di: Anna Maria Bianchi - Liberacittadinanza
Penso che dietro ognuno di noi ci sia una storia fatta di battaglie, di delusioni, di perseveranza e di prezzi pagati, ma soprattutto di un ostinato senso di responsabilità verso il mondo che ci circonda. E penso che in questo siamo accomunati ad una moltitudine di persone che, per analoghe storie personali, fa riferimento alle formazioni politiche di centro(sinistra) e di sinistra.
Molte di loro oggi condividono il nostro senso di smarrimento per il progressivo allontanamento della politica dai cittadini. Altre continuano a confidare nella propria dirigenza di partito. Tutte provano un senso di impotenza di fronte ad una modernità «globale» sempre più protesa verso il profitto e sempre meno ancorata ai valori su cui si fonda la nostra democrazia.
Ma la marginalità dei cittadini nella politica non nasce solo dai meccanismi di potere dell’oligarchia partitica, in parte è generata anche da una sorta di «coazione» alla contrapposizione e alla frammentazione, che, come una spinta invisibile ma inesorabile, impedisce a qualunque istanza «dal basso» di raggiungere una consistenza stabile per diventare socialmente rilevante.
L’esasperazione delle differenze prevale sulla ricerca dei punti di contatto, l’accento sul particolare impedisce la visione d’insieme, l’orgoglio identitario annulla ogni chance di un progetto condiviso. Viviamo in una società liquida, dove tutto è scivoloso, ambiguo e precario, dai contratti di lavoro ai rapporti sentimentali. Lo scenario non permette più scelte di campo a tutto tondo, anche perché i campi non sono più così distinguibili. E’ indispensabile difendere le conquiste democratiche pagate a così caro prezzo dalle generazioni che ci hanno preceduto, ma non è più sufficiente.
Il «vecchio che avanza» avanza ad una velocità supersonica. Bisogna mettersi in gioco fino in fondo, e l’unica strategia possibile è quella di saper individuare le occasioni giuste e utilizzarle a proprio vantaggio. Scegliere dei compagni di strada sapendo che ad un certo punto le nostre strade potrebbero dividersi. Lavorare insieme ai militanti di un partito su un obiettivo specifico anche se si dissente dalla linea politica dei dirigenti nazionali.
Avere il coraggio di mettere da parte il proprio «orgoglio di appartenenza» che impedisce a tanti uomini e donne di buona volontà di perseguire insieme obiettivi comuni. Approfittare di ogni spiraglio per mettere in atto tante piccole differenze che possono fare una grande differenza. Certo, si corrono dei rischi. Molte scelte possono rivelarsi inutili, inadeguate, velleitarie. Ma senza rischio non c’è vittoria, e soprattutto, la sconfitta è certa.
Ritengo quindi che la candidatura offerta a Pancho sia una grandissima opportunità per tutto il movimento: opportunità di aumentare la nostra visibilità, di estendere la rete di contatti, di offrire un importante punto di riferimento a tutti quelli che si riconoscono nei nostri obiettivi. E soprattutto di dare voce ad un nostro rappresentante che, al contrario di molti eletti in Parlamento, sarà davvero la nostra voce.

Il sol fatto che gli interventi contro la candidatura di Pardi siano collocati a margine e non in home page è già un bel segnale.