di: Eduardo Rina
Il «mondo alla rovescia» si concretizza sempre più sotto i nostri occhi. Ogni
giorno che passa ne abbiamo conferme. A volte, come nel caso di Catania, si
concretizza tragicamente e tutti si chiedono le ragioni e si interrogano
sul «che fare". Bloccando le attività sportive e riflettendo sulle tragedie,
quasi sempre previste e annunciate, si tenta di «capire» il perchè. E come
fare per evitare ancora altre tragedie e altre violenze.
Vedremo, nei prossimi giorni, cosa decideranno i responsabili di questo
bellissimo sport popolare. Vedremo se la «riflessione» produrrà gli esiti
sperati e se si ritornerà ad un calcio che recupera i suoi «valori» sportivi
iniziali. Ma la riflessione che bisognerà fare, dal mio punto di vista, è più
generale e di fondo.
Diciamocelo spassionatamente. Dallo sport alla politica, passando attraverso
tante altre espressioni dell´agire degli uomini, si manifestano con sempre
maggiore evidenza i guasti profondi di una società «moderna» che fonda le
proprie aspettative di progresso e di futuro con la priorità assoluta
del «successo» (personale o di «gruppo» omogeneo). Di un successo frutto
della competizione, dell´egoismo, dell´arrivismo, delle ambizioni non
sempre «normali e razionali» ma spesso «estreme». Di un successo, sportivo e
non, legato fortemente a «disvalori» sempre più invasivi e invadenti.
Per «prevalere» (in ogni campo delle attività umane) si è disposti alle
azioni più insane, più immorali, più disoneste. Per vincere un «derby
cittadino» si è disposti a scatenare la guerriglia della violenza fisica e
materiale, si è «predisposti» addirittura ad uccidere. Per occupare un
"posto di potere» in politica o in un ambito qualsiasi della società, si è
disposti a tutto. Anche a «tradire» i compagni o gli amici coi quali si sono
svolte tante battaglie comuni e in nome di princìpi e valori di onestà e
moralità «pubblica&raqio;.
Una società nella quale conta, oramai, molto di più la «forza» che la
ragione, la «delinquenza» che l´onestà, l´egocentrismo e la
personalizzazione piuttosto che l´altruismo e il senso della «comunità» è
una società senza futuro e senza speranza.
Servirebbe una riflessione «collettiva», un´autocritica generale
dell´intero «sistema paese". Un ripensamento serio e costruttivo per
ritrovare percorsi, strategie e obiettivi condivisi. Servirebbe più coraggio
e meno ipocrisie nel denunciare i guasti profondi dell´etica pubblica e dei
comportamenti «privati» di tutti coloro che si gloriano di essere
la «leadership» di un Paese che viene «imbonito» e «raggirato» dagli artefici
del decadimento complessivo.
Servirebbe, in definitiva, una «classe dirigente» seria e una
profonda «rivoluzione culturale» che ripristini «modelli di vita» e modelli
di società funzionali ad una crescita civile basata su regole e
comportamenti, figli di «valori» autentici. Tanti e molti di più i valori
dell´essere rispetto a quelli, oggi tragicamente prevalenti e vincenti,
dell´avere.
Uno sport malato, una politica malata, una società malata non hanno alcuna
speranza di «guarire» se non si alimentano di valori veri.
