di: Raffaella Costi, Mauro Bonafede, Atos Benaglia, ...
Lei rappresenta il punto più alto dello Stato, ne è il Capo e ne porta la più gravosa delle responsabilità: quella di garante della Costituzione.
Noi siamo cittadine e cittadini «comuni», che, nel corso degli ultimi vent’anni, hanno visto scemare sempre di più qualunque concreta possibilità di esercitare la sovranità che la Costituzione ci riconosce, nelle forme e nei modi stabiliti dalla legge. Il primo e più importante esercizio di sovranità popolare, il voto, ci è stato progressivamente «sfilato» da sotto le mani, attraverso un sistema elettorale diverso in ogni grado, totalmente incomprensibile ai più per modalità e scopi, costruito da una classe politica indegna di rappresentarci, ma che ci ha costretti a farci rappresentare da se stessa, tagliandoci fuori da ogni possibilità di scelta.
Oggi quella classe politica, anche per chi non avesse letto i best sellers degli ultimi mesi, si rappresenta come un groviglio indistinto di politicanti, mai preoccupati di dare un senso al nostro voto e presi, invece, da un’idea perversa di «governabilità», dove la «governabilità» è sinonimo della loro necessità di non mai fare i conti con il Paese, ma di accrescere semplicemente il proprio potere. Con la caduta del governo Prodi, poi, si rimette in movimento la macchina istituzionale, alla ricerca di una soluzione.
Ma noi Le chiediamo, Presidente, con quali strumenti si troverà una soluzione? Ancora una volta con quelli abituali di una democrazia imperfetta e sempre più incompiuta, prigioniera delle logiche di partito? Oggi si deve scegliere tra un centro destra e un centro sinistra talmente simili tra loro, da apparire, ai nostri occhi e dal punto di vista dei risultati che ricadono su noi cittadini e cittadine, praticamente sovrapponibili, differenziati da sfumature così minuscole, da sembrare invisibili. Ciò in quanto il nostro sistema elettorale è il frutto malato del bisogno spasmodico di potere della nostra intera classe politica.
Che si vada alle elezioni in questa condizione, insopportabile per la classe elettrice e per alcuni degli stessi partiti, ci pare un gravissimo errore storico. Noi pochi firmatari della presente lettera non andremo a votare con questo sistema elettorale, ma noi pochi vogliamo che Lei ne sia informato con certezza e fin da ora. Pensi, caro Presidente, a tutte quelle persone che non Le scriveranno per dirglielo, ma che si guarderanno bene dall’andarci. Sono milioni e sono milioni di persone che hanno sentito offesa la loro dignità da questa classe politica, incapace di fare le minime e indispensabili riforme di struttura, la prima delle quali riguarda la legge elettorale.
Nessuno dei tanti che fin qui si è riempito la bocca della questione si è mai realmente posto un problema: come si faccia a far «contare» ogni voto. C’è bisogno non di fissare il numero degli eleggibili, nè degli iniqui premi di maggioranza; c’è bisogno, Presidente, di chiedersi, una volta per tutte, quanti elettori ragionevolmente ciascun deputato possa e debba rappresentare, in un sistema coraggiosamente monocamerale.
Noi crediamo che, in un sistema proporzionale, si debba semplicemente far «scattare» un deputato ogni 100.000 voti ricevuti dal partito e che quel deputato debba essere eletto sulla base delle preferenze espresse dagli elettori. Punto e basta. Questo significa calcolare il numero dei deputati in rapporto aritmetico al numero reale degli elettori, senza fronzoli e senza premi per nessuno. Questo significa anche che lo sbarramento a 100.000 voti non può essere considerato penalizzante per la democrazia e impedirebbe, invece, il proliferare di liste di comodo. Esiste, certo, il problema dei «resti», che non possono però generare ulteriori eletti: Lei non ritiene che si possano considerare semplicemente parte del «patrimonio politico» di consensi di quel partito?
Abbiamo bisogno di chiarezza e se tornassimo alle urne con questa legge elettorale, il risultato sarebbe ancora più tristo di quello delle ultime, perchè la macchina non funziona e nessun viaggio, come questo importante, deve ricominciare con una macchina rotta.
E allora noi Le chiediamo, Presidente Napolitano, di fermare la macchina, di spegnere il motore per i mesi necessari, di costituire un governo tecnico che faccia subito la riforma elettorale nella direzione che abbiamo indicato e che consentirebbe a noi e a quei 3, forse 4 milioni di cittadini che non intendono più farlo, di tornare a votare.
Sappiamo di chiederLe moltissimo, ma a chi, se non a Lei, possiamo avanzare una richiesta del genere? Chi, se non Lei, porta in sè l’onere e l’onore di garante della sovranità popolare? Chi, se non Lei, può oggi rappresentarci tutti e tutte?
Ci appelliamo alla Sua intelligenza politica, alla Sua sensibilità e alla Sua consapevolezza di essere a capo di un Paese prossimo al collasso politico e istituzionale. Ci è cara quanto a Lei, caro Presidente, la gemma imperfetta della nostra democrazia e Le chiediamo di stringere con noi, elettori ed elettrici, il vincolo inscindibile che deve legare tutti coloro che ricordano come la nostra Costituzione sia stata duramente e sanguinosamente conquistata.
Faccia, Presidente, tutto quello che è umanamente possibile per noi: parli ai partiti, li metta alle strette, poi parli al Paese e ci dica che possiamo tornare ad essere il Popolo sovrano.
Raffaella Costi (n. a Bologna 27.07.1954) - Mauro Bonafede (n. a Bologna 12.10.1957) - Atos Benaglia - Lucia Panzacchi - Marcello Ligorio (n. a Mesagne 31.05.1974) - Giovanna Illotto - Angelo Daldi (n. a Porretta Terme 26.01.1950) - Silvia Ferraro - Anna Maria Speranza Stara (n. a Mogoro 02.05.1955) - Susanna Spagnoli (n. a Bologna 28.09.1974) - Massimo Marco Rossi (n. a Venezia 10.04.1944) - Elda Agnolin (n. a Curtarolo 13.06.1955) Mario Monforte - Elena Romoli ( Firenze)
