di: Eduardo Rina - Consigliere comunale di Conegliano (TV) e membro del Direttivo
Durante il periodo degli anni 70/80 quando il terrorismo degli opposti
estremismi e le "stragi di Stato" minacciavano seriamente di destabilizzare
il nostro paese e di portare a eventuali "colpi di Stato" (di gran moda nei
paesi dell'america latina e in altre aree del pianeta), la giovane democrazia
italiana riusciva a rispondere con grandi mobilitazioni popolari e di piazza
e ad allontanare lo spettro, ancora molto presente nelle "viscere" della
società, dell'autoritarismo che il fascismo aveva inoculato nella testa di
intere generazioni.
Gli sparuti ma pericolosi focolai di estremismo nero erano, relativamente
parlando, "sotto controllo" nelle grandi città, nelle Università e nelle
scuole. I partiti democratici, grandi e piccoli, i sindacati dei lavoratori,
l'associazionismo in genere, ancora riuscivano a mobilitare e portare nelle
grandi piazze milioni di persone a difesa della democrazia e della libertà da
poco riconquistata dopo la tragedia della guerra nazifascista.
Insomma, il cosiddetto "tessuto" democratico reggeva bene di fronte a
qualsiasi minaccia o pericolo reale di "restaurazione" autoritaria.
Questo opportuno preambolo mi serve per una breve riflessione su quanto
stiamo assistendo in questi "frenetici" giorni di vigilia della cosiddetta
"marcia su Roma" del ricostituito "neofascismo italiano".
Ciò che molti acuti osservatori non vogliono notare e non vogliono denunciare
è che la "mobilitazione" di domani a Roma del centrodestra non è soltanto
una "pacifica e tranquilla" contestazione della Finanziaria del Governo
Prodi, ma, secondo il mio modesto parere, un riemergere di nostalgìe, sogni e
aspirazioni "corporative" e autoritarie. Mai definitivamente sconfitte in
questi 60 anni di fragile e virtuale democrazia italiana.
Nei Kit predisposti dagli organizzatori si possono notare e trovare molti
richiami "simbolici" del periodo nazifascista. Lo vedremo domani con maggiore
chiarezza. E' stato rispolverato persino il "manganello" quale simbolo del
potere violento del fascismo mussoliniano.
La stessa sfacciata definizione dell'evento è stata lanciata con grande
spregiudicatezza, su tutti gli organi di stampa e televisivi, come "marcia su
Roma".
Io non so se la classe politica del centrosinistra si sia resa conto di
questi "messaggi". Di questo lucido disegno berlusconiano di ricompattare le
fila delle corporazioni dei professionisti, commercianti, artigiani,
industriali, persino di consistenti e "ingenue" fasce di lavoro dipendente
del Nord Italia. Di questa "saldatura" del peggiore livore razzista e
rivendicazionista territoriale del leghismo padano, dei rigurgiti consistenti
delle giovani organizzazioni nazifasciste, dell'antistatalismo fiscale, della
difesa di privilegi tipica del berlusconismo di questi anni.
E la stessa presa di distanza di Casini e dei centristi colora e connota
sempre di più la manifestazione di domani come l'"avvertimento" e il lancio
pubblicitario del "neofascismo italiano" del 2000.
Mancava soltanto la ciliegina sulla torta. E il "provvidenziale" svenimento
del Capo, dovuto secondo i suoi seguaci all'amore e alla fatica per preparare
questo avvenimento, ha chiuso il cerchio. Ci voleva il "rilancio" di
immagine, e quale migliore immagine del "resuscitato" che riceve gli auguri
di Bush e del Papa?
Quale "simbolo" migliore per un popolo "tartassato" dalle tasse e privato
della "libertà" se non quello di "invocare" a gran voce il "ristabilimento" e
la salute di lunga vita (qualcuno parla di immortalità) del suo nuovo Duce?
Tutto il resto, o meglio il "seguito" dei prossimi giorni, lo faranno
abilmente e con scientificità "subliminale" non solo i giornali, l'editoria e
le televisioni del Cavaliere, ma come al solito anche i cosiddetti giornali
indipendenti e le televisioni di Stato. Di quale Stato? Ma di quello che
verrà. Naturalmente!
1° Dicembre 2006
