di: Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Rosanna Scopelliti, ...
I componenti del Csm, presieduti dall’ex democristiano avellinese Nicola Mancino, anziché dare un segnale di coraggio e di dignità istituzionale, hanno deciso di chinare il capo pavidamente schierandosi dalla parte dei poteri forti.
Quei poteri che De Magistris aveva inchiodato, per la prima volta nella storia della Calabria, alle loro immonde responsabilità di predoni e responsabili del latrocinio pluridecennale che aveva portato un fiume enorme di denaro nelle loro tasche, facendo scivolare la Calabria sempre più in basso nelle classifiche nazionali per disoccupazione, povertà, disperazione.
Quei poteri forti che tramite alcuni rappresentanti giustamente inquisiti da De Magistris non hanno avuto remore a dire esplicitamente nelle loro losche telefonate che bisognava «farlo fuori».
E così oggi ingiustizia è fatta.
Incredulità e sgomento sono i primi sentimenti che ci sentiamo di esprimere di fronte alla sentenza della sezione disciplinare del Csm. Questa condanna non solo ha il sapore della beffa, ma ci indigna nel pensare al ghigno di sollievo che nell’ascoltarla avranno avuto i ben noti personaggi pesantemente coinvolti nel sacco della Calabria.
Anche se Luigi De Magistris dovesse aver commesso qualche errore formale, qualche imperfezione burocratica nelle sue procedure, riteniamo che molto più sereno e benevolo doveva essere il giudizio disciplinare, soprattutto in considerazione dell’enorme mole di lavoro svolta, con pochissimi mezzi, da questo giovane magistrato.
Oggi invece questi possibili errori e queste umane imperfezioni sono stati presi, a nostro avviso, a pretesto per comminare una condanna non al metodo, come ci si vuole far credere, ma al merito delle inchieste.
Noi tutti ci stringiamo attorno al dr. De Magistris, gli testimoniamo pubblicamente la nostra stima immutata e lo incitiamo a percorrere tutte le strade possibili per appellare questa iniqua decisione.
Non lo faccia solo per il suo onore, lo faccia per tutti i calabresi onesti e per i centomila cittadini italiani che hanno sottoscritto la petizione a suo favore.
Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo;
Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe;
Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino;
Aldo Pecora, portavoce di «Ammazzateci tutti»;
Emiliano Morrone, direttore resp. «La Voce di Fiore» e autore di «La società sparente»;
Giovanni Pecora, coordinamento «Rete per la Calabria»;
Giorgio Durante, presidente «Calabrialibre»;
Francesco Lo Giudice, Movimento del Sole,
Francesco Saverio Alessio, Ass. Emigrati.it e autore di «La società sparente»;
Francesco Precenzano, presidente «Gens»;
Francesco Siciliano, legale associazioni antimafia calabresi;
Gianfranco Saccomanno, legale associazioni antimafia calabresi e presidente Ass. «Città del Sole»
C'è un intero popolo che non ci sta più. E ora si vede.
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Per informazioni sulla nuova Rete per la Calabria
info@perlacalabria.it

una scelta inaccettabile, degna ancora una volta di un Paese incivile
Bernalda, 21 gennaio 2008
Il Comitato "Cittadini Attivi" di Bernalda e Metaponto esprime il più profondo sconcerto per la decisione del CSM di censurare e trasferire il Pm Luigi De Magistris dalla Procura di Catanzaro.
Con tale atto si è voluto infliggere un duro colpo non soltanto ad un onesto e coraggioso magistrato, ma alle sacrosante aspettative di giustizia delle numerose e martoriate comunità civili calabresi e lucane, che tante speranze avevano riposto nell'operato di questo magistrato.
L'organo supremo della giustizia italiana, di fatto, ha dato l'impressione al popolo italiano, ancora una volta, di essersi schierato in favore dei potentati mafiosi, criminali e massonici, veri flagelli di vaste aree del Sud Italia, rischiandosi di rendendersi complice di un degrado civile e morale che attanaglia inesorabilmente, ed in maniera sempre più aspra e irreversibile ampie fasce della società civile italiana.
Il nostro operato, alla luce di questo ennesimo misfatto, sarà caratterizzato da una sempre più marcata ed incisiva opera di denuncia all'opinione pubblica italiana ed internazionale, affinchè si percepisca se la portata di eventi così ricorrenti nella nostra nazione possano essere considerati autentici "ATTI ISTITUZIONALI DI CRIMINALITA' CONTRO L'UMANITA' ".
Il Comitato “Cittadini Attivi”
di Bernalda-Metaponto