di: Pippo Quattrocchi, medico e bioeticista - Liberacittadinaza - Acireale
Ogni volta che il Governo Italiano si accinge a varare provvedimenti legislativi, riguardanti, anche marginalmente, i temi della bioetica o dell´istituto familiare, si risveglia, puntualmente, la vecchia dialettica tra «laici» e «cattolici». Dialettica che non si ferma ad un sereno e costruttivo confronto ideologico, ma finisce con il rialzare gli storici, ma ormai stantii, steccati che, di fatto, impediscono il dialogo tra le due culture e costringono il legislatore a rinunciare al proprio tentativo di normazione giuridica.
Così, in conseguenza di quanto avviene, per altro quasi esclusivamente nel nostro paese, si è giunti nell´attuale situazione di colposo vuoto legislativo su tematiche esistenziali, riguardanti molto da vicino ciascuno di noi. Si tratta di un vuoto legislativo in cui pascono i soliti «furbetti», ma di cui soffrono le persone più deboli, più bisognose, quelle che non godono di adeguata protezione da parte di una società, sensibile alle urla dei forti, sorda ai gemiti dei sofferenti.
Noi, «libericittadini» e «credenti osservanti», formati a «dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio», e sinceramente vocati alla costruzione della pace e al rifiuto di ogni guerra (anche ideologica!!!) esprimiamo in queste poche righe la nostra modesta opinione, sperando di poter contribuire, ancora più modestamente, alla «costruzione del bene comune», attraverso la promozione ed il rispetto della dignità e della libertà di ogni persona umana.
Bioetica e politica
La vita è un valore condiviso e comune a tutta l´umanità, valore che precede la stessa riflessione filosofica, i filosofi antichi saggiamente affermavano: «primum est vivere, deinde philosophare».
Per questo motivo la bioetica, che epistemiologicamente esprime la riflessione morale sul valore «vita» non può non costituire a tutti i livelli, il momento, l´occasione di incontro e non di scontro, tra persone di diversa estrazione etnica, culturale, politica e religiosa.
Saper guardare alla vita con uno sguardo a 360°, rispettare la vita, in tutte le sue fasi e in tutte le sue forme, vuol dire possedere un valore aggiunto rispetto a quanti non possiedono questa visione globale. Sforzarsi di tradurre il concetto cristiano della vita, con coerenza e sacrificio, nel proprio vissuto quotidiano e renderne testimonianza, è un dovere del credente ed un diritto civile intangibile ed inalienabile della persona, ma deve restare il frutto di una libera determinazione individuale e non di una imposizione giuridica. E´ giusto che i valori dell´etica e della bioetica precedano, orientino e in-formino, nello stato, la normazione giuridica, ma questa, in ogni caso, può trovare la sua legittimazione solo attraverso le regole della democrazia.
Nella dialettica politica la riflessione bioetica non è ipocritamente neutrale, ma è, chiaramente e coerentemente «di parte»: «La riflessione etica in genere, e quella bioetica in particolare non può non stare dalla parte dei deboli, non può non prendersi cura degli interessi degli esseri più fragili o di quelle categorie che non hanno voce, non l´hanno ancora o non ce l´hanno più »
Da questa premessa comprendiamo come il confronto sui temi della bioetica tra persone di diversa formazione non possa costituire uno scontro ma debba rappresentare un reciproco arricchimento, una «con-correnza» verso la protezione del valore vita e la promozione della sua qualità.
Crisi dell´ethos del vivere insieme e crisi della famiglia
Negli ultimi decenni la nostra società sta attraversando un grave periodo di crisi dei propri valori tradizionali, i quali tendono a eclissarsi e ad essere sostituiti da «disvalori» effimeri, così assistiamo alla esasperazione dell´individualismo, alla diffusione dell´edonismo, cioè della ricerca del piacere fine a se stesso, all´inseguimento della ricchezza, all´esaltazione del mito della bellezza, della prestanza fisica, della giovinezza intramontabile, e così via.
Stiamo vivendo una crisi così profonda da intaccare anche«l´ethos del vivere insieme», come Giovanni Paolo II affermava profeticamente, a Palermo, nell´autunno del 1995.
In questo contesto socio culturale si sono sviluppati e diffusi la maggior parte dei fattori di criticità che hanno provocato l´attuale destabilizzazione della famiglia.
La famiglia, sempre con maggiore frequenza, non rappresenta più una comunità solida, nata dal vincolo matrimoniale e composta da persone tenute insieme da una relazione affettiva, spirituale e biologica. Qualche volta essa, anche quando è stata formalmente costituita, esprime soltanto un´associazione di individui che condividono esclusivamente il legame giuridico e la contiguità fisica. Sempre con maggiore frequenza tante famiglie si fanno e si disfanno continuamente, mentre, in altri casi ci troviamo davanti ad aggregazioni informali, a volte stabili, altre volte soltanto temporanee e transitorie, frutto non tanto della impossibilità giuridica ad accedere all´istituto matrimoniale, quanto di una libera determinazione fatta in nome di una presunta libertà.
Così, in Italia, accanto alla famiglia tradizionale, la famiglia legittima, fondata sul matrimonio ed esplicitamente riconosciuta dall´art. 29 della Costituzione, esiste, la famiglia di fatto, fenomeno sempre più frequente. Si tratta di un evento molto diffuso e progressivo (si contano oltre un milione di queste unioni) espressione di un disagio individuale e sociale.
Tutte le situazioni di disordine istituzionale generano delle vittime, vittime che abitualmente sono rappresentate dalle persone più deboli quali i bambini, i disabili, i malati, gli anziani. Sono loro che, trovandosi in uno stato di dipendenza dagli altri, necessitano di una più vigile protezione giuridica e una società solidale non può ipocritamente scotomizzarli, ma deve sapersene prendere cura, anche creando, ove necessario, un minimo di normazione legislativa che li preservi dai rischi indotti da una totale deregulation, conseguenza, drammaticamente attuale, di quella crisi dell´ «ethos del vivere insieme», innanzi riferita.
Le cause della crisi della famiglia, vanno cercate nella crisi etica della nostra società, esse sono multidimensionali e molto complesse. Il tentativo di estendere a queste coppie taluni istituti giuridici propri del diritto di famiglia è soltanto l´effetto della crisi dell´istituto familiare, formalmente rifiutato da un crescente numero di coppie, ma non ne rappresenta certamente la causa determinante.
Condividiamo le ansie del Magistero Ecclesiastico per il futuro della famiglia, ma restiamo convinti che la salvaguardia della prima cellula del consorzio umano debba partire dal rilancio e dalla rivitalizzazione dei valori etici tradizionali e fondanti della società, valori che, purtroppo, sono stati trascurati, mortificati e calpestati, anche ufficialmente, in questi anni bui.
