PRIMARIE E PARTITI
Jasmine La Morgia
Le elezioni primarie per il candidato alla presidenza del consiglio del 16 ottobre 2005 segnano un precedente, anzi il precedente, per tutti i contesti del sistema politico italiano ove sia necessario scegliere un candidato per una carica elettiva. Volute da Romano Prodi per legittimare la sua candidatura ed accolte con freddezza e sussiego dalle forze politiche dell'Unione hanno raccolto un inaspettato consenso pari al 10% dell'elettorato (4.300.000 votanti).
Una partecipazione popolare così ampia può avere una prima lettura che rinvia alla volontà di esprimere in modo esplicito indignazione e protesta nei confronti delle attività e riforme del governo, percepite sempre più come azioni legate ad interessi di parte.
Il dato più significativo di queste elezioni sta però nella loro valenza politica: la selezione della classe dirigente non è più appannaggio del solo ceto politico, ma vengono coinvolti anche i cittadini, sottraendo così ai partiti una delle loro prerogative essenziali. Le primarie, che allargano fino a comprendere tutti i cittadini il soggetto chiamato a scegliere i candidati, rompono quei meccanismi di potere che legano chi controlla e decide le candidature al controllo del partito o della coalizione. Rispondono, inoltre, ad una domanda di partecipazione sempre più pressante che segna il tratto essenziale di questi primi anni del terzo millennio.
I partiti e le primarie
La politica si trova ad affrontare la crescente complessità dei problemi e dei temi della modernità attraverso i soli partiti, strumenti inadeguati perché anacronistici ed asfittici. La maggior parte dei partiti è nata nel secolo scorso e non ha di fatto modificato l'assetto strutturale, nonostante la profonda evoluzione della loro connotazione: da elite, a partito di massa, a partito professionale-elettorale, comunque caratterizzati da oligarchie di potere con basso tasso di rinnovamento, scarsa presenza femminile ed elevata pervasività dei ruoli di apparato alle cariche istituzionali.
Tali caratteristiche, rintracciabili in tutti partiti, sono indice di un comune modello di riferimento che funziona per tutti i partiti a prescindere dalla loro collocazione politica. Le conseguenze sono un'esigua democrazia interna ed il cattivo funzionamento delle istituzioni. La sovrapposizione del ruolo di partito con l'incarico istituzionale, in particolare con il ruolo esecutivo, fa venir meno la reciprocità del controllo, condizione che solo la separazione dei poteri può garantire. Chi governa e svolge quindi il ruolo istituzionale in nome di tutti i cittadini, se riveste anche un incarico di partito, mescola ambiti di potere, laddove sono solo i limiti all'sercizio del potere condizione della democrazia moderna e del costituzionalismo democratico.
Le primarie del 2005 rappresentano una netta discontinuità politica rispetto al passato: promosse da una ristretta elite politica ed intellettuale che per una volta non ha utilizzato sondaggi assecondando l'opinione corrente, ma ha avuto il coraggio e pure la cultura politica di esprimere una proposta di reale cambiamento, hanno raccolto il favore e le aspettative dei cittadini intuendo che possono essere uno degli strumenti, non l'unico e neppure il migliore, per una partecipazione più diretta al sistema politico.
I partiti (e persino i più strenui paladini della partecipazione) le considerano un tatticismo, uno strumento cui ricorrere nelle situazioni difficili, quando non si raggiunge accordo fra le parti. Appunto le parti: è infatti il grado di inclusività dell'ambito decisionale la discriminante democratica. Preferire che siano le «cricche oligarchiche» dei notabili di partito, come le definiva Rosa Luxemburg nel 1918, va nel senso del conservatorismo politico, non dell'innovazione.
