di: Saro Patanè - Liberacittadinanza Acireale
Acireale,6.3.2007
Sono particolarmente soddisfatto dell´alto livello del dibattito sviluppatosi all´Assemblea Nazionale di Firenze Sabato scorso.
Credo infatti che per la prima volta da qualche tempo a questa parte ci siamo riappropriati , elaborandali e ritratteggiandoli con molta cura - dei connotati propri del nostro essere innanzitutto «movimento».
Questi anni sono stati importanti al fine di delineare con molta compiutezza e articolazione un vero e proprio programma-manifesto che fosse utile sia per una nostra «collaborazione»nei momenti di mobilitazione elettorale sia per il cosiddetto «pungolo» ad una classe dirigente che vedevamo gia � purtroppo - prepararsi gestire una vittoria «sicura» senza alcun impegno a modificare l´assetto politico-istituzionale del nostro paese devastato dalla banda affaristica del governo della destra berlusconiana.
Per la verità, avevamo gia deciso di scrivere un nostro manifesto ideale in una riunione di due anni or sono a Roma alla «casa della cultura», ma poi ,forse, ci siamo fidati del fatto che ci sembrava impossibile che un governo di centro sinistra post berlusconiano non mettesse mano radicalmente a riformare lo stato,le istituzioni, il vero e proprio nuovo codice legislativo varato con le leggi vergona, liberticide e anticostituzionali.
Ora questa vittoria zoppa, e � soprattutto � quest´accidia morale e politica della «nostra» classe dirigente, ci aveva pressochè definitivamente disilluso e mortificato in ogni più profonda aspirazione di partecipazione e mobilitazione.
Vengo al dunque: non possiamo neanche un minuto di più tergiversare sul da farsi.
Abbiamo a lungo e appassionatamente discusso se sia il caso ormai di « costituirci» in partito,di abbandonare definitivamente l´dea che si possa determinare una nuova classe dirigente nei partiti con le nostre lotte di piazza e le nostre elaborazioni politiche.
Questo al fine di tenere unito un elettorato che riteniamo orfano di rappresentanza.
Orbene,se questi sono i corni del problema,come credo che siano, vorrei qui esprimere quel che non ho detto a Firenze per non togliere spazio al dibattito e all´intervento di altri.
Credo che un errore esiziale sia quello di «costituirci in partito «; questo intanto perché come ha detto Pancho nessuno capirebbe la necessità del 100° pianetino, poi perché la storia e la scienza politica ci insegnano che quando un movimento si consolida e si struttura secondo le forme proprie delle democrazia rappresentativa occidentale tende inevitabilmente ad accentrarsi,ad eliminare le proprie «ali» più radicali, a perdere definitivamente proprio quelle caratteristiche non strutturate che gli hanno consentito la massima e la più libera circolazione delle idee proprio perché non legate a nessuna forma di gerarchia o di burocrazia man mano inevitabilmente sempre più delegata perdendo così la caratteristica principale di ogni movimento: che ognuno,ciascuno di noi possa essere al centro dell´azione,protagonista libero e non condizionato.
Infine perché scegliendo di essere «come loro» dovremmo partecipare del loro stesso «linguaggio»,accettare le dinamiche proprie dei tempi della politica di partito,giacchè altrimenti non è dato intendersi .
Dovremo anche « accontentarci» del nostro piccolo spazio in tutte le sedi decisionali nelle quali la democrazia delegata si realizza ,posto che non saremmo né potremmo essere mai un partito ,come si dice , di» massa «( ce ne sono ancora,forse ? ).
Un altro conto invece è partecipare alle competizioni elettorali, specie quelle locali,di base, comunali e regionali, quelle nelle quali il rapporto con le comunità è più pregnante e diretto; ma sempre col portato della nostra principale forza : l´indipendenza,la libertà di giudizio e di pensiero, l´irresponsabilità di sostenere qualsivoglia struttura di potere.
Questo lo dobbiamo assolutamente fare, ma portando la nostra freschezza,la nostra testimonianza di essere diversi,proprio perché non «dipendiamo» da nessuna struttura burocratica che la gente identifica tout.court come potere ormai soffocante.
Dobbiamo,in altre parole, mantenere sempre lo spirito fondativo di una nuova società.
Noi abbiamo bisogno di mantenere sempre lo spirito dello «stato nascente», il burocrate non ha più necessità e bisogno di idee,egli vuole solo regole di comportamento condivise in una struttura oligarchica che gli consenta la sopravvivenza e l´autoreferenza
Dobbiamo riscoprire e riascoltare la gran voce delle persone che ci portò a S.Giovanni,il grido di Nanni :» questi» , non sono in grado di tradurre in gesti politici fondamentali i nostri ideali di giustizia,libertà,uguaglianza,sviluppo solidale,pace diffusa.
Ma dobbiamo farlo attraverso la realizzazione del nostro scopo ,che era appunto quella di sostituire la classe dirigente dei Partiti,modificandola con l´urto dell´esercizio di forme di democrazia diretta e non mediata , non di sostituirci ad essi.
I cittadini infatti credo proprio che siano non contro i Partiti in quanto tali, ma per come essi sono ora,per come è degenerata quella forma di organizzazione e gestione del Potere Civile che comunque abbisogna di grandi Aggregati sociali e che la stessa Costituzione � nostra Stella Polare - prevede come fondamentali.
Anch´io,per la mia parte, sogno il momento magico in cui potrò tornare a votare per un vero
Partito Socialista !
Le Primarie ci hanno detto che questo è possibile,che non è utopia. Ma ci siamo fermati, ci siamo « accontentati» abbiamo sperato che avessero capito.
Così non è e allora occorre armarsi subito di nuova e più tenace pazienza,con i nostri tavolini,le nostre carovane, le nostre belle e forti polemiche politiche in ogni sede.
Senza timore,senza soggezioni, senza complessi del governo amico ( ? )
Credo in ultimo, per me importantissima questione , che così non solo non perderemo strada facendo tante risorse umane,intelligenze brillanti e innovative,giovani e forti utopie che «smuovono» il mondo , ma permetteremo la libera circolazione e l´ingresso di nuove elites culturali che proprio l´autoconservazione delle satrapie partitiche impedisce.
Non abbiamo tanto bisogno di tessere,quanto di partecipazione.
Infine, e di questo non ne abbiamo mai parlato abbastanza, ma occorre farlo : perché non ci chiediamo sino in fondo come mai nelle nostre riunioni manca sempre qualcuno ? Dove sono andati a finire e perchè, quelli che c´erano e che man mano hanno arricchito il nostro movimento ?
Il mio amico Citto sa bene che non sono d´accordo con il «chi c´è c´è,che se non ci sono vuol dire che non sono motivati.»
Occorre ricercare i motivi più profondi,scoprirne le ragioni, recuperare gli entusiasmi,per correggere la rotta se del caso.
Dobbiamo proseguire,certo,guardare sempre avanti,certo; ma non possiamo non voltarci indietro
ogni tanto per capire se il navigatore non ci abbia messo fuori strada.
