di: Claudio Gandolfi, delegato Fillea-Cgil
Dal conclave di Caserta è uscita confermata e rafforzata la volontà del governo di semplificare gli adempimenti burocratici ed amministrativi per ridurre tempi e costi per cittadini e imprese.
Lo slogan è «un´impresa in un giorno» ed ha l´obiettivo dichiarato di snellimento delle pratiche per aprire un´impresa, nelle intenzioni questo può essere virtuoso e condivisibile, nei fatti può avere - in alcuni casi - conseguenze dirompenti per la qualità delle prestazioni date hai cittadini dalle imprese e la sicurezza per i lavoratori nello svolgimento delle stesse; bisogna fare dei distinguo perché l´obiettivo dichiarato di per sé non è positivo per tutti i settori produttivi.
Esempio emblematico è il settore edile, quello in cui opero, dove già oggi è possibile con due semplici passaggi aprire un´impresa: 1° passaggio all´Ufficio del registro per la partita iva, 2° e successivo passaggio alla Camera di commercio per iscriversi al registro delle imprese ( poca spesa e molta resa).
In un settore - quello delle costruzioni - che negli ultimi anni ha rappresentato il volano economico del nostro Paese ( il mattone come bene rifugio rende ancora) garantendo forti guadagni alle imprese ( gli ONORI di pochi ) e un pesante costo sociale alla collettività ( gli ONERI per i molti) con un contributo importante e pesante al tragico fenomeno delle «morti bianche» ( nel 2006 258), dopo questi due semplici passaggi basta essere armati di cazzuola, di tanta buona volontà e tanta disponibilità a lavorare a qualsiasi condizione per chiamarsi IMPRENDITORE.
In cambio il sistema Paese cosa chiede, quali garanzie sociali, quali capacità tecnico-organizzative, quali capacità di impresa ed organizzazione in sicurezza del lavoro? quale conoscenza delle leggi e norme da rispettare per lavorare nella legalità contrattuale, fiscale, retributiva, contributiva? quale formazione e consapevolezza delle operazioni e dei dispositivi da mettere in essere per garantire la salute-sicurezza propria e degli altri? Assolutamente NIENTE......se non qualche centinaio di �uro ed in cambio hai due numeri (Partita Iva e Registro Imprese) che consentono a chiunque di avventurarsi nello sgangherato per molti( e ricco per pochi) mondo del mattone ( l´oro di argilla) pronto alla gara del «massimo ribasso» perché meno costi più è alta la tua possibilità di lavorare; più sei disponibile a subire abbassando la testa, più è semplice lavorare; al contrario se chiedi il rispetto ed il giusto compenso per il tuo lavoro, per il tuo sudore, molto facilmente resterai a spasso ( con il commercialista comunque da pagare).
La polverizzazione del ciclo produttivo, il ricorso massiccio ai subappalti, ha prodotto una miriade di aziende sempre più piccole dove diritti e doveri si perdono in mille rivoli dove diventa quasi impossibile per gli organi ispettivi ( e per i sindacati) ricostruire la filiera delle responsabilità in materia di sicurezza ed individuare e sanzionare le colpe o chiedere semplicemente l´applicazione dei contratti di lavoro.
Sono sempre più numerosi i cantieri, anche grandi, per importi considerevoli ed anche pubblici, dove si trovano decine di imprese individuali - i singoli artigiani � che svolgono per squadre al soldo del «caporale» quello che una volta veniva svolto da lavoratori dipendenti, con diritti e doveri certi per loro e per l´impresa per cui lavoravano; oggi ognuno è responsabile per se stesso ed il lavoro c´è per quelli che «non rompono le scatole», gli altri a mendicare.....
E´ questo che vogliamo dalla sburocratizzazione delle procedure amministrative? E � questo che si aspetta il Paese? Se fossi in Daniele Capezzone sarei più prudente nel manifestare entusiasmo per questa volontà uscita rafforzata nel conclave di Caserta come ha fatto nella telefonata al ministro Nicolais e di cui ho letto sabato a pagina 13 di Repubblica.
Claudio Gandolfi, delegato Fillea-Cgil Bologna
clgand@libero.it
