di: Carlo Diana
13 dicembre 2006. Oggi«Città plurale» organizza a Bari un incontro sul tema del piano strategico (http://www.cittaplurale.it/Pub/ ). La programmazione degli interventi previsti e l´omogeneità di pensiero che li unisce, rivia più ad una manifestazione mediatica di propaganda che ad un dibattito. I grandi assenti dal palco, come è ormai consuetudine, sono i«cittadini attivi e dissenzienti» e ci piace sottolinearlo assieme a Paul Ginsborg. L´assemblea è ormai ridotta ad una claque più o meno organizzata da chi da tempo ritiene di rappresentare la cittadinanza barese.
Ma entriamo nel merito del piano strategico. Non vorremmo ripetere ciò che già in più occasioni abbiamo sottolineato con forza e chiediamo scusa se rinviamo direttamente a quei testi (*) . Qui vorremmo invece cogliere gli aspetti più inquietanti della politica che il Sindaco e l´intera Giunta comunale vanno realizzando come un puzzle, di cui il«piano strategico» rappresenta una importante tessera (http://www.cittaplurale.it/Pub/default.asp?IDappartenenza=4155 ) . Ci riferiamo anche alla strategia pensata per rilanciare le attività portuali, in antitesi con le idee di solidarietà e di uguaglianza che furono il fulcro della convergenza di tante sensibilità, lo sfondo su cui fu scritto il programma per il governo della città. Patto d´onore che il Sindaco Michele Emiliano va tradendo assieme alla sua Giunta. Tutto si muove in aperto contrasto con ogni idea di preservazione dei beni comuni e di tutela del territorio. Si apre, invece, alla penetrazione ultraliberista delle grandi multinazionali del mare che ormai non sapremmo più nemmeno localizzare: del nord, europee, satellitari, arrivano direttamente da internet? Di certo non si tratta di quello che propaganda �Citta plurale� in riferimento alla politica economica e del territorio, cuore della filosofia del piano strategico :«..il suo ruolo di città di accesso al territorio dell�Europa sudorientale attraverso il potenziamento e/o la dotazione di infrastrutture e servizi di eccellenza«
Di eccellente in tutte le opere pensate e realizzate da questa amministrazione e sostenute da«città plurale» e da«sviluppo sostenibile», sta l´operazione linguistica, lo slittamento semantico. L´idea di«governance» che il provincialismo culturale baresano scopre oggi, viene da molto lontano, di sicuro se ne trova traccia agli inizi degli anni novanta nel pensiero riformista che seppe coinvolgere le forze migliori della società, attorno all´idea che la politica debba fermarsi laddove inizia l´amministrazione. Un passo indietro della politica, dunque, preliminare ad ogni sana riforma della Pubblica Amministrazione. Cadeva il muro di Berlino assieme a tanti veli che avevano fin lì coperto un certo modo di finanziare la politica. Pian piano si conveniva che essa non poteva più essere sovvenzionata, più o meno illecitamente, attraverso i favori e le risorse disponibili nella macchina amministrativa dello stato e degli enti pubblici. L´autonomia della Pubblica Amministrazione fu salutata come una conquista di civiltà e come premessa per un rilancio dell´efficienza dei servizi pubblici. Un´impostazione strategica che affrontava di petto il rapporto con la cultura privatistica opponendole una strategia impostata certamente alle migliori tradizioni aziendalistiche, ma connotata in modo inequivocabile e forte, dalla vocazione pubblicistica. All´utile di impresa, nervo che avrebbe rinvigorito gli organismi pubblici indolenziti, secondo i seguaci del �privato è bello�, si rispondeva con la promessa di efficienza e di efficacia dell�ente pubblico. Un progetto che ha dato una vigorosa produzione normativa durante tutti gli anni novanta, con l´obiettivo di separare l´attività amministrativa da quella politica. Separarne gli interessi, le persone, le relazioni più o meno evidenti. In quel percorso normativo, forte è stata la previsione di partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa degli enti pubblici. I pilastri legiferati, lo ricordiamo, sono ancor oggi qui a garanzia di quella partecipazione e di quella trasparenza che la vita amministrativa andava promettendo alla cittadinanza: la legge sugli statuti comunali e la legge sull´accesso agli atti degli enti pubblici e sulla trasparenza amministrativa.
