di: Francesco (Pancho) Pardi
L´indulto allargato ai reati di finanza illegale e corruzione, di danno ai cittadini indifesi, ai piccoli risparmiatori e all´amministrazione pubblica, è stato approvato dal Parlamento. Una larga opinione pubblica di centrosinistra, che si era prodigata con tutte le sue forze a difesa della Costituzione, si è opposta con varietà di argomenti testimoniata dall´inequivocabile sondaggio di Repubblica e dalle numerose lettere giunte a questo giornale. Nessuno si opponeva all´indulto limitato ai piccoli reati, tutti si opponevano al suo ampliamento a vantaggio di corrotti e corruttori. Nessuno ha manifestato istinti punitivi verso i detenuti vittime di condizioni carcerarie intollerabili, tutti hanno espresso grave preoccupazione per il premio immeritato concesso, non a detenuti, ma a imputati che riescono di solito a sfuggire ai rigori della legge.
Unico argomento a sostegno dell´indulto allargato: la necessità dell´approvazione dei due terzi nelle assemblee elettive. Non era possibile alleviare l´affollamento delle carceri senza concedere lo sconto di pena a corrotti e corruttori voluto con fermezza dall´opposizione. C´è chi, a sinistra, ha addirittura parlato, con involontaria ironia, di scambio di prigionieri. In tempi trionfanti Previti minacciava strage di prigionieri. Noi, più miti, li scambiamo: è certo un segno di civiltà. E infatti altri, barando un po´, hanno esaltato la legge come compimento dell´invito di papa Woityla. Il blitz di fine luglio, con il protagonismo civile spossato da cinque anni di lotta, avrebbe solo fini umanitari.
Ma l´argomento non ha convinto neanche i giuristi. Gerardo D´Ambrosio ha spiegato che, senza misure strutturali, l´indulto svuota carceri che in sei mesi sono di nuovo piene come prima. E ha illustrato i gravi pericoli dell´indulgenza verso i reati dei colletti bianchi. Ma un muro di silenzio ha circondato le obiezioni di un magistrato la cui candidatura nelle file dei DS, indiscutibile sotto il profilo dei meriti, era stata considerata poco opportuna perché prestava il fianco alle accuse sulle toghe rosse. La risposta alle obiezioni fu allora che il partito si sarebbe valso appieno della sua competenza disciplinare. Ma ora nel momento più delicato non ha voluto ascoltarlo. Vittorio Grevi ha sostenuto che leggi ordinarie per depenalizzare gli ingressi illegali degli immigrati e la disciplina delle tossicodipendenze avrebbero ottenuto gli stessi effetti di sfollamento carcerario senza inchiodare la maggioranza all´assenso dell´opposizione. E ha aggiunto che il termine fissato per il godimento dello sconto di pena (2 maggio 2006) riguarda non solo, come avrebbe dovuto essere, i soli detenuti ma anche gli ipotetici autori di reati (anche finanziari) non ancora noti ma accertabili in futuro nei limiti di quella data. Di Pietro ha detto: un indulto a futura memoria.
Perché scegliere la via della trattativa preventiva con l´opposizione quando la maggioranza poteva, con altri mezzi, contare solo sulle proprie forze? Il sospetto inevitabile, agli occhi di chi ha riversato decine di migliaia di lettere ai partiti dell´Unione, è che anche il centrosinistra avesse bisogno di uno sconto di pena per i propri eventuali affaristi e che l´accordo tra maggioranza e opposizione fosse la soluzione diplomatica migliore. L´articolo di Dalla Chiesa, su queste pagine, motiva i dubbi.
Per aver espresso con particolare energia questo tipo di obiezioni Di Pietro è stato attaccato da tutti gli altri partiti dell´Unione. Ma non è con la reprimenda sui toni che si risponde alle domande sostanziali. Esse restano intatte e la mancata risposta incoraggia il disincanto della parte più impegnata dell´elettorato. Chi esercita la critica non si fa persuadere dalla retorica. A votazioni concluse Franceschini loda una soluzione di grande civiltà giuridica. Ma lo sconto di pena per i bancarottieri sembra semmai una resa della civiltà giuridica. Massimo Brutti esalta la capacità di maggioranza e opposizione di affrontare insieme i grandi temi. Ma dove sono mai i grandi temi in questa storia? Dov´è il riformismo che gli elettori di centrosinistra chiedevano al proprio governo? E che cosa dirà il governo quando gli sconti di pena pioveranno su chi ha rovinato i piccoli risparmiatori italiani e i sindacati del Canada? Gli uni e gli altri avranno come solo risarcimento per la mancata pensione la «riprovazione sociale» riservata agli autori di quei reati? Non sembra questo un riformismo di cui vantarsi. Né è buon segno l´indifferenza in cui è stato fatto cadere il misurato ma severo ordine del giorno della Cgil.
La critica pubblica deve oggi difendersi oltretutto dall´accusa di indebolire la propria maggioranza e il proprio governo. Ma è invece con queste scelte che maggioranza e governo si indeboliscono da soli. L´elettorato consapevole sa bene che questo governo, nonostante le sue insufficienze, deve essere difeso a tutti i costi, perché quello che gli succederebbe sarebbe di sicuro peggiore. E la critica che gli rivolge dovrebbe essere compresa come un generoso atto di fiducia. C´è da tremare piuttosto di fronte alla pretesa di rafforzarlo con intese ambigue con chi fino a pochi mesi fa scassava la Costituzione.
Francesco Pardi
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