di: Giuseppe Sunseri - Liberacittadinanza Palermo
In realtà una spiegazione essi se la danno e sembrano pensare che il segretario del PD faccia un semplice ragionamento: sia che corro con tutto il centrosinistra o da solo, si perderà comunque contro il centrodestra attuale, tanto vale che corro da solo perché in questo caso i sondaggi mi danno qualche punto in più per aver tolto, agli occhi dei benpensanti moderati, la radicalità della sinistra.
E’ difficile obiettare che non ci sia questa considerazione nella mente di Veltroni, ma ritengo che la sua strategia sia ancora più lungimirante e bisogna fare molta attenzione a questo passaggio fatidico della storia politica italiana. Sembra infatti che queste che si avvicinano non siano elezioni che servono tanto a verificare chi ha la maggioranza, se una coalizione o l»altra, per poi esprimere l»ennesimo debole governo, ma questa volta esse rappresentano un passo decisivo per andare verso un sistema bipolare moderato che deve costituire il futuro assetto stabile nel nostro Paese. Tanti sono i segnali che portano in questa direzione, sia per le recenti concomitanti strategie che orientano l»opinione pubblica che sono messe in atto da forze esterne alla politica; sia anche per la considerazione che bisogna avere dei tanti sistemi già vigenti nei Paesi occidentali a più lunga e consolidata democrazia e sui quali il Mercato globale esercita da tempo la propria influenza.
Tutto ciò Veltroni lo ha colto bene ed in questo senso va interpretato il suo ostinato rifiuto a volersi alleare fortemente con la sinistra. Non dipende solamente dalla inaffidabilità di una alleanza eterogenea, perché si è visto che alla resa dei conti è sempre stato «il centro» della coalizione a mettere in difficoltà il governo scorso mentre la sinistra reclamava a gran voce il rispetto del programma ma poi si allineava diligentemente per non mettere in difficoltà Prodi.
In realtà appunto il sindaco di Roma, fin dall’accelerazione verso il PD, ha visto benissimo (quando non ha dato il suo diretto contributo) che c’è in atto una forte criminalizzazione della stessa parola «sinistra» e di tutti i principi e valori che essa significa. Questa è un’operazione portata avanti dai ‘media» nazionali ed è evidente che la sinistra non viene considerata come parte politica, avversa o meno, che abbia pari dignità con le altre: ad essa infatti viene sempre affiancato l’aggettivo «radicale» o «antagonista» o «fondamentalista» o «estrema» quando esprime posizioni diverse e non gradite.
Ma questa non è solo un’operazione nazionale, c’è purtroppo –mi sembra- un processo globale di indirizzo delle politiche locali.
Ed è un processo globale che ha avuto una sua estrinsecazione esplicita subito dopo la caduta del «Muro». Prima in Italia bisognava controllare e prevenire che non andassero al governo i comunisti così che la DC –come diceva Moro che diede la vita per aver tentato di sovvertire questa logica- era «costretta» a governare; subito dopo la caduta del Muro e la fine del mondo diviso in due blocchi, il Mercato prevalse definitivamente e prese in mano i destini dei popoli, aumentando il suo potere perché allargò la sua influenza su settori prima inaccessibili, intanto che la politica annaspava, impreparata, alla ricerca di un assetto che non trovava.
Adesso sono i Mercati trans-nazionali che decidono dei modelli di sviluppo, non contrastati dalle politiche locali o dalle loro leggi. I governi possono solamente subire questi modelli e decidere tutt»al più come attuarli nel loro Paese; sono quindi ridotti alla semplice gestione ordinaria senza riuscire ad incidere in maniera forte sulle scelte strategiche a lungo respiro. Questo assetto prevede un sistema politico che non disturbi, un bipolo del tutto moderato nei contenuti e nei modi, dove ogni polo sia uno speculare dell»altro e che sappia tacitamente recitare la sua parte senza disturbare. Negli USA ed in UK è già così da tempo, ed in Italia ci si vuole avviare.
Anche per questo Veltroni cerca di essere rassicurante («non sono mai stato comunista») e soprattutto resuscita il suo «alter ego» (Berlusconi, come del resto aveva fatto anche D’Alema a suo tempo) senza il quale il sistema che intuisce voluto dai poteri forti non potrebbe formarsi.
Ecco anche per quale motivo queste elezioni più che stabilire chi deve governare devono impostare un nuovo sistema, e la sinistra, che è ancora idealista e ci crede e porta avanti con forza gli interessi collettivi, non dà affidamento e deve andare gradatamente e senza traumi fuori dall’agone politico come dice anche Noam Chomsky. Anzi sarebbe meglio se gli elettori si disaffezionassero, presi da un senso di &laqo;helplessness» (impotenza), e si astenessero dal dare il loro parere. Tutt’al più essi possono attendersi di venire chiamati periodicamente ad avallare il sistema (negli USA dove questo progetto è collaudato votano mediamente il 50% degli elettori).
In questo quadro la sinistra non può sottrarsi da un impegno politico forte e determinato ma deve mostrarsi ed essere coesa, consapevole della responsabilità che rappresenta.
E con queste convinzioni si deve andare al prossimo appuntamento elettorale, senza dare spazio a chi inclina a posizioni fondamentaliste fuori luogo solamente per mantenere piccoli spazi parlamentari ammiccando ad un «target» elettorale di vecchi nostalgici che guardano ancora indietro e non capiscono quali gravi momenti stiamo vivendo e quale futuro dobbiamo preparare.

Perchè ho tanto l'impressione che l'ambiente poterepolitico non vuole credere che in Italia la situazione è allo strappo.
Vi ringrazio anticipatamente se sarete in grado di porgergli questa domanda e l'eventuale risposta.