di: Claudio Gandolfi, Bologna
Il 2006 si è chiuso con un bilancio pesante per il mondo del lavoro, nel nostro Paese infatti sono morte 1045 persone, 1045650 sono stati gli infortuni e di questi 26141 hanno fatto invalidi.
L´inizio del 2007 non è particolarmente incoraggiante perché mentre una parte del Paese è ancora in vacanza il contatore del sito dell´Associazione Articolo 21 aggiornato in tempo reale alle 19,30 del giorno di capodanno registra già 2 morti, 2312 infortuni e 57 invalidi; siamo appena entrati nel 7° anno del terzo millennio ma sembra ancora di essere nell´alto medioevo.
In questo contesto una nota positiva viene dalle parole Presidente Napolitano che nel suo discorso di fine anno ha lanciato un monito che non può restare inascoltato quando ha detto che «non si può tollerare la minaccia e la frequenza degli infortuni cui è esposta la sicurezza, e addirittura la vita, di troppi occupati, specie di chi, italiano o immigrato, lavora in nero» - aggiungendo che «Una società più giusta, libera e aperta può anche essere più sicura, attraverso il richiamo severo, che non deve mancare, al rispetto delle leggi, delle regole, dei doveri».
Nel mondo del lavoro Sicurezza e Legalità sono due aspetti strettante collegati che troppo spesso vengono ancora elusi - nonostante una avanzata legislazione in materia e chiari segnali di indirizzo politico dati in questo senso dal governo Prodi - da imprenditori di pochi scrupoli per cui la «sicurezza» sul lavoro non è un «valore» da perseguire, un obiettivo di qualità verso cui tendere con investimenti in formazione e prevenzione, bensì un «costo» e come tale da ridurre e contenere il più possibile.
In questo senso le parole del Presidente della Repubblica sono pesanti per il loro valore morale e per il ruolo istituzionale di chi le ha pronunciate.
Ora è per tutti più difficile fingere di non averle udite e per noi lavoratori un esempio da richiamare e ricordare ogni qualvolta verranno disattese.
E´ quello che il mondo dei lavori chiedeva e si aspettava da tempo, un importante segnale culturale che va nella giusta direzione a conferma che aspettare l´incidente non conviene a nessuno ed è giusto che un paese civile come il nostro ha l´ambizione di essere dia a ciascun cittadino gli strumenti e le informazioni per aiutare a migliorarlo e farlo crescere in «senso civico», legalità e rispetto della dignità.
Le parole di Napolitano ci hanno ricordato che ciascuno di noi dovrebbe fare la propria parte nel tentativo di limitare al massimo l´aumento del numero dei morti sul lavoro, nel limite delle responsabilità che competono ad ognuno per mezzi e ruolo; le «morti bianche» sono tragedie annunciate che spesso possono essere - se si vuole - evitate e serve il contributo di tutti, addetti ai lavori e non, diretti interessati e non perché «la sicurezza sui luoghi di lavoro non si fa ogni tanto, ma tutti i giorni dell'anno, e quindi abbiamo la necessità che tutte le forze in campo si diano da fare per realizzarla».
Questo io leggo nelle parole del Nostro Presidente, un forte richiamo al «senso di responsabilità ed al rispetto della legalità» verso cui tutti ci dobbiamo sentire impegnati; come lavoratore e come cittadino questo mi aspetto dal 2007, un impegno di tutti per ridare dignità al lavoro e finalmente piena esigibilità all´art. 1 della Costituzione che definisce la nostra come «una Repubblica fondata sul lavoro» e all´ 4 della stessa che «riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto"...in molti (troppi) stanno ancora aspettando questo e su politici ed imprenditori pesa una responsabilità sociale, etica e morale non piccola; grazie ancora Presidente e speriamo che questa volta le Sue parole non si perdano inascoltate nel vento...
Claudio Gandolfi, Bologna
clgand@libero.it
