di: Raffaele Barki - www.unasinistrauna.com
Vi è anche, e questo è a mio avviso molto preoccupante, una folta schiera di compagni che non intende affatto sostenere SA perché la ritiene una improbabile accozzaglia di dirigenti opportunisti e cinici che si preoccupano esclusivamente della perpetrazione della propria presenza parlamentare e che della sinistra e dei problemi della gente di sinistra se ne freghino e che quindi, non vedendo in SA una soluzione e non sentendosi altrimenti rappresentati, non andranno a votare, si allontaneranno disgustati dalla politica partecipata e sarà durissimo in futuro riaverli tra noi.
Vi è infine, un gruppo di compagni, non so quanto numerosi, ma la cui entità non andrebbe sottovalutata, che, preoccupati da un probabilissimo ritorno delle destre e ben lontani dal considerare SA un credibile riferimento politico, ritengono di andare a votare per la formazione più a sinistra possibile, che abbia una chance reale di fronteggiare lo psiconano . Questi compagni non condividono la visione di coloro che non distinguono le figure di Veltroni e di Berlusconi e pensano che ci sia una sostanziale differenza tra un centro poco laico e «ma-anchista» ed una destra criminale e sovversiva, che ha dato cinque anni di prove sui livelli di cruenza che è in grado di garantire. Non aderirebbero mai al PD, ma non se la sentono di abdicare senza reagire a favore dei veri nemici di classe.
Sulla stampa, sui siti della sinistra, nei dibattiti televisivi, questa lacerazione appare evidente e volano parole grosse. Con i compagni delle associazioni e con numerosi soggetti attivi degli stessi partiti della sinistra, abbiamo cercato disperatamente, per oltre due anni, di non arrivare ad un confronto elettorale in queste condizioni e di dar vita ad una costituente di un serio e credibile partito di sinistra. Speravamo, e stavolta credevamo davvero fosse possibile, di riuscire a votare convintamente per qualcosa, ma, purtroppo, non è andata così. Dobbiamo suicidarci? Certo che no.
Dobbiamo, con più determinazione di prima, DA SUBITO, gettare le basi della sinistra che verrà. Dobbiamo, già prima delle elezioni, dare un chiaro segnale di prospettiva e di volontà costruttiva. Tutte le posizioni sono rispettabili e sono frutto di grande sofferenza interiore, ma nessuno deve avere dubbi sulle intenzioni. La mia personalissima opinione è che SA sia per davvero un insopportabile pastrocchio frutto di una concezione arcaica e minoritaria della politica e che non sia assolutamente capace di interpretare il comune sentire del popolo della sinistra.
Penso che sia un errore madornale astenersi perché, per quanto la politica oggi assomigli sempre più ad un barattolino di Plasmon, non possiamo rimuovere il dolore fisico che la peggior destra d’occidente ci ha inflitto per cinque anni. Penso sia necessario fare un uso strumentale del voto per opporre un argine, per quanto minimo, allo strapotere del nano, ma, qualunque sia l’opinione di ognuno di noi, è un dato di fatto ineludibile che la sinistra debba rinascere scevra dai particolarismi, dagli identitarismi forzati, dal berlusconismo strisciante.
La sinistra deve rinascere sui grandi valori umanisti e sulle proposte per la soluzione dei grandi temi del pianeta, secondo equità e giustizia. Tutti devono sapere che se «questa» sinistra è morta nelle sedi dei partiti, essa è vivissima nell’animo e nella cultura delle persone e che da lì è pronta a rifiorire, ma non è cosa ulteriormente prorogabile. Il segno deve arrivare già da ora, prima del voto, perché tutti sappiano e nessuno equivochi.
