di: Antonio Mattioli - Roma, 24 Aprile 2008
Ne sono consapevole e per questo ho scelto di vivere cercando di dare un contributo per cambiare il mio paese utilizzando parametri come compatibilità, compromesso, rispetto, fermezza. Però esistono valori, pagine della storia del paese, che non possono essere messi in discussione; su questi non esistono compatibilità e compromessi. La Resistenza, il 25 Aprile, rappresentano un valore assoluto, che dopo 63 anni significano ancora democrazia, dignità, libertà, solidarietà, voglia di vivere.
Il 25 Aprile non è solo una ricorrenza, rappresenta un ponte tra generazioni che impedisce di dimenticare e che vorrebbe mantenere vivi questi valori che sono il fondamento di una società civile, democratica e pluralista. Chi persegue l’obiettivo di revisionare la Resistenza e di «superare» il 25 Aprile ha come finalità quelle di riportare il paese a modelli sociali, politici ed economici degni di una dittatura e contro i quali centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini sono morti.
Nonostante tutto ciò questo paese non si merita che impunemente soggetti come Dell’Utri, Selva, il direttore del Giornale, Gasparri, Berlusconi (per arrivare al fantomatico sindaco di Alghero o al lezioso e strumentale Bevilacqua) possano dichiarare che il 25 Aprile non esiste e che solo pochi irriducibili, facinorosi «comunisti»lo vogliono mantenere in vita per ragioni antistoriche e che l’ANPI è un’associazione di vecchi goliardici e nostalgici; affermare tutto ciò significa disconoscere i valori fondamentali della costituzione repubblicana.
Non ho vissuto il fascismo, la resistenza, la liberazione, ma ho sentito dentro cosa significa libertà. Ho ascoltato i racconti dei partigiani, sono andato a Marzabotto ed alle Fosse Ardeatine, ho vissuto la storia di madri e mogli, padri e mariti , figli che hanno perso i famigliari nella lotta contro il fascismo e con i loro valori sono cresciuto. So di essere ancora vivo dentro quando di fronte alle «4 giornate di Napoli» o a «Roma città aperta» mi commuovo, so di essere vivo dentro quando ascoltando «Bella Ciao» mi vengono i brividi; vorrei che avessero queste reazioni anche mia figlia e vorrei trasmetterle anche ai miei nipoti.
Per queste semplici ragioni giù le mani dal 25 Aprile, altrimenti non c’è razionalità che tenga.
