di: Claudio Gandolfi, Bologna
Grande Paese il nostro, grande Democrazia, dove il rispetto della dignità e della vita delle persone sui luoghi di lavoro sono sicuramente la priorità del nostro agire politico, sociale ed economico; questo impegno è infatti scritto e sancito come inalienabile anche nella Costituzione che al 1° articolo definisce la nostra come«una Repubblica fondata sul lavoro» e i 4 operai morti oggi fra le fiamme dell´oleificio esploso a Perugia ne sono la prova provata, la dimostrazione messa nero su bianco della piena applicazione del dettato costituzionale.
Il servizio di apertura dei vari telegiornali per oggi è garantito così come la prima pagina nei quotidiani di domani: perché in Italia i problemi della sicurezza nei luoghi di lavoro escano dalla ristretta nicchia degli addetti ai lavori e siano oggetto di discussione ed interesse pubblico ci vuole il fatto eclatante davanti al quale nessuno può tacere o fingere di non vedere per cui ciascuno si sente in obbligo di esprimere il suo sdegno e cordoglio.
In questi mesi è successo tante, troppe volte, si sono spese molte parole sull´argomento, l´intervento di Napolitano con il richiamo alle responsabilità di tutti, i ripetuti richiami dell´Osservatore Romano al rispetto della dignità delle persone, la Commissione Parlamentare voluta da Bertinotti, il pacchetto sicurezza contenuto nel decreto Bersani, l´impegno in prima persona del ministro del lavoro Damiano, sono tutti fatti importanti ma purtroppo ancora lontani nelle«azioni» da una reale efficacia; sono stati necessari per risvegliare per un momento dal torpore le nostre coscienze ma non sono ancora sufficienti, bisogna andare oltre con più fermezza, intransigenza e coraggio delle istituzioni e degli organi preposti.
Di quanto sia necessaria questa inversione di rotta, questo segno di discontinuità lo dicono i numeri che purtroppo parlano da soli nella loro drammaticità: i 4 morti di oggi si aggiungono ad una lista lunga e vergognosa per un Paese che si definisce civile, sono visibili a tutti e sono aggiornati in tempo reale nella pagina Lavoro&Sicurezza di Articolo21.info dove si legge:«Dall'inizio dell'anno ad ora, per lavoro, ci sono: 946 morti, 946726 infortuni, 23668 invalidi».
E´ una mattanza che come Paese non ci possiamo più permettere, per il suo costo sociale, per le responsabilità politiche e morali che investe, per il moto di ribellione che ciascuno di noi dovrebbe provare davanti a questi numeri.
E´ tempo di dire basta, il mondo del lavoro è stanco delle parole di circostanza che seguono regolarmente il giorno dopo il fatto, la sicurezza nei luoghi di lavoro deve trovare dignità culturale e spazio nelle priorità dell´agire politico e delle azioni di governo, deve avere lo spazio che si merita nelle pagine dei quotidiani per informare e sensibilizzare costantemente al problema la pubblica opinione perché solo cittadini e lavoratori informati e consapevoli possono vigilare sulla qualità del proprio lavoro, sulle condizioni di sicurezza in cui svolgono la propria attività per garantire a tutti un lavoro sicuro.
Davanti a queste cifre mi chiedo quanti morti dovremo ancora contare perché«la strage silenziosa» sui luoghi di lavoro diventi una priorità mediatica e politica da affrontare con un impegno costante e quotidiano uscendo dalla dimensione di emergenza legata ai fatti luttuosi ed eclatanti; almeno per questa volta chiedo di risparmiarci l´imbarazzo della indignazione di rito, l´ipocrisia dell´oggi a cui segue regolarmente il nulla del giorno dopo, risparmiateci la litania delle solite domande a cui seguono risposte già scritte, conosciute e non praticate nelle loro azioni virtuose da decenni; almeno questa volta rispettiamo con il silenzio il sacrificio di queste persone morte per un pezzo di pane; sono stanco ed umiliato di questa conta ma non rassegnato, resto convinto che qualcuno prima o poi ne risponderà moralmente e continuerò nel mio piccolo a battermi per il diritto al lavoro sicuro, al lavoro dignitoso che dia a ciascuno di noi la garanzia di tornarsene a casa«intero ed integro» nel fisico e nello spirito.
Claudio Gandolfi, Bologna
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