di: Mario Pirani - la Repubblica 31 luglio 2006
Prodi, da bravo professore qual è ha rinviato a settembre il disegno di legge Mastella sulle intercettazioni. E' desolante, peraltro, che la maggioranza dei ministri, ad eccezione di Di Pietro - e in parte di Amato - concordasse col Guardasigilli, mentre altri, come D'Alema, chiedessero addirittura sanzioni più severe.
Viene quasi da rimpiangere la Legislatura precedente quando, almeno, gli assalti di Berlusconi alle «toghe rosse» e alla «stampa comunista» vedevano l'opposizione schierata a tutto campo per fermare le incursioni forcaiole della destra. Ora pubblici ministeri e giornalisti non trovano eguale sostegno. Come ha giustamente scritto sulla «Stampa» di ieri Barbara Spinelli sembra che oggi il centrosinistra abbia a cuore «in occasioni non marginali la conquista-salvaguardia del potere e non quel che il potere fa. Il resto conta poco o nulla anche quando questo resto è la sostanza delle cose. In un paese dove l'etica nell'economia e nella politica è il vero suo tarlo e la vera anomalia». Non è, quindi, un pretesto tattico' ma una condivisione di valore se il centrodestra plaude alle misure anti intercettazioni. Non basta, perciò, la motivazione secondo cui un testo.degno di Castelli, sarebbe animato dalla preoccupazione impellente di salvaguardare la «privacy» e i diritti dell'individuo. Se cosi fosse basterebbe - e suonerebbe senz'altro giusto - imporre il bavaglio sulle vicende sessuali o strettamente personali degli inquisiti e blindare un ferreo silenzio stampa sulle persone estranee ai fatti, incidentalmente ascoltate.
Non questo preoccupa i neo-garantisti (quelli autentici come ricorda chi ha memoria degli eccessi carcerari di Mani Pulite si contavano sulle dita di una mano: Napolitano, Chiaromonte, Macaluso e pochissimi altri). La pulsione, forse inconscia ai più, si rivela ben altra: se Berlusconi dettava leggi ad personam, qui siamo di fronte ad una legge ad personas, intesa, cioè, nell'interesse della classe politica nel suo assieme e delle sue propaggini improprie nella pubblica amministrazione, nella finanza, negli apparati di sicurezza, nel giornalismo. Quel che, forse per una automatica coazione a ripetere, si vuole ripristinare non è la privacy ma quella sua contraffazione che ha avvolto nel non detto per decenni gli intrecci tra politica e affari, ha impedito che all'opinione pubblica pervenisse la versione autentica di infiniti rapporti illeciti, ha sfumato fino alla irrilevanza la contraddizione tra le parole e gli atti di tanti personaggi pubblici.
Non per caso nel ddl Mastella non si colpiscono solo i giornali e si è, per contro, escogitato un marchingegno per annullare in giudizio anche le intercettazioni autorizzate, che apre la strada a infiniti ricorsi adatti a replicare i fasti delle sentenze di mafia in Cassazione ai tempi di Carnevale.
Altrettanto dicasi per le difficoltà ulteriori frapposte al rinnovo delle intercettazioni dopo i
primi tre mesi, con la scusa che questo spingerà i pm ad indagare di persona senza adagiarsi sulle intercettazioni. Il che sarebbe equivalso, quando vennero messe a punto le impronte digitali, a negarne l'utilizzazione perché era molto meglio far parlare il colpevole (magari con mezzi energici) che affidarsi alle trovate della tecnica. Se ne rallegreranno la mafia, la camorra e la criminalità organizzata tutta, ben sapendo che in certe regioni l´omertà equivale a un certificato di sopravvivenza. Per non dire dei rapporti tra politica e affari, da sempre avvolti nella nebbia della connivenza interessata.
Di conserva alle norme per frenare la capacità d'inchiesta vengono quelle che dovrebbero scoraggiare in partenza l´esercizio della libertà di stampa, aggravando oltre misura quelle già esistenti sul segreto istruttorio. Si monta ad arte il presunto scandalo dei rapporti tra pm e cronisti giudiziari senza dire che quasi tutte le intercettazioni appaiono dopo la deposizioneLdegli atti in tribunale, quando, cioè, sono praticamente pubbliche in quanto a disposizione degli avvocati. Infine a chi reclama censure, carcere e multe contro i giornalisti vorremmo chiedere se, senza la pubblicazione delle intercettazioni, la politica avrebbe avviato il risanamento della Banca d'Italia, impedito a Fiorani di impadronirsi di Antonveneta e a Consorte di prendersi la Banca del Lavoro, ai furbetti del quartierino di scalare il Corriere, a Vittorio Emanuele di imperversare, alla Juventus e a Moggi di perseverare nel degrado del calcio. Infine chi mai avrebbe conosciuto il nome e le trame di Pio Pompa e dei suoi sodali? Sarebbe opportuno rammentare che la libertà di stampa non è una elargizione
dei politici, ma un patrimonio indisponibile della democrazia.
