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Attacchi alla Costituzione
 

Nubifragio

Virginia Mariani - Mottola (TA)


 “Io conosco l’omino della pioggia. E’ un omino leggero leggero, che abita sulle nuvole…
Le nuvole hanno tanti rubinetti. Quando l’omino apre i rubinetti, le nuvole lasciano cadere l’acqua sulla terra.”
Così inizia una delle “Fiabe lunghe un sorriso” scritte il secolo scorso dal grande autore per l’infanzia Gianni Rodari. E continua raccontando che all’omino capita ogni tanto di addormentarsi su una nuvoletta e intanto dai rubinetti lasciati aperti continua a uscire acqua e a piovere sui paesi, le montagne e i campi grigi e tristi. Per fortuna un tuono più forte di tutti lo sveglia e…

Quale tuono sveglierà noi abitanti sulla terra con la testa fra le nuvole? Noi esseri umani ‘leggeri leggeri’ quando si tratta di custodire e curare il Creato con ogni sua creatura.
Mi piacerebbe continuare con il tono fiabesco per colorare di speranza e fiducia il presente che sembra chiudersi rassegnatamente insicuro al futuro; mi piacerebbe pensare che quell’omino sbadato, unico al mondo, esista veramente e che basterebbe tenerlo soltanto un po’ più vigile sulle sue responsabilità; e, in verità, mi piacerebbe credere che prima o poi il tuono del dolore e della disperazione ci desti da quel sonno tutto nostro, e anche questo unico al mondo, che è l’aberrante superficialità e il catastrofico egoismo.

E non è soltanto la risonanza che degli eventi ne danno i mass media con i telegiornali e gli speciali di ogni genere, che pure sono di taglio sensazionalistico e allarmistico, a far riflettere sul dove stiamo andando o, meglio, sul dove stiamo guidando, orbi conducenti, l’umanità e il mondo intero: come non riflettere, per fare soltanto un esempio, sull’abbondanza di pioggia che altrimenti sarebbe stata provvidenziale per la nostra Puglia “siticulosa” e che fra sabato 22 e domenica 23, invece, ha portato devastazione e morte nella provincia di Bari? E’ venuta giù una quantità d’acqua straordinaria, millimetri di vita e speranza per la nostra terra arsa e assetata, per i comuni che troppo spesso si vedono chiudere il servizio idrico e per le famiglie che devono approvvigionarsi in tempo per compensare la periodica carenza. Ma è pure vero che il nostro acquedotto, il più grande d’Europa, è oramai vecchio e perciò stesso bisognoso di manutenzione, se non per eliminare, almeno per ridurre al minimo la scriteriata dispersione di acqua durante tutto il percorso.

Che sia per imperizia o trascuratezza, per interesse personale o pressappochismo, allora nulla funziona e quello che è risorsa diviene miseria, quello che è bene diventa male, quello che è vita diventa morte: le strade incredule si allagano e assistono allo spettacolo tragico del fango che le invade trascinando con sé il risultato di accidentali incontri, tanti e dei più assurdi fra elettrodomestici mobili e scarti di ogni genere, espressione dell’opulenza di una società disattenta e menefreghista; i terrapieni vengono spazzati via da novelli fiumi in piena come fossero briciole, sotto rotaie che a fatica reggono il peso di tonnellate di vagoni che le percorrono ogni giorno verso viaggi che ignari passeggeri non finiranno o finiranno tragicamente; i ponti crollano sotto l’impetuosità istintiva dell’acqua che vuole naturalmente riprendere i suoi spazi e non trova che gracili e approssimative opere umane che, fiere fino a ieri di esistere senza aver provato il proprio resistere, mostrano dunque tutta la loro inadeguatezza denunciando quella di chi li ha creati e di chi li ha approvati. E si contano i morti.

Non c’è da meravigliarsi se le amministrazioni, il governo locale e nazionale, la politica tutta, snaturata dal suo significato originario, sono affette sin nel midollo dal cancro dell’illegalità dell’ingiustizia e della prepotenza e, con un paradosso linguistico, utilizza per i propri introiti anche la causa principale del dissesto idrogeologico che è il condono edilizio. Quando lo Stato sembra nutrire al suo interno stesso l’antistato, che lo si voglia chiamare mafia o ‘ndrangheta o sacra corona unita, quando lo stesso Stato si pensa sia colluso con queste associazioni a delinquere addirittura proteggendone i capi, quando ancora questo Stato legittima se stesso e il deficit di legalità che lo caratterizza con leggi ad personam o pro coalizione, quando tutto questo ci assale mortalmente nella persona e nello spirito proviamo soltanto un forte senso d’impotenza, oltre che indignazione.

Ma ancora e di più continuiamo a sperare nell’unico Regno di Pace e di Giustizia che è quello di Dio.

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2006-03-15 23:05

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