di: Claudio Gandolfi, Bologna
Da lettore attento di quotidiani mi prendo la libertà di «generalizzare» e dirvi a tutti indistintamente ed in tutta franchezza che oggi mi avete deluso; lo spazio dedicato al rapporto epistolare tra Berlusconi e signora lo trovo francamente eccessivo, ancora una volta siamo tutti caduti nel «suo» tranello e tutta l´attenzione dei media e del mondo politico si è concentrato sul nulla assoluto.
Indubbio merito alla signora Lario per aver detto pubblicamente e senza ipocrisie «ridicolizzato» il marito dicendo quello che molti pensano dell´uomo bambino con cui vive da tempo, ma da questo a farne l´argomento principale delle discussioni ce ne passa.
In questo caso il distacco tra Paese Reale e Paese Politico-mediatico è diventato una voragine dove da una parte ci sta il nulla cosmico e dall´altra milioni di cittadini, di persone, che ogni giorno si misurano con la difficoltà di guadagnarsi onestamente la «pagnotta»; in mezzo c´è il mondo del lavoro con il suo tragico carico di morti che nonostante le promesse e gli impegni scritti di molti soggetti pubblici ed istituzionali oggi è passato nel «silenzio assoluto» delle pagine dei quotidiani, con nemmeno un piccolo spazio di cronaca nera.
Mi riferisco all´infortunio di ieri a Vicenza dove un operaio di 47 anni che stava lavorando in una cisterna utilizzando anche la fiamma ossidrica è stato scagliato in aria da uno scoppio improvviso ed è morto, oggi sui giornali tutto è passato sotto silenzio come se nel nostro Paese fosse normale «morire di lavoro»; non è così e qualcuno dovrà pur farsi carico di questa morte, ora qualcuno dovrà spiegare alla moglie ed alla figlia 15enne il perché di questa ennesima, assurda morte visto che all´art. 4 la nostra Costituzione «riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto"; a questo lavoratore il diritto non è stato riconosciuto e qualcuno dovrà pagare per questo.
Questo silenzio «omertoso» anche dei media corre il rischio di far passare il messaggio che in nome del progresso e dello sviluppo economico tutto è lecito e legittimo, favorendo implicitamente un pericoloso gioco di scatole cinesi dove con una forzata parcellizzazione delle lavorazioni ed una catena infinita di esternalizzazioni e subappalti le responsabilità si perdono e le colpe non sono di nessuno se non del «povero lavoratore» vittima della sua disattenzione, del fato, di una serie sfortunata di concause non prevedibili.
NON È COSÌ: troppo semplice, troppo comodo, il lavoratore è morto e non può più difendersi.
Evitare di morire sui luoghi di lavoro « si può e si deve farlo», investire in sicurezza è un atto di civiltà per riaffermare il diritto al lavoro sicuro, al lavoro dignitoso che dia a ciascuno di noi la garanzia di tornarsene a casa «intero ed integro nel fisico e nello spirito».
Uscire dall´indifferenza è una responsabilità civile e sociale di tutti, ciascuno di noi dovrebbe fare la propria parte nel tentativo di limitare al massimo l´aumento di questo numero, nel limite delle responsabilità che competono a ciascuno per mezzi e ruolo; io come cittadino questo senso di responsabilità, questo diritto-dovere alla sicurezza ed alla legalità lo esercito quotidianamente sul luogo di lavoro; lo stesso impegno francamente non lo vedo in molti dei soggetti coinvolti e non è più pensabile di continuare a considerare quello dei morti sul lavoro come un costo che la società deve preventivare e pagare al progresso economico; è una «vergogna» che come società abbiamo il dovere di cancellare.
Questa volta sul «banco degli imputati» non ci stanno solo politici ed imprenditori ma anche Voi giornalisti per il Vostro imbarazzante e colpevole silenzio, grazie.
Claudio Gandolfi, Bologna
clgand@libero.it
