di: Silvia Manderino - 7 giugno '07
Siamo sicuri che siano passate solo 24 ore? Perché a vivere questa giornata sembra che la faccenda sia superata, passata come l´acqua fresca, archiviata nella memoria parlamentare e in quella della collettività. E che questo sia avvenuto il secolo scorso.
Vi accorgete che già oggi, 7 giugno 2007, si parla di «tutto il resto»?
Questo è il sistema informativo e quindi politico che ci accompagna da alcuni anni.
Un sistema che, per qualunque situazione si presenti alle orecchie della pubblica opinione, è così fatto: inizialmente accade un fatto, che rimane all´oscuro del Paese; a seguire - e dopo un ragionevole lasso di tempo (a seconda degli effetti che il fatto può produrre) � la diffusione vellutata di mezze notizie, tali da cominciare ad interessare un ordinario lettore quotidiano di un giornale; poi una serie di dichiarazioni, istituzionali possibilmente, che lanciano una sorta di allarme su un fatto che nel frattempo nessuno conosce; è quindi il turno di qualche scoop giornalistico, un lancio di agenzia, un´avvisaglia di possibili imbrogli; preparato il terreno, è il turno dell´intervista all´interessato, che lancia accuse, imbastisce un racconto di presunti complotti, butta sul piatto presunte illegalità istituzionali e confeziona la propria personale immagine nell´incanto di una cornice vittimistica.
Da questo momento comincia l´arrembaggio ai microfoni dei rappresentanti delle forze politiche, le grida isteriche all´emergenza democratica.
Fino a che il pastrocchio approda ad una delle camere del Parlamento: vengano a chiarire i rappresentanti del Governo, vengano a dire cosa è accaduto.
Ma nel frattempo quel che è accaduto ancora nessuna lo sa, salvo i fortunati che leggono i pochi giornalisti ancora capaci di dare le notizie così come sono accadute, di informare insomma.
Per gli altri, la maggioranza, si sa quello che dichiarano i più vari rappresentanti politici, e possibilmente coloro che la televisione pubblica e privata privilegiano accuratamente per dare un colpo di vita alla lancetta dell´auditel.
Il dibattito parlamentare ha luogo: fenomeni spettacolari di pura inciviltà sfilano davanti al video del povero telespettatore; si fa fatica a capire il relatore di turno perché l´altra parte dell´aula copre con grida ed insulti la sua dichiarazione di voto.
Poi il voto. L´ansia del risultato elettronico sfiora le schiene dei senatori.
In pochi minuti può consumarsi un dramma, in pochi minuti il cuore può tornare a pulsare.
E il cuore torna a pulsare, ieri sera 6 giugno, alle 22,30 circa, grazie a 160 voti.
Il governo Prodi è salvo. La questione Visco-Speciale può passare all´archivio di Stato.
Passata la buriana, oggi si torna all´ordinaria amministrazione, alle solite cose, alla rincorsa e al recupero delle faccende istituzionali rimaste drammaticamente sospese per giorni.
Ma la buriana per noi è davvero passata?
C´è qualcuno che ha chiesto se la pubblica opinione ha avuto qualche sussulto o è rimasta indifferente o è profondamente sconvolta per quanto è successo?
La memoria sta cominciando a fare brutti scherzi: si è arrivati a far scordare in giornata, o a tentare di far scordare in giornata, avvenimenti freschi di giornata.
Bene.
Sarebbe il caso di dire che non è così.
Che quanto è accaduto in questi ultimi trenta o quaranta giorni (ma chi sa può parlare di 365 giorni) ha profondamente colpito i cittadini.
Soprattutto coloro che hanno capito che con la vicenda Visco-Speciale si è tentato il colpo gobbo, quel colpo che serve a creare, nell´ordine, disinformazione, confusione, destabilizzazione.
Io mi sono chiesta il perché.
Perché la destra (al diavolo anche quell´eufemistica espressione «centro-destra») ha provocato questo caos senza precedenti?
Perché è evidente che è stata l´opposizione a creare il bailamme.
E´ altrettanto evidente che il tentativo era, subito, quello di far cadere un governo legittimo; e poco dopo, quello di riprendere le redini delle istituzioni. Come, non lo sapremo mai, visto che il tentativo è fallito.
