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Apriamo gli occhi davvero!
di: Barbara Fois

Apriamo gli occhi davvero!
Considerazioni a margine dell´incontro di Roma di«Libera Cittadinanza»




Mentre noi di«Libera Cittadinanza- Rete girotondi e movimenti» ci riunivamo a Roma al Teatro Vittoria, nel convegno «A occhi aperti, per una critica costruttiva», registrando nell´arco della giornata 500 presenze e i Ds alla Fiera di Roma radunavano circa 2000 fra iscritti e simpatizzanti, nella stessa giornata di sabato 11 e sempre a Roma, ben 6000 persone stipavano oltre ogni dire l´auditorium della musica, per ascoltare una conferenza del professor Luciano Canfora. Di che parlava il professore? Di politica? Della finanziaria? Dell´impresa? No. Niente di tutto questo: il professore parlava di Ottaviano e della Roma imperiale. C´è da restare di stucco. 6000 persone a sentir parlare di Ottaviano Augusto!! E non ce le portava la fedeltà di partito o la disperazione politica, ma l´amore per il sapere, il piacere di ascoltare qualcosa di interessante e finalmente di non ansiogeno. Sta succedendo qualcosa in questo paese che deve turbarci più di quanto non facciano le notizie che arrivano dal fronte del governo: la gente si sta inventando altre dimensioni. Questo sta diventando un paese del-fai-da-te, che cerca di inventarsi ogni giorno il modo per sopravvivere a una realtà ormai intollerabile, nelle piccole e nelle grandi scelte. Quello che offrono le reti TV fa schifo? E la gente si inventa un proprio palinsesto, con i canali tematici, che finalmente ignorano la TV-spazzatura dei reality e delle risse da osteria. La gente è stanca della politica? E va a sentire un bravo professore che parla di Ottaviano Augusto e dell´antica Roma. Si dirà che tuttavia il potere continua comunque a restare nelle mani di una oligarchia partitica ormai trasversale e ugualmente invisa ai propri elettorati di D e di S e che anzi, così facendo, si dà più agio a costoro per farsi i comodi propri. Certo, è vero. Ma non è facile vivere ogni giorno schiacciati dal peso delle loro personali e sempre più esose esigenze, invasi dallo loro protervia, espropriati dal loro egoismo, offesi dalla loro arroganza. La gente deve trovare un proprio spazio in cui questi intollerabili esibizionisti non abbiano posto. Un momento della giornata che sia soltanto proprio. Ma il rifiuto per questa classe inamovibile sta diventando il rifiuto della politica, che porta alla totale abdicazione dei propri diritti. E questo non deve succedere. Allora che si deve fare?

Per prima cosa non lasciarci annichilire dalla nostra momentanea impotenza nei confronti della classe politica blindata che abbiamo davanti. E intanto smetterla di lamentarci, di imprecare e di maledire il destino«cinico e baro», perchè è evidente che questi sfoghi non servono a niente. Ma soprattutto perchè in gran parte la colpa è nostra, che abbiamo continuato a firmare deleghe in bianco, chiudendo non solo un occhio e, ahimè, troppe volte. Diciamo che a molti ha fatto comodo vivere in un paese dove impera il privilegio: di categorie, di sodalizi, di parentele, di associazioni, di partiti.... se riesci a entrare nel giro giusto è fatta! Sei sistemato tu, i tuoi figli, i tuoi parenti... non importa se non sai fare un accidenti e se ti sei rubato un posto che non ti spetta. Intanto quelli che non sono riusciti a entrare nel cerchio magico di luce dei privilegiati, invece di capire che bisogna cambiare il sistema, sperano solo nel prossimo giro fortunato. E così si sono perduti valori, conoscenze, punti di riferimento, senso della misura, etica, professionalità, deontologia... tutto. Tutto è allo sfascio. Ma da questo sfascio trae forza una classe che ha il potere da così tanto tempo che ha dimenticato chi glielo ha dato e perchè e ha un unico obiettivo: continuare ad tenerlo, convinta com´è che gli spetti ormai per diritto divino.