Come tutti gli strumenti anche le primarie hanno dei limiti, legati ai rischi di deriva demagogica che comunque il ricorso alla partecipazione diretta comporta, soprattutto nell'epoca del cittadino videns. Per questo hanno bisogno di essere regolate da precisi criteri di candidabilità, devono essere stabiliti arbitri terzi del processo ed un tetto alle spese della campagna elettorale. Chiedere le primarie senza regole è regalare ai partiti l'anello di re Salomone. E' quindi essenziale il loro inquadramento giuridico, insieme a quello dei partiti, in modo che siano le istituzioni e non i partiti (o una coalizione) a garantire l'imparzialità del processo. Se al momento tale passaggio non è ancora possibile sul piano normativo, alle forze dell'Unione deve essere richiesto l'impegno al rispetto di tali norme interne, dimostrando così la sua differenza nell'esercizio del potere dallo schieramento di centrodestra.
Le primarie non servono come espediente tattico laddove l'assenza o la difficoltà a trovare accordi sui candidati sono il segnale di un vuoto politico. Non sono servite in Spagna nel 1997 a risolvere la crisi del PSOE: vengono convocate per scegliere il candidato premier da Josè Almunia, segretario del partito, sicuro di vincere, ma una partecipazione straordinaria (54% degli iscritti) designa invece Josep Borrel, vale a dire il politico meno legato all'apparato di partito. Ma Borrel è costretto a rinunciare all'incarico a causa degli attriti con la leadership del partito. Almunia perde pesantemente le elezioni, il Partito Popolare di Aznar conquista la maggioranza assoluta dei seggi. Almunia si dimette.
Non sono servite in Germania per la Spd nel 1998: Gerard Schöder venne preferito a Oscar Lafontaine, presidente del partito, grazie il buon risultato elettorale nella Bassa Sassonia che venne assunto come una sorta di primaria. Ma la diarchia non risolta allora nel partito ha avuto poi pesanti ripercussioni sull'evoluzione politica della sinistra tedesca.
Entrambi i precedenti dovrebbero indurre più di un motivo di riflessione sulla necessità di stabilire patti ed accordi politici prima delle primarie e non dopo. Così come non è la sola democrazia aritmetica a sancire un buon risultato, se non esiste già un processo condiviso.
Democrazia nei partiti
Le primarie sono anche un elemento di democratizzazione dei partiti. Il caso spagnolo è esemplare.
Nel 2000 dopo la pesante sconfitta elettorale che aveva visto il Partito Popolare (Pp) di Aznar raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, il Partito Socialista (PSOE) per uscire dalla profonda crisi che lo caratterizzava dagli anni novanta affronta un deciso processo di rinnovamento che riguarda essenzialmente l'organizzazione del partito. Il segretario Almunia si dimette e viene convocato il congresso. I candidati sono quattro, tra i quali due sono donne, Jose Luis Rodriguez Zapatero, 39 anni, viene eletto con soli nove voti di scarto.
Le principali innovazioni Zapatero riguardano l'ambito organizzativo del partito:
- la commissione esecutiva viene ridotta a 25 membri: quasi tutti alla prima esperienza in direzione, metà dei quali sono donne,
- il sistema delle primarie viene ridefinito: già introdotte nel 1997 come prassi istituzionale fra gli iscritti per la selezione dei candidati sindaci delle grandi città, vengono estese a tutte le cariche elettive,
- vengono introdotte liste aperte per l'elezione dei delegati ai congressi di qualunque ambito territoriale,
- viene imposto il limite di tre mandati consecutivi per gli incarichi esecutivi nel partito e un regime di incompatibilità in base al quale non si possono ricoprire più di due incarichi esecutivi nel partito (nel partito) e di una carica rappresentativa nelle istituzioni pubbliche.
- gli iscritti vengono suddivisi in militanti e simpatizzanti, ove i primi pagano una quota ed hanno più diritti (partecipano alle sezioni, alle organizzazioni settoriali e possono essere eletti nelle primarie), i secondi, che non pagano alcuna quota, possono però partecipare alle organizzazioni settoriali ed alle primarie.
Il successo elettorale del 2004 non è stato, pertanto, il risultato di un evento emotivo, ma ha premiato un lungo ed attento percorso di rinnovamento della politica perseguito dal PSOE.
Siamo ancora lontani da un completo controllo democratico del sistema politico, ma sono presenti molti elementi strutturali che aiutano il processo di democratizzazione e controllo dentro i partiti.
Jasmine La Morgia
Cernusco s/N, 4 novembre 2005
