di: Claudio Gandolfi, militante DS Bologna
Cara Redazione,
oramai il danno è fatto quindi è inutile perdere tempo su quello che poteva essere e non è stato, che piaccia o meno prendiamo atto della decisione presa e lavoriamo per superare nei fatti della discussione politica da qui al congresso l´errore di partenza.
Anche se condivido le perplessità di Angius a questo punto non mi preoccuperei tanto della «forma» con cui si concluderà il percorso congressuale (il voto segreto) ma la «sostanza» con cui si farà questo percorso ( la discussione politica).
Proprio perché come dice giustamente oggi Padellaro «alla fine, infatti, conteranno solo i numeri» se vogliamo veramente che « ad ogni compagno e compagna sia data la possibilità di esprimersi con la massima libertà, sincerità ed autonomia», il problema posto dal voto segreto è superabile - se lo si vuole - con un percorso di trasparenza in cui ad ogni iscritto siano dati gli strumenti di conoscenza e consapevolezza dei contenuti delle diverse mozioni perché il dibattito sia aperto, franco, vero e non si fermi alla «formalità» delle parole scritte o delle dichiarazioni a vario titolo rilasciate dai leaders che puzza molto di naftalina, di autoreferenzialità e di interesse personale.
Dal seminario di Orvieto in poi la discussione interna ai DS sul futuro all´interno del possibile Partito Democratico è stata caratterizzata da un lato dalla sua dimensione elitaria di argomento per «addetti ai lavori», dall´altra dalle conseguenti critiche che lo hanno preceduto e seguito sulla mancanza di apertura agli iscritti ed ai simpatizzanti del popolo delle primarie.
Per un partito, il mio (sono un militante DS) ed una coalizione (l´Unione), che hanno fatto della partecipazione la propria bandiera avrei preferito il coinvolgimento di tutti da subito, dall´inizio del percorso e non a cammino avviato e con la strada da seguire già tracciata; questo ha aumentato le diffidenze ed il sospetto in molti che questo nuovo partito serva a garantire la stabilità all´attuale classe dirigente nella «stanza dei bottoni» piuttosto che a favorire una nuova forma di partecipazione; continuare a negarlo sarebbe sbagliato e controproducente, franchezza e trasparenza a questo punto del cammino sono nell´interesse di tutti.
Speriamo che con la stagione dei congressi ( DS e Margherita) inizi veramente la fase della discussione sulla sostanza del vecchio e del nuovo partito, speriamo che si scaldino i cuori e l´anima della base rimasta per ora ( giustamente) piuttosto fredda rispetto alla discussione tutta formale dalle primarie in poi.
Invito i politici di professione ad uscire dai loro Palazzi e venire nelle Piazze, tra le persone normali, nel paese reale. La realtà è nelle strade, è nei problemi della gente, è nella difficoltà di trovare un lavoro che dia garanzie di durata nel tempo, è nella richiesta di dignità e rispetto per tutti, italiani e non, è nella speranza in una scuola pubblica e laica che formi le persone eticamente, culturalmente e professionalmente, è in una sanità pubblica che curi senza necessità di rivolgersi alle strutture private, è in un lavoro sicuro dove il rischio di farsi male sia ridotto al minimo con adeguate forme di sicurezza e di controllo, è in un salario ed in una pensione dignitosi che garantiscano a ciascuno la tranquillità di una vita senza eccessive rinunce o necessità di mendicare, è in un paese aperto ad altre culture ed altre religioni e che non veda nel diverso da noi solo un mercato di braccia, di disperati, di schiavi moderni da sfruttare e spremere senza diritti e dignità, è tutto questo ed altro ancora e basta scendere in strada per capire cosa vuole la gente.
Compagni politici, liberatevi dal vostro snobismo da primi della classe, tipico di quelli che sono convinti di poter decidere per il bene di tutti senza confrontarsi con nessuno, liberatevi dalla «vostra puzza sotto il naso», venite in strada dove «stanno le domande» perché è li che «troverete le risposte».
Claudio Gandolfi, militante DS Bologna
clgand@libero.it
