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Una spirale di immoralità

Piero Ricca - Intervento di Marco Vitale in occasione della presentazione del volume "Il caso Ambrosoli, mafia, affari, politica" svoltasi a Milano lo scorso 12 luglio

 "L'Italia è caduta in una spirale di illegalità e immoralità che non ha eguali in nessun Paese avanzato: questa è la causa prima del declino economico". Ha rivolto uno sguardo severo al presente Marco Vitale, economista liberale, già collaboratore del Giornale di Montanelli, in occasione della presentazione del volume "Il caso Ambrosoli, mafia, affari, politica", svoltasi a Milano lo scorso 12 luglio. "Il nuovo ordinamento giudiziario è all'insegna della punizione della magistratura" - ha proseguito Vitale - mentre "in piena controtendenza con i maggiori Paesi, abbiamo reagito agli scandali finanziari ridicolizzando il reato principe del falso in bilancio". In attesa di sentir definire anche Vitale un "comunista giustizialista", ecco alcuni stralci del suo intervento.

La memoria di Ambrosoli cresce quanto più il livello di legalità del Paese cade. Ambrosoli si trasforma così da icona della memoria in frammento di speranza, emblema della società civile, pacifica, normale nella quale vorremmo vivere e dalla quale ci sentiamo invece sempre più lontani.

Non è pacifico, normale, civile vivere in un Paese dove:

  • il lavoro nero è pari al 27% del Pil (fonte Ocse), segnando il fallimento di tutte le leggi per l'emersione del sommerso;
  • l'evasione fiscale è di 200 miliardi di euro, più del doppio che in Francia (fonte Secit);
  • il fatturato annuo delle mafie è stimato in 90 miliardi di euro e il patrimonio delle mafie è stimato in mille miliardi di euro (fonti varie, compresa la procura nazionale antimafia)
  • gli affiliati alle mafie sono 1,8 milioni di persone, di gran lunga la maggiore impresa del Paese (fonte Dia e relazione Commissione Antimafia 2003)
  • un'impresa come Parmalat può creare la più grande frode aziendale di tutti i tempi, attraverso un'attività durata almeno 15 anni, senza che nessuno se ne accorga (amministratori, sindaci, revisori, Consob, banche, Bankitalia) e con sanzioni che si preannunciano all'acqua di rose;
  • in un documento della direzione investigativa antimafia si legge che lavorano per la Mafia Spa il 27% dei calabresi, il 12% dei campani, il 10% dei siciliani, il 2% dei pugliesi;
  • la stordente successione dei condoni fiscali ed edilizi ha semplicemente cancellato il concetto stesso di legalità in questi settori;
  • le leggi ad personam per salvare dalla legge penale la criminalità economica di alto rango sono all'ordine del giorno;
  • i conflitti di interesse sono endemici e schiaccianti, da quelli enormi della presidenza del Consiglio, a quelli del vertice del campionato di calcio, a quelli del sistema televisivo;
  • da alte cariche dello Stato si legittima il lavoro nero, l'evasione fiscale, la convivenza con la mafia;
  • invece di por mano seriamente ai gravi problemi del sistema giudiziario, si concentrano gli sforzi nel tentativo di far passare un nuovo ordinamento giudiziario all'insegna della punizione, dell'umiliazione, della subordinazione della magistratura, tanto da essere dichiarato palesemente e gravemente anticostituzionale dal capo dello Stato;
  • un esponente di spicco, benché discusso, della vita economica quale Carlo de Benedetti, può parlare sul Washington Post di una perversa e non scritta alleanza fra politici finanzieri e industriali che sta lentamente distruggendo l''talia";
  • la Banca d'Italia, dal prestigio altissimo di cui godeva ai tempi di Baffi Sarcinelli e Ambrosoli è caduta a un bassissimo livello di credibilità e a un'immagine di preoccupante parzialità;
Non suonano così sorprendenti le seguenti parole risultanti da un'intercettazione di un esponente di spicco di una famiglia mafiosa ("In tutti i paesi civili ci sono quattro poteri: politico, civile, militare, e noi"), se:
  • il vescovo di Trapani lancia un accorato appello diretto in primo luogo alla Chiesa stessa: "C'è troppa gente che subisce il fascino nefasto dei poteri illegali, mafia e quant'altro. Dobbiamo aiutarli ad aprire gli occhi. Si ha l'impressione che qualche volta gli organi dello Stato non favoriscano lo sviluppo; sicché un contropotere negativo che offre delle opportunità può apparire come un male minore di fronte all'assenza istituzionale" Qualche volta il mondo ecclesiale si è trovato con il silenziatore in bocca. Invece il mondo ci chiede di far luce, di essere voce di verità;
  • il presidente della Confindustria calabrese scrive a Ciampi chiedendo l'intervento dell'esercito, perché "la Calabria è già militarizzata dai boss della 'ndrangheta, sono loro i padroni del territorio";
  • dall'ultima relazione della Corte di Cassazione emerge che "in Calabria è in atto un vero e proprio attacco alla vita democratica portato avanti con sistematicità contro i pubblici amministratori";
  • il procuratore nazionale antimafia Vigna dichiara: "Oggi la mafia esercita ed espande il controllo del territorio con la conquista di posizioni economiche dominanti o addirittura monopolistiche dalla mafia è in atto un vero e proprio attacco alla Costituzione";
  • il vicepresidente di Confindustria, il siciliano Ettore Artioli, denuncia una caduta di tensione morale che agevola tutta questa drammatica situazione;
  • a Gela si compiono 280 attentati all'anno dei quali gran parte commessi da baby killer sfuggiti all'obbligo scolastico, mentre il coraggioso ma isolato sindaco dichiara: "Abbiamo tutti i presupposti per lo sviluppo, ma senza legalità non si può costruire niente";
  • mentre, di fronte all'ondata internazionale degli scandali finanziari, i maggiori Paesi irrigidiscono le pene e alzano le difese, noi in piena controtendenza ridicolizziamo il reato principe del falso in bilancio e non sappiamo varare una decente legge sul risparmio;
  • il sindaco di Milano gioisce per l'approvazione unanime della giunta della proposta di apporre una targa in onore di Bettino Craxi proprio nel luogo in cui questi riceveva i frutti della corruzione, definendo "controverso" un personaggio condannato a dieci anni dalla Cassazione per corruzione e finanziamento illecito, e ad altri 17 anni in altri cinque processi, un personaggio che ha chiuso da latitante sottraendosi alla Giustizia del Paese che aveva governato per quattro anni.
Potrei continuare a lungo con questa litania - ha conclusoVitale - ma credo che basti. Uomini come Ambrosoli si sono battuti per quei valori fondamentali, necessari per non consegnare il Paese agli uomini dell'illegalità, "gli uomini delle tenebre", come li chiamava Bonvesin de la Riva. Ecco perché il suo nome risuona per noi come un frammento di speranza. Oggi l'illegalità, sia nella forma della criminalità dei colletti bianchi e della corruzione politica, che in quella paramilitare della criminalità organizzata, è largamente vincente, anzi assolutamente dominante, tanto da sembrare invincibile. Ed è questa anche la causa prima del declino economico, soprattutto ma non solo nel Mezzogiorno.
Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2006-03-15 23:05

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