In un paese civile c´è un ricambio ciclico della classe dirigente, qui ci sono da sempre le stesse facce, in tutti i partiti: di D e di S. In un paese civile la classe al governo prepara la nuova classe dirigente del futuro. Qui i giovani non hanno un futuro. Nessuno prende in considerazione l´idea che possano crescere e sopravvivere abbastanza da poter prendere il posto di coloro che oggi governano. I giovani vengono invece indotti a soffrire tutti della sindrome di Peter Pan, per questo si crea un mondo virtuale in cui farli vivere immersi in realtà inesistenti, dove chi è furbo si fa strada, anche se non sa fare un accidenti ed è un ignorante. Un mondo dove non solo la cultura, ma nemmeno l´abc della più elementare conoscenza hanno spazio. Nessuno sforzo, nessun sacrificio: basta un niente e diventi ricco e famoso... il paese dei balocchi, insomma, alla portata di tutti. Modelli di una società senza valori che drogano le giovani menti poco strutturate culturalmente, molto più della cocaina. Però se tieni a bada i giovani con queste promesse, se non consenti loro di crescere e di farsi opinioni proprie, se non li sdogani mai da una forma di dipendenza dagli adulti, come e quando potranno pretendere il tuo posto? E intanto quelli che cercano invece di emanciparsi e di crescere, di prendere in mano la propria vita, vengono immessi in un mondo di lavoro precario che li tratta alla stregua di schiavi senza diritti e non consentirà mai loro di spiccare il volo e di affrancarsi.

Ma se non c´è una classe dirigente nuova e pronta a sostituire quella vecchia, quest´ultima è legittimata a restare al suo posto, no? Non male. Ben trovata. Ma non ci sono solo i giovani da tenere a bada: perchè non sia possibile a chi è ugualmente classe dirigente - sebbene non nel campo della poltica - di bocciarli alle elezioni e rimandarli a casa tutti, si inventano una legge elettorale che toglie la possibilità agli elettori di eleggere direttamente i propri rappresentanti: ci penseranno i partiti a farlo, tranquilli. Così quelle facce ammuffite che nessuno voterebbe mai, si garantiscono l´elezione, usando il voto dato ad altri. E´ costituzionale tutto questo? Non sembra proprio. Ma la blindatura al potere così è completa. Non basta dunque prendersela con la propria parte politica che ha compiuto questo percorso: è tutta una classe dirigente che va mandata via. E´ tutta una mentalità che va cambiata, è tutto un paese che va risanato. Dunque il discorso del«tanto peggio-tanto meglio», che purtroppo ormai molti fanno a sinistra, non può essere risolutivo.

Diceva Gaber«Io non temo Berlusconi in sé, io temo Berlusconi in me....» Ormai infatti le differenze d´origine, nell´oligarchia di potere, sono appena sensibili: cambiano solo gli elettori. Quelli sì, ancora si distinguono fra loro in destra e sinistra, ma cominciano tutti ad avere dei dubbi e delle crisi di identità. E ad essere stufi di essere ricattati dai loro cosiddetti rappresentanti, con la solita frase: se non votate noi, vincono gli altri.
Purtroppo per noi del CS il ricatto è ancora valido e purtroppo molti di noi sanno che se ci dovessero essere altre elezioni andremo comunque a votare, perchè abbiamo sperimentato cosa vuol dire la destra becera al governo, che ha sfasciato ogni cosa per ben 5 lunghissimi anni. E poi infondo ancora speriamo che l´essere di sinistra possare fare la differenza, anche se è questa compagine litigiosa e inetta che sta al governo del paese. Anche se questo CS non fa che cercare l´approvazione della D, anche se ha fatto un indulto che ha graziato Previti, anche se lascia la Rai nelle mani degli avversari, anche se sembra che voglia continuare nel solco del governo Berlusconi. Eppure noi continuiamo a credere che avverrà un miracolo. Perchè noi della sinistra siamo degli inguaribili romantici, degli idealisti. O dei cretini masochisti, sempre che oggi faccia differenza. E allora (diventiamo pratici, per una volta, o minimalisti, se volete!) la domanda non è«siamo disposti ancora a votare questa dirigenza di centro sinistra, ormai autoreferenziale?»come ha detto Flores, ma«cosa può farci meno male? Cosa pagheremo sulla nostra pelle di meno?» . Lo so, è una bella gara, come si dice.

Vediamo allora di affrontare il problema da un punto di vista diverso. Come siamo arrivati a questa forma di dittatura dei partiti, e come possiamo uscirne? Torniamo sempre alla Costituzione e vediamo cosa dice: all´art. 18 si legge che: «I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare» poi di associazioni e partiti se ne riparla al Titolo IV, articolo 49 «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinarne la politica nazionale».Di più non c´è, ma si evince che il significato e il ruolo dei partiti nella nostra Costituzione è quello principalmente di anello di congiunzione fra cittadini e istituzioni, quello di operatori politici, che hanno numerose funzioni pubbliche come la presentazione delle liste elettorali in occasione delle elezioni, la designazione, attraverso i »gruppi parlamentari», dei titolari di importanti cariche istituzionali. Tuttavia, queste funzioni pubbliche confliggono ( ma guarda questo conflitto di interessi come è radicato in questo paese!!) con la loro natura essenzialmente privatistica. Ai partiti politici non è stata infatti riconosciuta »personalità giuridica», ed essi sono di conseguenza considerati delle »associazioni di fatto» secondo l´ articolo 36 del codice civile:

Art. 36 Ordinamento e amministrazione delle associazioni non riconosciute
L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati. Le dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, è conferita la presidenza o la direzione (Cod. Proc. Civ. 75, 78).

