di: Roberto Brunelli
Fa già discutere il nuovo brano di Fossati. Che non se la prende solo con i mali
del berlusconismo ma anche con le svagatezze della sinistra. Insomma, fa politica. Invade un campo non suo? RispondonoGiulietti, Dalla Chiesa...
Oggi, anno domini 2006, l'inno-invettiva torna con una canzone che si chiama Cara democrazia, e che tra qualche mesemettiamo, intorno
ad aprile - potremmo ritrovarci a cantare tutti insieme (se non altro acentrosinistra).
L'ha scritta Ivano Fossati, quello che aveva composto quella Canzone popolare che nel '94 divenne l'inno dell'Ulivo. Oggi però è arrabbiato. In Cara democrazia, che da ieri è nei negozi di dischi sotto forma di singolo (mentre il nuovo album, L'arcangelo, lo troverete a partire dal 3 febbraio), Ivano non le manda a dire: «Cara, cara democrazia... mi sento tradito, o sono stato ingannato». E ancora: «Sento un vuoto, e nessuna
certezza». Poco più giù (l'avevamo già preannunciato sul giornale di ieri), sulle spalle di un rock fatto di marmo lucente, arriva a prendersela con i «devotissimi della Chiesa», con le «democrazie pubblicitarie», le «democrazie allo stadio», le «fantademocrazie», le «libertà autoritarie». Infine: «Ritorna a casa, che è tardi», chiede il cantante, rivolto alla sua «cara democrazia».
Se la prende con il berlusconismo, questo è chiaro, ma non fa sconti neanche a sinistra. Per cui nei palazzi della politica se ne parla. «L'allarme c'è tutto», dice Nando Dalla Chiesa, senatore della Margherita. «Fossati esprime un allarme reale. Percepisce una tendenza di smottamento sociale e culturale che questo governo non contribuisce a risolvere, che anzi ha creato epoi ingigantito». Bene. Domanda nostra: ma non saràche ancora una volta si chieda agli artisti, ai cantanti, ai cantautori, di sobbarcarsi un compito che dovrebbe esser della politica, di mettersi sulle spalle un dialogo con i cittadini che una politica troppo lontana ed evanescente spesso non riesce più ad intavolare? «Beh - ragiona Dalla Chiesa - alcune delle situazioni descritte nella canzone di Fossati esistono anche là dove non c'è Berlusconi. Non pretendo che Fossati si rivolga solo a questo governo. Ma non credo che ci sia una delega da parte della politica o della società agli artisti per quel che concerne la consapovolezza collettiva: anzi, sono convinto che la satira, la scrittura, il cinema, la poesia, la canzone aiutino ad allargare il campo, a farci comprendere meglio in che mondo viviamo e a comprendere meglio certe emergenze».
All' «invasione di campo» non ci crede nemmeno Giuseppe Giulietti, Ds, e tra gli animatori dell'associazione «Articolo 21 - Liberi di», che si occupa dei diritti dell 'informazione e della comunicazione. «Tanto per cominciare sono felice di trovare una canzone in cui la parola "cara" si trovi accanto alla parola "democrazia". Sono felice che qualcuno ci chieda che ce ne torniamo a prendere cura, perché la democrazia è una cosa troppo importante e troppo seria perché sia lasciata a se stessa». Non solo. Dice Giulietti (uno che, peraltro, di canzoni popolari se intende assai) che «Fossati ha sentito il bisogno di rivolgersi alla politica, anche a quella di sinistra, perchéha avvertito un rischio per questo paese. E va bene così perché la passione civile, anche quand'èsferzante per la sinistra, non può che svolgere una funzione sana, positiva... Vede, Silvio Berlusconi si circonda solo di propagandisti del suo Verbo.
Ma i propagandisti ti fanno fare errori, errori anche gravi. Mentre noi cerchiamo di riflettere, e Fossati ci aiuta in questo. Quando scrisse la Canzone popolare non pensava certo che diventasse un inno: ma in qualche modo aveva indovinato ed interpretato un sentire collettivo. Fu sì scelta come canzone dell 'Ulivo, ma poi divenne qualcosa di più, la sentivi cantare dai tanti che si identificava. lo spero che anche la nuova canzone di Fossati diventi un grande inno collettivo... dico di più: potrebbe essere la canzone di quei quattro milioni e trecentomila cittadini che sono andati a votare alle primarie esprimendo una immensa voglia di cambiamento... anzi, arrivo a sperare che Cara democrazia diventi l'inno che milioni di italiani canteranno ai primi di aprile... perché quando un autore esprime una tale tensione civile vuoI dire che è nell' aria, vuoi dir che si può sperare in un risveglio collettivo».
In effetti, che Fossati Ivano piaccia alla politic italiana (di sinistra, certo...) non è ovviamenl una novità. Tre anni fa Walter Veltroni scriss< proprio su l'Unità, un articolo su una canzone I Fossati che sembra di oggi, sembra dedicato
Cara democrazia: «Ogni tanto una canone, quattro minuti di musica e parole, ti prende, sorpreso, l'anima. Sembra ti aspetti, ti cerchi. Sembra che sappia il percorso che tu solo pensavi di conoscere, quello che ti entra nel cervello, passa per il cuore, torna agli occhi». Parlava di un sogno, quella canzone, dice Veltroni... «e noi siamo stati figli di quel sogno, lo siamo. Per questo siamo vivi».
Cara democrazia
(ritorna a casa che non è tardi)
di Ivano Fossati
Con santa pazienza
Ho dovuto aspettare
Con quanta buona fede
Sono stato ad ascoltare
Cara, cara democrazia
Sono stato al tuo gioco
Anche quando il gioco
Si era fatto pesante
Cosi mi sento tradito
O sono stato ingannato
Mi sento come partito
E non ancora approdato
Sento un vuoto
Sento un vuoto al mio fianco
E nessuna certezza
Messa nero su bianco
Con benedetta arroganza
Sono stato avvilito
Con quanta leggerezza
Sono stato alleggerito
Cara
Cara democrazia
Cara gemma imperfetta
Equazione sbagliata
Non scritta e mai corretta
Devotissimi della chiesa
Fedelissimi del pallone
Nullapensanti
Della televisione
Siamo i ragazzi del coro
Le casalinghe sempre d'accordo
E la classe operaia
Nemmeno me la ricordo
Democrazie pubblicitarie
Democrazie allo stadio
Democrazie quotate in borsa
Fantademocrazie
Libertà autoritarie
Libertà ugualitarie
Democrazie del lavoro
Democrazie del ricordo e della dignità
Ahi che pessime orchestre
Che brutta musica che sento
Qui si secca il fiore e il frutto
Del nostro tempo
Sono giorni duri
Sono giorni bugiardi
Cara democrazia
Ritorna a casa che non é tardi
Non sai con quanta pazienza
Ho dovuto aspettare
Non sai con quanta buona fede
Sono stato ad ascoltare
Sono giorni duri
Sono giorni bugiardi
Cara democrazia
Ritorna a casa
Che non è tardi.
