di: Francesco(Pancho) Pardi
Ci può essere anche una visione più riflessiva. I milioni di cittadini che hanno votato fanno parte anche loro a tutto titolo del flusso di protagonismo civile che ha attraversato gli ultimi sei anni. I movimenti hanno imposto un nuovo tipo di presenza attiva e questa è per ora l´ultima manifestazione di un atteggiamento diffuso. Hanno colto un´occasione: dove ci sono spiragli la partecipazione si infila, forse con un eccesso di fiducia. Ma per muoversi ci vuole fiducia, in caso contrario si sta fermi.
La fiducia però non sarà ripagata. Milioni di persone hanno voluto partecipare pensando di influire sul corso del destino collettivo e hanno invece espresso un voto in un quadro rigidamente fissato dall´oligarchia. Non hanno eletto un´assemblea costituente perché non hanno potuto esercitare il diritto di voto attivo e passivo (voti chi ti pare, puoi essere votato da chi ti stima), unica condizione in grado di determinare un´assemblea libera e sovrana.
Hanno dovuto votare dentro un schema che aveva escluso altre possibili candidature con durezza (Bersani) e varie ipocrisie (Colombo). Le candidature nazionali erano incardinate a liste bloccate su scala territoriale. La possibilità di scelta era solo tra diverse liste bloccate. La votazione corale ratifica ex post la prefigurazione dall´alto di una nuova (si fa per dire) classe dirigente.
La democrazia dell´operazione sta tutta nella larghissima partecipazione, ma il risultato era perfettamente predeterminato, salvo le incertezze sulle percentuali dei vari candidati.
La frase tipo con cui le primarie sono state salutate «Non si era mai vista una massa così grande di cittadini scegliere il leader di partito» potrebbe essere sostituita dalla frase « Non si era mai vista una massa così grande di persone confermare un´oligarchia così ristretta e cementata».
Mettiamo in fila i punti essenziali.
- Il Partito Democratico non è la continuazione dell´Ulivo. E´ solo ciò che ne resta dopo la progressiva perdita di pezzi. Dall´Ulivo originario sono usciti: Verdi, Comunisti italiani, Socialisti (!!), Sinistra Ds. Restano solo Margherita e Ds, nemmeno interi.
- La consultazione popolare delle cosiddette primarie non ha potuto influire sulla designazione delle candidature e si è svolta per liste bloccate espresse dalla gerarchia dei due partiti.
- Il prodotto della consultazione non è una costituente ma la prefigurazione coatta di una classe dirigente.
- Il risultato finale è la consegna di tutti i poteri a una persona sola che «non risponderà ai partiti ma ai cittadini». La formula ha la sua efficacia nel blandire i sentimenti dell´antipolitica (nessuna concessione ai partiti) ma non può nascondere il cesarismo plebiscitario intrinseco all´operazione: abbiamo scelto un leader! Perfino Salvati, che aveva per primo proposto il partito democratico, pensava che ci dovesse essere prima la costituente, poi il congresso e solo alla fine la scelta del leader.
La finta costituente dovrà elaborare uno statuto in base al quale sarà eletta la nuova classe dirigente, ma si trova in conflitto d´interessi con sé stessa perché è già in parte classe dirigente incardinata nei territori. Si possono fare scommesse sulla sua volontà di annullarsi.
La scelta plebiscitaria del leader Veltroni crea di colpo un dualismo inevitabile. E´ il tema dominante per i giornalisti della pagina politica e dei retroscena: Prodi arrancante, appesantito da alleanze scomode e senza margini d´azione, uomo del passato; Veltroni svettante, libero da condizionamenti, disegnatore di nuovi orizzonti, uomo del futuro.
Allora consideriamo i due progetti su cui l´uomo del futuro è più chiaro.
Riforma della Costituzione.
La riduzione del numero dei parlamentari è un´aperta concessione alla critica dell´oligarchia. La modifica del bicameralismo risponde alla domanda di maggiore efficienza. In un paese normale entrambe le cose potrebbero essere viste senza troppi sospetti. Ma se non cambia la natura dell´oligarchia la riduzione del numero comporta solo una maggiore esclusività della casta; e l´istituzione di una sola Camera una forte riduzione dell´elasticità nella dialettica parlamentare (quante volte disegni storti in una camera sono stati corretti nell´altra?).
Questa prospettiva si combina bene col rafforzamento dell´esecutivo e ne risulta un insieme coerente: un Parlamento più compatto, più efficacia della maggioranza, più potere al suo capo.
Ma ci sono due obiezioni. La prima è contingente ma non trascurabile: e se questi poteri accentrati e rafforzati cadono ora in mano dell´unico che non ha il diritto di usarli? La seconda è di sistema: siamo proprio sicuri che la supremazia dell´esecutivo sull´assemblea elettiva sia la soluzione migliore per la democrazia? Perfino un sostenitore del premierato come Sartori non manca mai di ricordare la sovranità del dibattito parlamentare.
Partito a vocazione maggioritaria.
La frase chiave è: fare una coalizione non per vincere ma per governare. Evitare maggioranze composite e contraddittorie, privilegiare maggioranze coese e capaci di portare a termine il proprio disegno. Chi non lo vorrebbe? Ma è possibile? Nell´assetto politico italiano il PD può fare a meno della sinistra? Non consideriamo qui che allo stato attuale le due componenti del centrosinistra in un voto a breve termine hanno di fronte una sicura sconfitta. E trascuriamo anche il crescente astensionismo di centrosinistra. Facciamo finta che PD e sinistra possano bastare. Partito a vocazione maggioritaria significa una cosa sola: il PD dice alla sinistra «se obbedisci al mio programma bene, se no vado da solo». Diamo per scontato che un´impostazione di questo tipo comporti un programma neocentrista e moderato capace di contendere a Forza Italia una parte del suo elettorato.
Andiamo di colpo alla conclusione: se non vinci come fai a governare?
Se la coalizione buona per governare non vince, perde ma ha la consolazione che se avesse vinto avrebbe governato. Non ci avevamo pensato...
C´è un elemento finale di consolazione per tutti: l´opposizione sarà guidata da un giovane kennediano, romanziere, buono, simpatico, in cui il suo popolo ripone immensa fiducia...
Post scriptum
La sinistra da unire ha perso un´occasione formidabile per distinguersi dalla pratica oligarchica: poteva giocare d´anticipo e formare una sua costituente aperta al diritto di voto attivo e passivo di tutti i cittadini che si considerano suoi sostenitori.
Ma pretendere questo dai quattro segretari era davvero troppo...
