di coordinamento fra organizzazioni umanitarie e sociali e gruppi di rifugiati che vengono dal sud del paese e dalla periferia di Beirut (l'obiettivo principale dei bombardamenti israeliani).
Noi deploriamo la posizione ufficiale dei governi occidentali e dei loro insopportabili e farisaici media (con la consapevolezza che essi non sono rappresentativi di tutta la popolazione) nel momento in cui noi abbiamo bisogno di gesti internazionali di solidarietā umana.
Noi raccogliamo cittadini libanesi di tutte le regioni e di tutti gli ambienti (intellettuali, artisti, operatori sociali, studenti, cristiani, mussulmani, drusi, comunisti, socialisti, credenti, atleti, agnostici).
Senza adottare le tesi ideologiche e guerrafondaie di Hezbollah,
Senza accettare la retorica irresponsabile dei mercanti di petrolio arabi o dei milionari libanesi,
Noi rivendichiamo il diritto di condannare i crimini impuniti dello stato teocratico di Israele contro i nostri bambini, i nostri familiari, i nostri quartieri urbani, i nostri villaggi meridionali e la inescusabile complicitā dell'Europa nei confronti del genocidio palestinese e dell'urbanicidio libanese.
Quanto a noi,
Noi siamo in uno stato di profonda pace e amicizia.
Noi amiamo la vita senza scudi e senza elmetti.
Noi non abbiamo bisogno di carriarmati che girino intorno.
Noi non abbiamo bisogno di media internazionali che ci dicano cosa pensare.
La nostra autocoscienza non č diretta nč da Damasco, nč da Teheran, nč da Tel Aviv, Washington, Parigi o dalle UN.
Essa č una radicata umanitā. Una umanitā calpestata dagli eserciti del mondo civilizzato, abbandonata dai "Diritti umani" che sono gelosamente riservati a coloro che li promulgano.
Noi stiamo bene. E voi?
Roger Assaf, Issam Bou Khaled. Kam al Chayya, Rawya El Chab. Zeina Saab De Melero, Said
Serhan, Fadi el Far.Tarek Ātoui.Sami Leo Halabi
