di: Piero Ricca
"Lo zavorramento mafioso dell'economia è la vera questione meridionale", sostiene l'avvocato Luigi Li Gotti, responsabile giustizia di Italia dei Valori, intervenuto sabato 18 febbraio, a Milano, a un convegno sulla criminalità economica.
Ecco una sintesi del suo discorso, incentrato su questione morale e legalità. E dunque - inevitabilmente - sul caso delle candidature impresentabili.
La mafia comprime diritti e impedisce lo sviluppo. Lo dicono tutte le analisi serie, a cominciare dai
report del Censis.
Secondo questo istituto di ricerca, nelle regioni del Sud lo zavorramento mafioso impedisce la creazione di 180.000 posti di lavoro annui. La mancata crescita di valore delle imprese è calcolabile in 7,5 miliardi di euro annui. La ricchezza non prodotta è pari al 2,5% del Pil. La sicurezza costa alle imprese una somma pari al 3,1% del fatturato. Il 63% degli imprenditori segnala la comparsa di nuovi competitori, che non si attengono alle regole e sono privilegiati dall'accesso a capitali illeciti.
Criminalità economica e criminalità organizzata vanno considerate insieme. E solo un recupero di fiducia nella legalità può cambiare le cose. Ma per questo occorre l'impegno forte della politica.
Da questo punto di vista la realtà offre pessimi segnali. Il caso Cuffaro è un fatto impossibile da sottovalutare. L'attuale presidente della regione Sicilia è imputato per favoreggiamento a Cosa Nostra. Non è "indagato", come sostiene il presidente della Camera Casini, il quale non vede nulla di male nella sua ricandidatura. Cuffaro è imputato sotto processo a Palermo per collusioni con la mafia. Ora, nessuno di noi dice che egli è colpevole. Ma il fatto che è sotto processo dovrebbe sconsigliare lui e i suoi protettori politici dal ripresentare la candidatura, per una semplice questione di decenza istituzionale. Dalle indagini e dal dibattimento, inoltre, sono già emersi fatti inquietanti. Ai giudici spetterà valutarli in termini di responabilità penale. Ma in sede di dibattito pubblico noi abbiamo il dovere, non solo il diritto, di sottoporli a un attento esame critico. Qualche giorno fa, il 7 febbraio, Michele Aiello, il boss della sanità privata siciliana, arrestato come prestanome di Provenzano, in aula ha confermato che Cuffaro lo avvisò delle intercettazioni telefoniche disposte dall'autorità giudiziaria. Il presidente della regione Sicilia era dalla parte degli indagati, non dello Stato.
Proprio con riferimento allo scenario disvelato dalle inchieste su Cuffaro, la procura nazionale antimafia, in un documento ufficiale, ha parlato di un caso di scuola del modo di operare delle nuove organizzazioni mafiose, capaci di intessere strette relazioni con i rappresentanti delle istituzioni.
Eppure, per il presidente della Camera, la terza carica dello Stato, Salvatore Cuffaro è al di sopra di ogni sospetto. Garantisce lui della sua onestà. Ci può bastare? L'opinione pubblica e le classi dirigenti di un qualunque Paese occidentale lo riterrebbero sufficiente?
In realtà, ricandidare Cuffaro è un preciso segnale alle cosche: il segnale che verranno mantenuti i rapporti di forza, rispettati i patti, garantita l'impunità.
Casini - il quale non ha battuto ciglio per l'emendamento fatto apposta per escludere Caselli dalla procura antimafia - difende e ricandida Cuffaro per interessi, affari, tornaconto politico. Altro che "moderati", questa è una vergogna!
Noi siamo garantisti. Cuffaro può benissimo dimostrare la propria innocenza nei vari gradi di giudizio. Ma in questo caso il garantismo non c'entra nulla. Sul piano della responsabilità politica, è inconcepibile che un imputato per collusione con la mafia sia il candidato alla presidenza di una regione.
Certo, la vergogna del caso Casini-Cuffaro si iscrive nel contesto di un Paese profondamente malato. Sono saltati gli argini dell'etica pubblica, l'illegalità si è istituzionalizzata.
Sia chiaro, l'illecito è una componente fisiologica in tutti i sistemi. Ma da noi, sotto il governo Berlusconi, è diventata una componente patologica.
Nel Paese delle leggi su misura, degli arricchimenti mediante la leva politica, del virus del conflitto di interessi, della criminalizzazione dei servitori dello Stato, del controllo dei media, si ritiene normale candidare gli impresentabili: non solo gli imputati, perfino i pregiudicati con sentenze definitive.
Un giorno bisognerà ritornare al buon senso. E far capire a tutti che il crimine non produce ricchezza, la rapina. Più legalità significa più diritti e più competitività economica.
Quest'ultimo scorcio di legislatura ci ha offerto un riassunto della schizofrenia legislativa di questi anni. Dopo aver approvato la Cirielli, che allarga le maglie per la prescrizione per gravi reati, si è introdotta una disciplina della legittima difesa che legittima il far west. Si aprono le porte del carcere a chi fa uso di sostanze stupefacenti, messe tutte sullo stesso piano, dopo aver depenalizzato di fatto il reato di falso in bilancio. Dentro i tossici, fuori i grandi ladri della finanza.
Pensate che una grande società come Mediaset, con la nuova normativa scritta dai soliti avvocati-deputati, può truccare bilanci per 25 milioni di euro, senza alcuna conseguenza. C'è la dose minima consentita per chi trucca i bilanci. Costituzione di fondi neri, corruzione, evasione sono quindi incentivati, mentre si proclama la tolleranza zero verso i ladruncoli di strada.
In questi anni la grande evasione fiscale è stata legalizzata e sanata. Chiediamoci: tutto questo aiuta l'economia o la impoverisce?
In questi anni sono state fatte leggi e condoni che hanno legalizzato il crimine dei colletti bianchi. Leggi che hanno prodotto un indebito vantaggio per pochi e un grave danno per molti. Ecco perché il rinvio a giudizio di Cuffaro da alcuni viene vissuto come un trascurabile dettaglio, se non il segno del famoso accanimento giudiziario.
Rispetto a tutto ciò occorre operare una discontinuità radicale con atti concreti. La nuova maggioranza deve innanzitutto impegnarsi a rinuovere tutte le leggi vergogna.
I prossimi cinquanta giorni saranno decisivi per il nostro futuro. E si giocano in una condizione di incredibile disparità di accesso alla comunicazione e di mezzi finanziari.
E' necessario come non mai l'impegno di tutte le persone consapevoli.
Non possiamo consentire che una banda di malfattori continui a occupare le istituzioni devastando lo Stato!
