di: Barbara Fois - Liberacittadinanza
Invece di riflettere sugli errori che hanno portato alla sconfitta, la sinistra continua la sua opera balorda di scaricabarile sugli altri. Questo perché evidentemente i suoi dirigenti si sono sentiti sempre i pierini primi della classe e non sono abituati a sbagliare e soprattutto ad ammettere i propri errori. Ora stanno diventando così irritanti che davvero appare disperato il tentativo di riunirci in qualche modo per ricostruire e ridisegnare una nuova sinistra unita.
Non vorrei che si fraintendesse quello che sto per dire e lo si pigliasse per una difesa sperticata di Veltroni, ma sinceramente quello che sento dire è davvero intollerabile. Ma come si fa a dire che la colpa della sconfitta è di Veltroni e del suo appello al «voto utile»? Ma quando mai l’elettorato della sinistra ha ascoltato gli appelli di chiunque non fosse il loro leader? Ma avete visto il numero dei voti?
Marco Ottanelli ha pubblicato un bellissimo articolo con tanto di grafici! Si può vedere che i voti del PD non sono aumentati rispetto a DS+Margherita, inoltre non si fa che dire che a nord il voto operaio è andato alla Lega! E allora?? Se si vuol capire perché si è perso, non serve cercare «l’untore» e massacrarlo: non è così che si ripara al danno. Guardiamo invece i dati che riguardano l’astensionismo e vedremo dove è finito l’elettorato della sinistra. E’ rimasto a casa.
Ma nessuno dice che la colpa è di Beppe Grillo, che invitava al non voto. E sarebbe certamente stupido farlo. Si deve capire invece cosa passava nel cuore e nella mente di tutti quei «compagni» che non sono andati a votare. Capire quell’amarezza, quella disillusione, quella disperazione che li ha portati a restare a casa, a non fidarsi più del proprio partito di riferimento. Se non si coglie il motivo di questo gesto estremo, non si capisce niente e si continua a sbagliare, protervamente, ottusamente, stupidamente.
Ma come mai la sinistra, sempre così attenta e legata al proprio elettorato, alla propria base, è arrivata a staccarsi tanto da non coglierne più gli umori, le aspirazioni, i bisogni? Allora bisogna chiedersi cos’è successo alla sua dirigenza. E’ successo che è diventata anch’essa una casta, che si è persa nei giochi di potere e ha smesso di ascoltare la gente. Peggio: ha smesso di parlare con la gente. Ma questo elettorato è molto sensibile, ragiona con la sua testa, non è facile imbrogliarlo ed è pericoloso deluderlo. E di errori la sinistra ne ha fatto tanti, troppi. E non basterà alzare di nuovo la bandiera con la falce e martello, come crede Diliberto. Se si pensa che sia stato solo questo aspetto, si sbaglia: la scelta di quella omissione è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il bicchiere, ma i malumori ribollivano già da un po’.
Forse varrebbe la pena di ricordarsi di altre tragiche batoste nella sinistra e ritornare con la mente alle elezioni del 1972, quando il PSIUP e il Manifesto furono azzerati, al punto che il primo si sciolse e il secondo rimase solo come gruppo di opinione intorno al quotidiano. E’ giusto ricordarselo e ripensare a ciò che scrisse allora Luigi Pintor: «Nel quadro di generale spostamento a destra prodotto dal cedimento riformista al ricatto della classe dominante, il nostro insuccesso testimonia le difficoltà del movimento, ci chiama a combattere di più, col pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della ragione».
Parole sulle quali occorre meditare per le evidenti somiglianze con ciò che succede oggi. Certo allora c’era un Partito Comunista al 27% e un Partito Socialista oltre il 10%. Ma la DC era a oltre il 38 % e il MSI raggiungeva abbondantemente l’8%. Allora se si fanno i debiti raffronti si può vedere che i rapporti di forze fra moderati e progressisti non sono cambiati: sono solo scivolati un po’ più a destra. E poi c’è il fatto di questa attuale legge elettorale che pone lo sbarramento al 4% per la Camera e all’8% per il Senato. Se ci fosse ancora il proporzionale, la sinistra sarebbe oggi ancora rappresentata in Parlamento, sia pure in modo più esiguo, e la batosta sarebbe meno dura da digerire.