Ecco qui. Riassumendo: i partiti sono associazioni private, che per legge si regolamentano come gli pare e però qui - nel paese degli inciuci - rappresentano anche quelli che non sono iscritti; anzi , di più: gestiscono la cosa pubblica e si fanno delle leggi che li finanziano e che finanziano i propri organi di stampa. Stabiliscono chi deve stare nelle liste elettorali e adesso - con la nuova legge elettorale - anche chi deve essere eletto. Questa si configura come una dittatura, a tutti gli effetti. Non credo che i padri della nostra Costituzione avessero in mente una cosa simile. Dunque è il sistema-partito che va smontato. E questo lo possono fare solo delle altre associazioni di liberi cittadini, che entrino con liste proprie in quel sistema e lo scardinino. Non è poi così impossibile. Proviamoci, almeno!

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2006-11-19 23:31



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E allo stadio?

Inviato da Leozaquini il 2006-11-19 14:12
Mi pare giusto non essere troppo "trionfalisti". Cio' nonostante mi domando come mai hai sentito l'urgenza di citare il successo della "prestazione pubblica" di Canfora sulla Roma antica, rispetto al quale pare tu voglia dire che il nostro convegno fosse una risibile cosa.

Se questo era il tuo obbiettivo, perche' non hai allora menzionato le decina di migliaia di persone che vanno settimanalmente allo stadio a vedere le partite?
Non so.

Io, a rischio di apparire "démodé" o "alt modisch", cioe': "trionfalista vecchia maniera", resto dell'avviso che la manifestazione di Roma sia stata un significativo successo, che potrebbe persino modificare il panoramam politico del nostro paese.
Potrebbe . . . se noi . . . .

Un abbraccio.
Leonello

non sottovalutiamo il pericolo

Inviato da Giulia il 2006-11-20 06:59
Sono d'accordo su tutto, ma volevo aggiungere una mia perplessità rispetto all'intervento di Flores al Teatro Vittoria. Anch'io sono sulla posizione "io questi qua non li voto più", ma non sono d'accordo con lui quando dice che l'Europa ci salvaguarderà da una 'vera' dittatura nel caso che la destra torni al governo. Ad esempio, quando è stata stilata la legge Gasparri, Guido Rossi ha scritto che non sarebbe mai passata, perché l'Europa lo avrebbe impedito. Si è visto... L'Europa ci considera in stato terminale e non credo si farà in quattro per "salvare" noi mafiosi e co***oni. Dobbiamo crearci un'alternativa per il voto, e presto!

risposta a Leo Zaquini

Inviato da bfois il 2006-11-24 00:23
Caro Leo, è evidente che il mio intento non era quello di sminuire l'importanza della nostra menifestazione! Ed è ovvio che la gente vada numerosa alle partite!! Non fa notizia che vada più gente allo stadio che a una manifestazione! Ma dà da pensare che la gente vada tanto numerosa a una conferenza. Tanto più numerosa che a delle manifestazioni politiche di rilievo. Pensaci un po': cosa significa questo? Che la gente ha sete di sapere, che ha voglia di partecipare, che ha bisogno di incontrarsi e di discutere, ma che non si fida più della politica e allora cerca altre strade, altri modi alternativi per farlo. Questo era il nocciolo di quello che dicevo e facevo anche l'esempio della TV, che ognuno ormai personalizza, perchè non sopporta più quello che gli viene propinato. E' su questo che si deve discutere, io credo. Sui bisogni reali della gente. Non facciamoci intortare anche noi sui bisogni indotti dalla politica, dalla pubblicità, da chi ci guadagna sopra, insomma. Usciamo un po' fuori dagli schemi, dalle contese, dalle polemiche, dalle accuse, dalle ripicche, da tutto quello che ci tiene comunque legati a un gioco delle parti che non è nostro, nel quale non abbiamo nè spazio nè ruolo e cambiamo punto di vista. Chiediamoci cosa vuole davvero la gente, cosa vogliamo noi che diventi questo paese e allora quello che dobbiamo fare sarà più chiaro e la nostra proposta politica più condivisibile. Spero di essere stata più chiara, ora. Un caro saluto, Barbara






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