di: Leonello Zaquini
Cari amici, parenti, conoscienti ... persone che credo
interessate,
Sono partito dalla Svizzera (dove parecchi di voi sanno che abito,
come emigrante«extracomunitario») e sono andato a Roma, al«convegno
dei girotondi».Sabato e domenica scorsi.Vi passo qualche impressione. A ruota libera.
- I«girotondi» si sono organizzati. Da non credere: è stata fondata una nuova associazione (libera cittadinanza).
- Il teatro Vittoria è sempre stato pieno, dalla mattina alla sera, ma durante gli interventi di Veltri e Travaglio, l´afflusso del pubblico era tale che se fosse arrivato qualcuno di più, dove lo mettavamo? Me lo domandavo, da bravo«svizzero», preoccupato degli aspetti organizzativi. Avevo pensato che, se ne fossero arrivati altri, avremmo potuto ospitarlo nei gabinetti. Ma per fortuna non ne sono arrivati altri.
- Nella stessa sala del teatro Vittoria a Roma avevamo già invitato, anni fa, un ex presidente della repubblica. In quello stesso luogo aveva detto:«ci hanno abituato ad un giornalismo che i fatti li racconta in un modo tale che quelli che li conoscono, perchè c´erano, non li riconoscono». Leggere l´indomani i resoconti sui giornali è stata la solita ma sempre sconcertante sorpresa:«chi conosceva i fatti, perchè c´era, non li riconosceva».
- Franca Rame ha raccomandato di non dimenticare che i politici
di professione soprattutto non ti ascoltano. Lei lo sa meglio,
adesso che li frequenta di più. Il suo era un intervento in
equilibrio, baricentrico, tra il discorso politico, filosofico, ed
film
dell´orrore. (Ma forse il suo era un pò anche un pezzo di
teatro).
Insomma, ci ha detto di avere raccontato di avere sgozzato il figlio. E per questo di dover tenere la mano, sporca di sangue, infilata nella borsetta. Mentre il sangue della mano le inzacchera anche i documenti, se ne lamenta con un«politico» il quale reagisce con un appassionato e coinvolto«Ah, . . . bene . . .«, lo sguardo rivolto atrove e la mente ad altro.
Ecco, allora tutto appare chiaro e convincente: a parlare coi politici, nella speranza di essere ascoltati, occorre andarci in centomila. Ed è quello che stiamo cercando di organizzarci per fare, dato che andarci da soli non basta, nemmeno se hai sgozzato il figlio per farti ascoltare. - Rita Borsellino ci ha riferito del legame stretto e diretto,
che è necessario che si stabilisca tra il candidato e gli
elettori,
e che va dal redigere il programma di governo, al fissare gli
obiettivi del lavoro futuro... ecc ecc.
L´esperienza della Sicilia, benchè purtroppo non coronata dal successo, insegna comunque moltissimo.
In compenso il«giornalismo» (virgolette d´obbligo) ha cancellato tutto questo dibattito, che non era nemmeno breve. Hanno preferito concentrare l´attenzione dei lettori su una battuta di Paolo Flores d´Arcais, il quale ha detto:«se continuano cosi´, io credo sia opportuno non votarli più». Qualcuno lo ha applaudito. Franca Rame dalla platea ha ribattutto:«Io credo che sbagli». Qualcuno la ha applaudita.
Nessun intervento successivo ha ripreso l´argomento, nè altri precedenti lo avevano anticipato. Il tutto si è svolto nel giro di pochi secondi.
Pochi secondi, ci tengo a dirlo perchè temo che se avete letto qualche giornale, voi ne abbiate ricavato l´impressione che io sia andato fino a Roma, per discutere sul tema:«per chi votare la prossima volta?». Non era cosi´. - Che dire dell´ intervento del«Partito giovani, per l´Italia
del futuro»? Il ragazzo che ha fatto l´applauditissimo
intervento,
poteva essere un«reduce dei girotondi?»
Bel problema! Vediamo . . . .
All´ epoca del Palavobis, lui probabilmente faceva le elementari. Alla stagione dei girotondi, quindi, i girotondi li faceva di certo anche lui! (Anche se non esattamente come i nostri).
Come negare che si trattava anche lui di un«mesto, reduce della stagione dei girotondi»?