Ma questa destra berlusconiana e leghista ha pensato bene di blindarsi con una legge elettorale che il CS in due anni non ha avuto voglia di cambiare, così come non ha avuto tempo di fare una legge sul conflitto di interessi etc. etc. Però ha fatto subito un indulto che ha premiato solo i delinquenti, di tutti i tipi, scontentando tutti, ma soprattutto la base della sinistra al governo. Un governo di CS così risicato da poter essere ricattato da Mastella col suo scarso 2%. Insomma: parliamo di cumuli di errori e non solo di quelli di una sola persona. Sono anni che la sinistra sbaglia, anni che o si è chiusa in un passato obsoleto, o ha cercato di cambiare radicalmente buttando via tutto, anche il bambino con l’acqua del bagno, come dice un famoso proverbio inglese.
Ed eccoci col cavaliere di nuovo in sella e al suo fianco, come vice premier e fido scudiero, nientepopodimenoche il Calderoli! Ma sì, l’autore della «porcata», cioè di quella legge elettorale che va bene a tutta la casta, sinistra compresa. Non c’è ossigeno in questo paese. Pensavamo di aver tirato fuori la testa dal sacco nel 2006, ma l’illusione è durata poco: all’indulto eravamo già di nuovo in apnea. Abbiamo avuto solo una boccata d’aria, come in galera. Ora ci tocca tornare al buio della nostra cella. Ci si può dimettere da italiani? Perché non so voi, ma io non riesco più a riconoscermi in questo paese e nemmeno nella sua gente.
Perché noi abbiamo potuto fare tanti errori, ma quanti ne ha fatto la destra?? E perché non viene mai punita? No, non ci sono spiegazioni. Non c’è senso. Ma più che la vittoria di questa destra indecente, è il tradimento della sinistra che ci avvilisce, perché così non abbiamo più niente in cui sperare. E non possiamo sempre stare a guardare, come dei poveri fuori dalle vetrine del pasticcere, gli altri paesi che crescono e avanzano sulla via delle riforme.
Guardiamo il nuovo governo di Zapatero, con un programma progressista e giovane, con tante donne in gamba e poi guardiamo quello di berlusconi e ci cadono le braccia. E ci prende lo sconforto e la voglia di scappare via lontano da questa palude putrida e corrotta, a mollo nelle mafie di ogni genere e tipo: stanziale e di importazione. Tra poco avremo, al posto di quelli dell’Alitalia, anche gli aerei dismessi dell’Aeroflot russa, dei cassonetti con le ali, assolutamente in linea con la spazzatura della Campania e la diossina nella mozzarella.
E si comincerà a costruire un ponte sullo stretto di Messina, che non verrà mai finito, perché è insensato, ma sarà un pozzo senza fondo di soldi su cui tanti si faranno straricchi. Finiamola qui, tanto è inutile. Siamo in un paese fascista, in cui fra poco verranno varate altre leggi razziste e razziali, in cui con la scusa della sicurezza ci sarà polizia ovunque, in cui non si potrà più festeggiare il 25 aprile e la guerra partigiana sparirà perfino dai libri di storia.
Tanto ci ha già pensato la Coca-cola a usare «Bella ciao» come gingle della sua appiccicosa broda. E noi, superstiti, noi specie destinata a scomparire cosa facciamo? Continuiamo a beccarci fra noi, con astio e con rabbia. Come i troppo visti, ovvi e scontati capponi di Renzo. Nemmeno questo cambia in questo paese: «nihil sub sole novi», niente di nuovo sotto il sole.