Ma è sconvolgente che questa volta ciò sia avvenuto facendo comparire alla cronaca un uomo delle forze militari del Paese. E´ la prima volta.
L´assuefazione a tutto quello che abbiamo visto e vissuto in questi anni potrebbe portare all´errore di pensare che si tratti di avvenimento «normale», rientrante nel rituale scambio di accuse tra maggioranza e opposizione, nella normale «dialettica» tra chi governa e chi sta all´opposizione.
Dovremmo cominciare a riabituarci all´idea che ci sono fatti che non sono affatto normali.
E anche se appaiono messi a tacere � con un voto che ridà fiducia ad un governo sulla cui fiducia, sul punto, non c´era stata una particolare avvisaglia di dubbio � questi sono fatti che fanno riflettere.
Perché?
Una risposta l´avrei, un tentativo di risposta.
Se c´è una concreta possibilità di ottenere di ribaltare le sorti del Paese, questa è la cloroformizzazione della cittadinanza.
E´ vero che le redini del potere sono tenute dai «pochi», e che dunque appare difficile controllare il loro operato.
E´ anche vero, però, che se manca l´assenso � soprattutto l´assenso inerme, ignaro e silente � della maggioranza del paese, dell´opinione pubblica, certe operazioni di potere o di appropriazione illegittima del potere non hanno successo.
Se la cittadinanza viene argutamente addormentata tra talk show e gare a premi, se poi viene adeguatamente imbottita di notizie false, ripetute ossessivamente sino a far credere che siano vere, è facile ottenere il silente, ma maggioritario, appoggio delle proprie operazioni.
E come niente fosse il quadro cambia. Senza colpo ferire, almeno fisicamente.
E destabilizzazione è fatta. Ma se quella cittadinanza è vigile, segue e discute le variegate mosse «politiche», contesta i comportamenti, chiede spiegazioni, domanda chiarezza e pretende trasparenza, allora l´iniziativa del colpo gobbo è tutta in salita.
Ed appare difficile far passare un probabile colpo di mano come una semplice alternanza di governo.
Questo è quello che è avvenuto, o si cercava di far avvenire, con il caso Visco-Speciale.
Non dovremmo perdere la memoria in occasione di queste (ce lo auguriamo) irripetibili vicende.
Perché non è da immaginarsi che la destra abbia buttato la spugna.
Anzi, giusto dopo lo smacco del voto del Senato del 6 giugno qualcuno di loro ha dichiarato:»Da domani alzeremo il tiro».
Sibillina la frase?
L´esperienza dovrebbe dirci che è chiarissima.
E magari aiutarci a capire che la vigilanza democratica non è propriamente un passatempo nel nostro Paese, ma un´esigenza di vita, un vero impegno civico.
E allora, cominciamo a ricordare al nostro centro sinistra che certi rischi non può permettere a nessuno, a se stesso ma soprattutto al popolo italiano, di correrli.
E se non è stato vigile, ovvero ha dormito sino ad oggi, sarebbe quanto mai opportuno che restasse con le orecchie tese e si ricordasse che chi ha distrutto il Paese dal 2001 al marzo 2006 è tuttora presente e vitale, pronto a tentare il prossimo colpo basso, usando giornali, spioni, dossiers ed altro ancora per riappropriarsi dei gangli vitali della nazione.
Abbiamo bisogno di una cosa, in particolare: l´informazione.
Non chiediamo la luna. Chiediamo la democrazia.
Non abbiamo bisogno di altre prove, perché sappiamo con chi abbiamo a che fare.
Ma il centro sinistra che ci rappresenta lo sa meglio di noi.
Ci sono molti diritti calpestati da un certo tempo in qua.
Il senso di umiliazione è che ciò stia avvenendo troppo spesso a causa delle «timidezze» o delle esigenze di «larghe convergenze» che stanno appiattendo la democrazia italiana.
E l´appiattimento non è un buon segno. Fa perdere l´abitudine alla vigilanza democratica.
Quella vigilanza alla quale non intendiamo affatto rinunciare.
silviamande@libero.it
