Una Costituzione incostituzionale
La maggioranza di centrodestra cerca di imporre all’Italia una costituzione incostituzionale. E i lettori non hanno qui bisogno di una spiegazione sugli effetti prodotti dalla devoluzione, dall’annichilimento imposto al capo dello stato e dal potere illimitato e senza controllo regalato al premierato assoluto. Se procede questo disegno è assai probabile che un potere capace di autoperpetuarsi impedisca proprio quell’alternanza al governo del paese che si dice sia la conseguenza fisiologica dell’assetto bipolare.
E’ ormai urgente che si affronti la necessità di contrastare questa corsa allo scasso della democrazia. Dall’interno dei movimenti che hanno in questi ultimi tre anni lottato contro l’anomalia istituzionale nasce una proposta di mobilitazione per affrontare con ragionevoli speranze di vittoria il referendum confermativo necessario dopo che il Parlamento avrà approvato la legge con una maggioranza inferiore ai due terzi. Una carovana per la costituzione dovrà toccare città grandi e piccole, secondo un calendario di appuntamenti settimanali. Con un stile di intervento capace di toccare tutti i registri, dal dibattito scientifico alla festa popolare, si dovrà illustrare l’impianto fondativo della Carta, le sue intenzioni in parte inattuate, il suo carattere progettuale. Allo stesso tempo si dovrà spiegare i danni che stanno per esserle inferti, le conseguenze micidiali sulla democrazia. L’azione volta a informare e mobilitare i cittadini sarà tanto più efficace quanto più sarà realizzata in modo unitario e corale da parte di movimenti, associazioni, sindacati, partiti.
Il dialogo in rete, già intenso su questo progetto appena abbozzato, mostra una certa varietà di punti di vista. Uno in particolare riassume le preoccupazioni principali dei militanti di sinistra. Lo sforzo a difesa della costituzione è considerato necessario ma viene giudicato di natura conservativa, e quindi ben distinto dall’impegno nella definizione di programmi validi e forme organizzative adeguate per la nuova sinistra. Insomma la politica propositiva è qualcosa di più della semplice salvaguardia della costituzione.
Sotto il profilo logico è una distinzione perfino ovvia: benché progressiva la costituzione non è di parte e quindi la sua difesa non può essere confusa con un programma di sinistra. Ma c’è modo e modo di distinguere. Se si pensa a quanto –non poco- c’è di inapplicato nella costituzione, vi si troverebbe materia per nutrire, anche se non esaurire, un programma di sinistra: oggi l’uguaglianza, il lavoro, la libertà non sono sperimentati da milioni di persone secondo quella pienezza che la Carta prometteva loro. E al confronto con la reale pratica quotidiana dei diritti immaginati dal costituente, la sola applicazione integrale dei principi costituzionali rappresenterebbe una prospettiva meravigliosa.
Ma questa logica ci porta fuori strada perché ci avvia nel mondo dei sogni, mentre ora viviamo in quello degli incubi. Infatti se passa la riforma incostituzionale dovremo lottare non per un programma di sinistra ma per l’elementare salvezza della libertà e della democrazia. Questo è il primo punto. E se l’elettorato di centrodestra avesse un minimo di fantasia dell’imprevisto dovrebbe, in modo speculare al nostro, temere che il potere assoluto disegnato per il dominio del suo capo possa per caso finire nelle mani di una maggioranza avversa, e magari vendicativa quanto l’attuale.
Dunque, prima di tutto uscire dall’incubo. Sbarrare la strada alla concessione di un potere senza limiti a un soggetto ineleggibile, campione indiscusso dell’interesse privato. Rimandarlo al sereno godimento dei suoi miliardi. Liberare la repubblica da un’anomalia che ci colloca fuori dal consesso dei paesi civili. Ma, anche qui, c’è modo e modo di farlo. Qui interviene il pensiero di sinistra, e si entra nel contesto toccato dall’articolo di Asor Rosa. Se facciamo sforzi faticosi per liberarci dell’anomalia italiana, a lavoro finito non avrebbe senso accontentarsi di una politica che si adatta a qualche aggiustamento, se non addirittura alla manutenzione più accorta delle pessime leggi volute dalla maggioranza precedente. Se ce la facciamo, vogliamo più uguaglianza, lavoro, libertà, e più varie possibilità nei modi di usufruire di queste conquiste. Vogliamo uscire dalla pace guerreggiata nell’Iraq, vogliamo una politica estera europea indipendente dal potere unipolare e dalla sua dottrina della guerra preventiva, vogliamo una ricostruita potestà dell’Onu su tutte le crisi internazionali, non solo quelle dove la crosta terrestre custodisce il petrolio.
Fosse solo per semplice amor di patria, la coalizione di centrosinistra deve assolutamente vincere le prossime elezioni, le regionali e le politiche, come ha vinto le suppletive di ieri. Ma già oggi un coro interessato spiega la vittoria con le virtù del moderatismo, mentre invece è la volontà di voto del nostro elettorato che si è affermata sull’assenteismo altrui. La stessa volontà moltiplicata deve cancellare nel referendum confermativo il tentativo di snaturare la costituzione sofferta e giusta che il paese si è dato quando ha sconfitto la dittatura e scoperto la democrazia. Già ora, mentre sta preparando questo nuovo destino, il protagonismo civile impegnato nella lotta per la costituzione si deve porre il problema di come tradurre la propria energia in più efficace influenza sulla sua rappresentanza politica.
Allora, come potrà dare alla Grande Alleanza Democratica una vera spinta propulsiva?
Dovrà costruire la seconda e minore gamba dell’alleanza per stringere con la maggiore un patto che rischia di non lasciare spazio ai fermenti nuovi della nostra società?
Dovrà restare appagato dalla registrazione compiaciuta di un equilibrio finalmente raggiunto tra riformisti moderati e radicali?
O non conviene invece che si adoperi per tenere aperta la dialettica, arricchire la discussione, lasciare un varco all’imprevedibile?
I movimenti non debbono rappresentare solo ciò che c’è, ma anche ciò che non c’è ancora e chiede di esser costruito.
Pancho Pardi

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