di: Samanta Di Persio - recensione di Pancho Pardi
Pensiamo che le guerre siano lontane da noi? Bombe sull’Iraq, kamikaze a Gerusalemme, violenza in Darfour, ma c’è una guerra senza armi, con solo caduti anche in Italia. È la guerra dell’economia che impartisce ogni anno ferite ad un milione di uomini e donne.
“Morti bianche” edito da Casaleggio Associati, è il libro inchiesta scritto da Samanta Di Persio, con prefazione di Beppe Grillo. L’autrice percorre un viaggio nelle fabbriche, nei cantieri, per le strade del nostro Paese. È un vero e proprio diario dal mondo del lavoro. I protagonisti sono i lavoratori e dove non ci sono più, sono le famiglie a raccontare.
Vengono descritti gli infortuni, troppo spesso aspettati da tempo, perché le condizioni di lavoro sono disumane. Ponteggi improvvisati, apparecchiature obsolete o artigianali, macchinari all’avanguardia ma privi dei dispositivi di sicurezza. E poi le lacrime, il dolore, il dramma. Infine il silenzio.
Le morti che fanno rumore sono quelle eclatanti, dove perdono la vita almeno in cinque: il rogo della ThyssenKrupp di Torino (7 operai morti), la strage di Molfetta (5 operai morti asfissiati). Tutti i giorni ci sono quelle mute, quelli che uno ad uno non fanno ritorno a casa. Sono padri, madri, figli, amici, immigrati, giovani e meno giovani.
Nel libro “Morti bianche” il tema degli infortuni è trattato in tutti i suoi aspetti. Chiunque può rimanere vittima di un infortunio sul lavoro. Ogni lavoratore avrebbe il compito di denunciare l’insicurezza nel posto di lavoro. Ma si subiscono ricatti, perché oggi è troppo difficile trovare un impiego.
Le aziende sanno bene che i controlli sono scarsi, il costo da pagare per la sicurezza è maggiore rispetto al costo di un morto, le pene in caso di colpevolezza sono irrisorie. Non c’è rispetto per le famiglie, a volte l’unico rimborso che ricevono è l’assegno INAIL di 1500 euro per le spese funerarie, come se la vita di un uomo valesse poco più di mille euro.
Invece dietro ad ogni lavoratore, c’è una persona, con i suoi sogni, le sue speranze, la sua dignità, il suo impegno per il progresso della società. Sugli infortuni sul lavoro c’è ancora troppa omertà, i dati Inail sono valori in difetto, ogni anno sono centinaia le denunce omesse. Il lavoro nero o grigio è ancora una piaga nel nostro Paese.
Spesso uomini, soprattutto immigrati, vengono abbandonati in angoli sperduti delle città, nelle discariche, nei cassonetti della spazzatura e dalle perizie mediche risultano lavoratori infortunati. A volte vengono distolti dal denunciare, a volte subiscono il ricatto o fai quello che dico io padrone, o te ne vai a casa. Una realtà drammatica che appartiene all’Italia, dove politica e sindacati ripetono: “Questa è l’ultima volta”, ma poi si perdono in chiacchiere tralasciando la parte pratica.
“Morti bianche” dedica un capitolo alle malattie professionali, vengono citati i casi paradossali di Casale Monferrato e Monfalcone, dove l’amianto ha ucciso, oltre ai lavoratori, gli abitanti; i quali non sono mai venuti a contatto con l’amianto ma l’hanno semplicemente respirato. L’amianto, ormai vietato, non ha finito di fare le sue vittime, perché in base a studi scientifici il picco delle morti si avrà entro il 2015/2020.
Un essere umano esce di casa per andare al lavoro per sostentare se stesso e la propria famiglia. La sera dovrebbe farvi ritorno sano e salvo. Questa dovrebbe la norma, ma spesso non è così.
"Morti bianche" è una sorta di testamento senza beneficiari, anzi con i familiari che restano troppe volte senza assistenza e in completa solitudine. Una volta si lavorava per vivere, ora per cercare di salvare la pelle.
Recensione di Pancho Pardi
Amanta di Persio è una giovane giornalista abruzzese molto impegnata sui temi sociali. Ha voluto colmare una lacuna sulle morti per lavoro. Ha affrontato questo argomento terribile (in particolare al confronto col primo articolo della Costituzione) mettendo in primo piano le persone.
Altri libri hanno illustrato con i numeri la drammaticità di una vera e propria ecatombe quotidiana. Con "Morti bianche" edito da Casaleggio Associati, con prefazione di Beppe Grillo, Samanta Di Persio ha scelto di far parlare le persone più vicine alle vittime: sorprese dalla morte di figli, genitori, coniugi, fidanzati, amici e private di colpo della loro presenza, dell’affetto, del sostegno economico.
Costrette ad affrontare subito, senza preparazione, un mondo ostile di difficoltà burocratiche, di pratiche dilatorie, di cause impossibili, e alla fine di risarcimenti irrisori.
Le responsabilità restano inaccertabili. Spesso viene invocato l’errore umano, facile alibi per tutte le mancate applicazioni delle norme di sicurezza. Il racconto degli scampati, spesso invalidi, testimonia condizioni di lavoro indegne di un paese civile, dove l’incidente è conseguenza necessaria e niente affatto casuale.
Fa più morti il lavoro degli incidenti stradali e della guerra, lo sappiamo. Ma i morti sul lavoro fanno notizia solo se l’evento è clamoroso. Il caso singolo pesa come un granello di sabbia in un’enorme clessidra. Dopo resta la solitudine di chi ha sofferto la perdita o l’impotenza di chi è rimasto invalido.
Samanta Di Persio fa parlare le persone. E il loro racconto è asciutto, dignitoso, senza speranza. Il libro di Samanta è più istruttivo di mille statistiche.
Per informazioni contattate Samanta di Persio: samantadipersio@virgilio.it