Orbene, l´idea di«governance», pure citata nel �piano strategico�, prodotta da quello slittamento semantico, appoggiata dalle associazioni«Città plurale» e«sviluppo sostenibile», e adottata da questa amministrazione comunale, è l´esatto opposto della divisione fra politica e amministrazione. E´, al contrario, il ritorno al dispotismo politico che ritiene legittimo nominare«consulenti» come fossero Assessori, con le stesse prerogative statutarie, nella cieca confusione fra sfera amministrativa e politica. Era antico costume democristiano, da prima Repubblica, premiare i galoppini delle campagne elettorali con incarichi governativi o con poltrone in enti pubblici. La«governance» che conosciamo noi, smantella queste procedure clientelari. La pubblica Amministrazione va riformata, rinvigorita, non va demolita lentamente per esautorazione, per svuotamento, sostituita nelle sue funzioni d´eccellenza da professionisti nominati dalla politica senza alcuna procedura concorrenziale. In barba alle regole delle pari opportunità, della libera concorrenza, della dignità delle persone e dei lavoratori pubblici. Questa è la«governace» casereccia, di marchio aristocratico, autoreferenziale. Abbiamo anche il dubbio che tanti incarichi esterni siano adottati in sfregio all´art. 63 dello Statuto comunale. Un dubbio che rimetteremo alla valutazione della Corte dei Conti con un esposto.
Abbiamo un�altra idea di partecipazione. Una democrazia che sappia coniugare l�elemento rappresentativo con quello partecipativo non può esprimersi nella ormai consolidata prassi di consultazione di alcune associazioni nei processi di decisione. Uno strumento che sembra doppiare l�elemento della rappresentanza, quando solo poche associazioni sono chiamate a nome della cittadinanza. Ma esse chi rappresentano in sostanza? Si tratta di organismi privati, dotati spesso di statuti e di organi interni. Se esse rappresentano i propri associati, non v�è dubbio che nasce l�esigenza di contarli per comprendere in che rapporto numerico stanno alla cittadinanza tutta. Se invece si presentano alla consultazione della amministrazione pubblica quali esperti e consulenti in determinati ambiti del sapere, allora si tratta di un�attività che andrebbe meglio regolamentata, posto che chiunque può possedere esperienze e competenze di pregio. Ma sul punto si rischia una grande confusione se non è ben chiaro il limite che deve dividere la politica dalla amministrazione, l�elaborazione politica e strategica di un progetto dalla sua elaborazione tecnica. Alla prima assise, in una democrazia che voglia e sappia coniugare l�elemento partecipativo e deliberativo con quello rappresentativo, vanno chiamati i singoli cittadini, rappresentativi del contesto sociale per età, reddito, genere, grado di istruzione, ecc. Il prezioso lavoro delle associazioni è sicuramente necessario nelle diverse sfere di intervento a creare sensibilità, produrre conoscenza, organizzare piccoli servizi di zona, o grandi attività internazionali. Tutte attività che non devono però interferire con l�elaborazione di un progetto politico che deve vedere al centro della consultazione, della deliberazione e della decisione i cittadini, non le associazioni in loro rappresentanza. Il rischio, infatti, è di produrre un perverso percorso esponenziale di rappresentanza (rappresentanza dei partiti moltiplicata a quella delle associazioni) , per altro gestito all�interno di strutture private. Il luogo ideale e formale degli organismi di partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa è lo statuto comunale, e quello fisico è la sede del comune.
Se davvero si pensa che per partecipare alla vita politica ed amministrativa un cittadino debba, secondo le norme statutarie delle associazioni, presentare domanda a �città plurale� o a �sviluppo sostenibile�, siamo lieti di accedere ad una differente idea di democrazia, di cittadinanza e di partecipazione.
(*) http://politicasociale.splinder.com/post/10015302/Qui+a+Bari+%22Sbilanciamoci%22+ma...
http://politicasociale.splinder.com/post/10035064/Cose+che+accadono...+a+Bari
http://politicasociale.splinder.com/post/10035077/Bari+-+Come+vorremmo+questa+citt%C3%A0 .
http://politicasociale.splinder.com/post/10015302/Qui+a+Bari+%22Sbilanciamoci%22+ma...
http://politicasociale.splinder.com/post/10089213/Ancora+sul+%22paino+strategico%22
